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Cosourcing, la nuova frontiera dell’efficienza

Cosourcing, la nuova frontiera dell’efficienza

Con la joint venture V-TServices, UniCredit e IBM propongono al mercato bancario un nuovo approccio per gestire le sfide dell’innovazione, dell’evoluzione dell’infrastruttura IT e del contenimento dei costi. Ne parla il CEO Giovanni Linzi
Flavio Padovan
E’ una delle esperienze più interessanti nell’attuale scenario evolutivo delle banche. E non solo in Italia, ma a livello internazionale, tanto da essere considerata un progetto pilota di rilevanza mondiale. Parliamo di Value Transformation Services (V-TServices), la joint venture costituita a settembre 2013 da IBM (51%) e UniCredit (49%) con l’obiettivo di creare un nuovo modello per la gestione e la trasformazione dell’infrastruttura IT delle banche commerciali dei principali Paesi europei. Alla base della nuova realtà c’è il concetto di “extended enterprise” che ripensa, estendendoli, i confini di impresa in una logica cooperativa. UniCredit sta procedendo da alcuni anni in questa direzione con il progetto Newton, che le ha permesso di unire le proprie competenze con quelle di operatori leader di singoli settori per ampliare le capacità competitive e rispondere efficacemente alle sfide del futuro. Ad essere coinvolte sono le aree critiche ma non strategiche; queste ultime creano differenziazione sul mercato e restano di completa competenza della banca. Per l’infrastruttura IT ha scelto IBM dando vita a V-TServices ( www.v-tservices.com ) dove sono confluite risorse e know-how di UniCredit Business Integrated Solutions, la società globale di servizi nella quale il gruppo bancario ha concentrato tutte le attività informatiche e tecnologiche. Abbiamo incontrato Giovanni Linzi , CEO della joint venture, per capire la portata, le prospettive e le ricadute di questa esperienza innovativa nel mercato italiano.
“Siamo convinti che il nostro sia un progetto pilota utile all'intero sistema bancario – spiega Linzi - perché apre a nuove riflessioni su come migliorare l'efficienza, la resilienza e la sicurezza del sistema a costi minori. In questo anno e mezzo di lavoro congiunto con UniCredit Business Integrated Solutions, la nostra convinzione che saremmo stati in una costante e continua trasformazione è stata confermata. Guardiamo infatti al nostro ruolo non solo come garanti di sicurezza, affidabilità, resilienza, continuità e compliance dell’esistente, ma anche come abilitatori del nuovo, facendo sì che la infrastruttura IT sia pronta ad accogliere i nuovi paradigmi di elaborazione dell’informazione, vitali per creare vantaggio competitivo per la banca, mantenendo il medesimo livello di resilienza, scalabilità e sicurezza”.

IBM era già un partner importante di UniCredit. Che cosa è cambiato come co-sourcer?

“Il nostro rapporto è evoluto sensibilmente: ora siamo in una relazione strategica e lavoriamo spalla a spalla in un’area critica per la banca. Le metriche tradizionali non sono sufficienti. Essere in regola con gli SLA contrattuali non basta, dobbiamo contribuire a garantire la continuità del business della Banca. Siamo allo stesso tavolo e le esigenze del cliente sono le nostre. Inoltre, come partner strategico, mettiamo a disposizione del business di UniCredit il meglio della ricerca mondiale di IBM. L’innovazione, insieme a delivery e go to market, è infatti uno dei 3 pilastri del rapporto strategico tra IBM e UniCredit che ha dato vita a V-TServices”.

Come sta procedendo l’intervento sull’infrastruttura IT di UniCredit?

“Secondo i programmi, nonostante la complessità del progetto. Tutti i principali indicatori di qualità segnano un trend molto positivo che ci ha consentito di raggiungere e migliorare i livelli di servizio previsti. Tra le infrastrutture IT che IBM gestisce, quella del gruppo UniCredit è sicuramente tra le più articolate anche in conseguenza della crescita della banca avvenuta negli anni passati con fusioni e acquisizioni. V-TServices sta aggressivamente procedendo nel programma di stabilizzazione e trasformazione delle infrastrutture; siamo consapevoli di quanto la resilienza della infrastruttura, così come la sicurezza e la protezione delle informazioni, siano vitali per la vita della banca dato l’elevato e crescente livello di digitalizzazione del modello di business della stessa. IBM, data la rilevanza del progetto, ha voluto che fossero conivolte nell’iniziativa le migliori risorse professionali e manageriali, per questo motivo considero V-TServices un vero e proprio “dream team” nel settore”.

