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CSR, una scelta che fa bene al business

CSR, una scelta che fa bene al business

Tra valore sociale e profitto non c'è nessun conflitto. Anzi, con l'avvento della sharing economy si sta ulteriormente ampliando la convenienza per imprese e banche a porre la sostenibilità come presupposto delle scelte economiche. Ne parla a Bancaforte Leonardo Previ, presidente di Trivioquadrivio, anticipando i temi del keynote speech che aprirà domani a Roma la decima edizione del Forum CSR 2015 (1 e 2 dicembre) ...
Flavio Padovan
“In tema di CSR bisogna innanzitutto evitare un fraintendimento grossolano, e cioè che un'impresa possa nascere, operare e prosperare senza farsi responsabile della società in cui opera. L'impresa è infatti un organismo sociale ed è immersa nello spirito del suo tempo”. Ad affermarlo è Leonardo Previ, professore dell'Università Cattolica di Milano e presidente di Trivioquadrivio, che Bancaforte ha incontrato per fare il punto sulla responsabilità sociale d'impresa e avere qualche anticipazione dei temi che affronterà nel Keynote speech con cui aprirà l'edizione 2015 del Forum CSR 2015 (leggi qui l'agenda delle due giornate).

Non c'è dunque contraddizione tra orientamento al profitto e generazione di valore sociale?

“Assolutamente no. E c'è una ragione storica e una contemporanea per sostenere, in linea con il pensiero del premio Nobel Elinor Ostrom, che l'orientamento alla CSR non rinnega la massimizzazione del profitto, ma amplia la cornice di condizioni economiche, sociali e ambientali che portano a massimizzare il valore per tutti gli stakeholder.
Storicamente le banche nascono non soltanto per aiutare le imprese a crescere, ma per favorire lo sviluppo dell'intera società, per rendere più competitivo il territorio di riferimento o, come si direbbe adesso, per sostenere l'economia reale. E questo è un punto fondamentale perché le origini storiche sono un riferimento importante, soprattutto per noi italiani. Questo non vuol dire che una banca dovrebbe generare valore senza profitto. Il profitto non solo è legittimo, ma anche auspicabile. Semplicemente si deve avere sempre più consapevolezza che non c'è contraddizione tra valore sociale e profitto.
Sul fronte della contemporaneità, la co-appartenenza di profitto e valore è ancora più evidente, perché per le generazioni più giovani la sostenibilità è un tema centrale. I nostri figli guardano alle scelte economiche che abbiamo fatto noi con lo scetticismo di chi riconosce nella sostenibilità un presupposto, non una conseguenza. E vogliono partner finanziari che ragionano in questo modo. Le banche sono ben consapevoli di entrambi questi aspetti, e nel corso del Forum CSR analizzeremo anche come stanno rispondendo a queste nuove esigenze.

Approccio rafforzato dall'affermarsi dell'economia della condivisione...

Sì, perché alla base della sharing economy c'è la consapevolezza che la generazione del profitto, e dunque del valore, si raggiunge più facilmente attraverso la condivisione. Questo è un punto da sottolineare: la sharing economy non è soltanto bella e socialmente sostenibile, ma conviene. Ed è il criterio della convenienza che deve dettare le scelte di chi opera nel campo dell'economia e degli operatori della finanza. Dobbiamo ricordare che il termine “convenienza” etimologicamente vuol dire incontrarsi in un medesimo luogo. In questo senso la parola evoca una piazza, l'agorà del mercato originario. E quindi riunirsi per decidere insieme come produrre valore. Non c'è disaccordo tra teoria e pratica: la teoria segue sempre la pratica e questa ci sta dicendo che facciamo migliori affari se condividiamo.

Come va declinata la responsabilità sociale all'interno delle imprese e, in particolare, delle banche?

Non può essere una funzione organizzativa. Questo lo voglio dire in maniera molto chiara e credo che durante il Forum CSR verrà evidenziato in modo particolare. La responsabilità sociale o attraversa tutte le divisioni operative delle aziende e delle banche, oppure rischia di essere fraintesa. Non significa infatti rendicontare ex post la qualità, spesso eccellente, delle scelte di sostenibilità che la banca ha fatto, ma significa programmare ex ante, dunque progettare la capacità di incidere sul territorio. E in questo senso l'ingegnosità collettiva, che è la somma dei patrimoni che le risorse umane offrono all'interno delle organizzazioni, è un ottimo punto di partenza. Il valore che si riesce a generare fuori azienda dipende anche dalla capacità di esaltare il patrimonio di risorse che abbiamo all'interno.
30 Novembre 2015

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