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Futuro da mangiare

Futuro da mangiare

Droni per controllare le culture, sensori per le malattie degli animali, telecamere per la mungitura: tecnologia e scienza impegnate a dare risposte concrete alla domanda di cibo, che sarà sempre maggiore. Food è anche un’importante industria e una ricca editoria ...
Ildegarda Ferraro
Polvere di grilli e farina di locuste. E poi sale da spruzzare e aceto da grattugiare. Integratori. Carne prodotta in laboratorio, orti verticali sui nostri palazzi per avere frutta e verdura. Larve e insetti. Non è una pozione da sminuzzare e sbattere in un grande paiolo. È quello che tra l’altro sarà il cibo di domani. Sì, sembra quasi la ricetta dell’antidolorifico magnifico cantato da Jovanotti, ma spesso l’improbabile è più vicino di quanto non si pensi. Come la cucina molecolare, che propone per esempio la sferificazione del succo di mela (leggi qui), insomma alimenti completamente diversi da come sono in natura.
Cibo comunque in primo piano. E l’innovazione conta, perché nutrire tra trent’anni dieci miliardi di persone nel mondo rende indispensabile che tecnologia e scienza si diano la mano per trovare soluzioni.

Milano, Obama e la tavola

Raggiungo Milano e il centro è chiuso. Arriva Barack Obama, sembra la visita di una rock star più che del Past President degli Stati Uniti, e la sicurezza è ai massimi. La questione che gli ha fatto attraversare l'oceano è la tavola. Il Global Food Innovation Summit, Seeds & Chips, fa il punto su quello che mangiamo oggi e su quello che mangeremo domani. Sì, cibo e dintorni. Cammino e prima dell'entrata della metropolitana trovo grande la scritta “Milano Food City”. E dopo la moda e il design, con ancora più presa sul mondo e su tutti noi, Milano si candida a capitale del cibo. Se le riesce è fatta. Che cosa può esserci di più accattivante e coinvolgente del buon cibo?
Il discorso di Obama tocca tutti i punti strategici: “Il cambiamento climatico continuerà ad avere un impatto sul nostro mondo, produrre energia sarà sempre più difficile e anche produrre cibo sarà sempre più difficile. Tutto questo avrà ripercussioni, molti rifugiati arrivano nei nostri paesi anche perché nei loro paesi esiste un problema di derrate alimentari. Ottocento milioni di persone in tutto il mondo soffrono di malnutrizione, e le migrazioni non sono causate solo dalle guerre, ma anche dalla fame, che in certi casi è conseguenza proprio del cambiamento climatico" (leggi qui). L’idea di fondo è che comunque si tratta di una sfida che si può e si deve vincere.

Si fa presto a dire cibo

La grande base dell’iceberg del tema food contiene di tutto: salute, strategia alimentare, benessere, sacralità degli alimenti, cibo e agricoltura, cibo e innovazione, sviluppo sostenibile a livello globale. E poi ancora: “siamo quello che mangiamo”, mangiare troppo, obesità, fame nel mondo, carestie, cibo come cultura, industria del food.

Tecnologia e digitale

All’orizzonte risposte nuove per domande vecchie come il mondo. La tecnologia sta facendo passi da gigante e sempre di più dovrà e potrà sostenere un mondo sempre più abitato. Droni per controllare le culture, telecamere per verificare e migliorare la mungitura, sistemi per separare il latte alimentare da quello per produrre formaggio in modo da ampliare la resa, sensori per verificare la temperatura costante degli animali e individuare subito possibili malattie (leggi qui). L’agricoltura e l’alimentare sono ormai un capo privilegiato per l’innovazione delle macchine e dei processi. L’industria alimentare investe ogni anno l’8% in ricerca e sviluppo.
Il digitale conta. Perché tutto può essere digitalizzato. Fare la spesa sul web, ma anche distribuire il di più attraverso sistemi efficienti di comunicazione. Internet in questo fa la differenza. Tutte le nuove imprese che consegnano cibi, da quelli di altissimo livello alla semplice pizza, passano dallo snodo del web.
E poi ci sono i robot. Per esempio quelli per cucinare: cooking machine, frullatori e vaporiere. Il mitico Bimby fa di tutto, impasta, fa la marmellata, ha una piattaforma di ricette, consente di entrare a far parte di una community. Natural Machines Foodini con ingredienti naturali costruisce cibi in 3D. E poi ci sono forni intelligenti che stabiliscono la cottura e buste sottovuoto per cuocere in lavatrice (leggi qui).
Il futuro è di macchine legate all’Internet of things, oggetti connessi alla rete. Insomma, le nuove diavolerie come il frigo che ordina da sé, facendo la spesa su Internet.

Food Economy, l’industria food & beverage

Il cibo per noi è anche una l’industria che ha chiuso il 2016 con 132 miliardi di fatturato, di cui 30 da esportazioni. Le previsioni per il 2017 sono di crescita sia per il fatturato (1,5%) sia per le esportazioni (5%). Qui i dati di Federalimentare.

Scrivere di cucina

Cibo vuol anche dire libri. A Napoli c’è stato il primo Salone dell’editoria gastronomica del Sud Italia, “Scrivere di cibo” con autori, produttori, laboratori. All’interno un po’ di tutto: un incontro dedicato alle “Prescrizioni dietetiche della Scuola medica salernitana” e tappe dedicate al “Giallo nel piatto”. E chi non ricorda per esempio Pepe Carvalho, l’investigatore sui generis di Manuel Vázquez Montalbán che tra un’avventura e l’altra cucina piatti mitici (leggi qui).
Si scrive molto, ricettari e diete hanno un loro pubblico. “Food Economy” di Antonio Belloni guarda al tema da un punto di vista antropologico e di comunicazione. E il cibo diventa anche ogni programma di ricette, ogni libro e ogni conversazione sui social.
Tra fornelli e manicaretti spero che il futuro ci riservi anche la conservazione di qualche sano piatto della tradizione. E il pane, che continuo a pensare sia buonissimo, bianco, soffice, francese, di segale, del nord, integrale. Insomma, spero che “il pane di ieri sia buono anche domani”, prendendo a prestito il titolo di un libro di successo dell’antico priore di Bose, Enzo Bianchi.
Il libro non è solo un discorso complessivo sulla vita, sul passato e sul futuro, ma anche proprio una serie di considerazioni sul cibo. Sull’importanza per esempio di certi cibi, per esempio il pane, il vino, l’olio. Ma anche di certe ricette, come la bagna cauda, dove l’olio e l’aglio si arricchiscono con l’acciuga del sapore del mare lontano per far cuocere nel gusto carni e verdure. Perché diciamocelo, l’innovazione mica vuol dire cancellare tutto. E che il sano vecchio buon pane ci sia.
22 Maggio 2017

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