L’infrastruttra IT è strategica per la banca?

“L’infrastruttura IT non è di per sè strategica ma è il fattore abilitante di tutti i modelli di business innovativi che possono garantire vantaggio competitivo alla banca. La sicurezza, la resilienza, la protezione delle informazioni sono attributi chiave di un “Brand” e contribuiscono in maniera rilevante al posizionamento dello stesso nel mercato. L’evoluzione e l’adozione di paradigmi di elaborazione avanzata dell’informazione consentiranno la realizzazione di una “data-driven-bank” capace di servire al meglio i propri clienti con offerte mirate all’individuo; tutto questo abilitato da infrastrutture che sappiano coniugare la estrema efficienza dei sistemi legacy (System of Records), con la velocità e dinamicità dei canali digitali (System of Engagement) e la capacità di creare valore dai dati (System of Insight). In sintesi semplificare, razionalizzare la infrastruttura (e non solo) legacy per migliorare i livelli di resiliency, efficienza, compliance, etc... al fine di liberare risorse economiche e intellettuali da reinvestire in aree che creino valore per la banca”.

Dopo aver consolidato UniCredit vi rivolgete ora al mercato. Qual è il target di banca che pensate possa essere interessata alla vostra offerta? Ai potenziali clienti proponete il modello di cosourcing che avete realizzato con UniCredit?

“Il nostro target sono le banche di medie dimensioni e quelle medio-grandi. Questo perché il cosourcing è un approccio articolato che, a fronte di vantaggi rilevanti in termini di risparmi, efficienza e competitività, richiede un’attenta governance della relazione tra i partner e volontà di investire. Sulla base di quanto realizzato in UniCredit, stiamo ora proponendo alle banche italiane una gamma di modelli di collaborazione molto ampia che va dai singoli servizi infrastrutturali fino a ipotesi più aggressive di full outsourcing. E il riscontro che stiamo ottenendo è sorprendente e dimostra come la nostra iniziativa sia in linea con le esigenze del mercato, peraltro già auspicate dai regolatori che hanno invitato il mondo bancario a realizzare iniziative sistemiche per migliorare l’efficienza e contenere i costi”.

Le banche, però, sembrano ancora timorose a fare questo passo…

“Probabilmente non esiste ancora una percezione diffusa del valore del modello adottato da UniCredit, che non solo mira a generare efficienza, migliore resilienza e sicurezza, ma consente alla banca di focalizzare le proprie risorse su quanto differenziante. L’esempio di UniCredit ha sicuramente creato interesse e mosso il mercato aprendo una strada che molti altri seguiranno. Per quanto ci riguarda abbiamo molte trattative avviate e con alcune banche medio-grandi pensiamo di poter formalizzare presto un accordo; ovviamente i tempi per questo tipo di iniziative sono lunghi”.

L'ambito è comunque quello nazionale?

“Abbiamo già ricevuto manifestazioni di interesse anche da altri Paesi europei, ma credo che sarebbe un errore disperdere la focalizzazione che abbiamo ora sul mercato bancario italiano. Far bene in UniCredit, come stiamo riuscendo a fare, è la migliore pubblicità che possiamo avere e in questa fase vogliamo proporci principalmente alle banche italiane per aiutarle in questo processo di evoluzione”.

Puntate ad avere clienti anche fuori dal mondo bancario?

“Siamo concentrati sulle banche, ma ovviamente siamo pronti a proporci in tutti quei settori che hanno necessità di migliorare i loro livelli di efficienza. Penso ad esempio al settore della Pubblica Amministrazione, in particolare quella locale, che ha certamente bisogno di un supporto per compiere quel salto di qualità necessario alle esigenze di sviluppo del Paese. Abbiamo la fortuna di avere il “go to market” integrato a quello di IBM e, quindi, se si aprissero delle opportunità saremo pronti a coglierle. Per il momento, ripeto, siamo concentrati al massimo sul mondo bancario per supportarlo a recuperare competitività ed efficienza”.
25 Marzo 2015

 

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