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Furto d'identità, questo sconosciuto

Furto d'identità, questo sconosciuto

Il 27% degli italiani non ha mai sentito parlare di furto d'identità. E il 47% lo ritiene "impossibile". Sono i risultati sorprendenti di una ricerca svolta dall'Università Bocconi. Che mette in luce la scarsa conoscenza di questo rischio...
Mattia Schieppati
“Ci sono malintenzionati in giro che potrebbero clonare un mio documento, appropriarsi di una mia password e usare la mia identità per aprire, che so, una linea di credito in banca? Non ci posso credere...”. Non è una frase estrapolata dal discorso di un passante particolarmente sprovveduto, o eccezionalmente ottimista nel considerare le buone intenzioni dei suoi simili. Ma si tratta della reazione che, più o meno, ha espresso quasi la metà degli 800 intervistati dai ricercatori del Cermes, il Centro di ricerca su marketing e servizi dell'Università Bocconi, che ha appena presentato una ricerca (vedi il programma dell'evento) molto approfondita dal titolo: "Furto d'identità e cybercrime: il consumatore italiano e la sicurezza delle sue informazioni".
Uno studio approfondito realizzato attraverso interviste telefoniche ad un campione di 800 persone, diversificato per sesso, area geografica ed età (le domande erano riferite sia all’esperienza personale dell’intervistato che al suo intero nucleo familiare), e incentrato su 5 diverse tipologie di furto d'identità:
  • l'ottenimento di un credito commerciale o finanziario utilizzando dati altrui
  • l'uso fraudolento del numero di carta di credito o Bancomat
  • l'intestazione di una sim telefonica a nome di un’altra persona
  • l'apertura e l'utilizzo di un profilo su social network con dati altrui
  • il furto di dati personali dall’archivio informatico di un’azienda.
Più che i dati sulle occorrenze, ovvero la verifica dei casi realmente capitati al campione selezionato e intervistato, a emergere con chiarezza dalla ricerca è la scarsa conoscenza che gli italiani hanno di tutti i temi - e soprattutto di tutti i rischi - collegati al furto d'identità, al di là delle forme in cui si esplicita. Un esempio? Alla domanda: “Secondo lei può capitare che una persona ottenga un credito commerciale o finanziario fornendo i dati di un'altra persona, senza che questa ne sappia nulla?” ben il 47% degli intervistati è perplesso. E ha risposto: “No, non è assolutamente possibile”. Risposta sbagliata, visto che - come i ricercatori della Bocconi hanno accertato - questo fattaccio è toccato a ben 29 degli 800 intervistati (un discreto 3,6%).
Gli ottimismi calano quando si affronta il tema dell'utilizzo fraudolento, da parte di terzi, del numero di carta di credito o Bancomat. Nonostante questa rischio sia abbastanza conosciuto, e casi di truffe di questo tipo vengano a volte raccontati da giornali e telegiornali, c'è ancora un 16,4% di italiani che esclude categoricamente che il proprio numero di Bancomat o carta di credito possa essere utilizzato fraudolentemente (il che è capitato al 13% del campione). La ricerca spiega che oltre i due terzi delle vittime di queste frodi "non sa" dove e in che modo gli sia stato sottratto il numero di Bancomat/carta di credito, mentre il 40,6% sospetta che il numero sia stato sottratto in occasione di un pagamento presso un esercizio pubblico, il 9,4% pensa che il numero sia stato preso da hacker entrati in archivi aziendali, e solo il 3,1% pensa che la truffa sia avvenuta in seguito alla fornitura di propri dati online.
Scorrendo i dati, il 46,8% del campione ritiene impossibile l'intestazione fraudolenta a terzi di una sim card con i propri dati personali, e il 29,6% considera impossibile un prelevamento fraudolento dei propri dati personali dagli archivi informatici di un'impresa (mentre l'1,25% del campione ha subito questa tipologia di furto d'identità).
Ma il dato che ha sorpreso i ricercatori è un altro. Per tutta la ricerca, le domande sono state poste in modo da non nominare mai l'espressione "furto d'identità". Ma quando entrando nella seconda parte dell'inchiesta questa formula è stata esplicitata, sorpresa: ben il 26,75% dichiara di “non aver mai sentito l'espressione furto d'identità". Altro che cybercrimine evoluto: c'è ancora un quarto di italiani che non ha paura di vedersi “hackerata”, online od offline, la propria identità e non è nemmeno ancora chiaro questo termine...
7 Novembre 2012

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