19 Marzo 2019 / 17:38
Gruviera e innovazione: il Global Innovation Index premia la Svizzera. Italia 29esima

 
Scenari

Gruviera e innovazione: il Global Innovation Index premia la Svizzera. Italia 29esima

di Mattia Schieppati - 5 Dicembre 2017
L'edizione 2017 del report dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, Cornell University e Insead analizza lo “stato di avanzamento” dei sistemi-Paese. Con attenzione quest'anno al tema dell'innovazione in agricoltura e nelle filiere del food. L'Italia conferma il 29esimo posto su 127 Paesi: bene per la creatività e la partecipazione digitale dei cittadini, male per l'istruzione ...
La vera Silicon Valley? Sta appena al di là delle Alpi. Sono 469 pagine di numeri e analisi a decretare che non si tratta di una boutade, ma di una realtà che si conferma anno dopo anno: è la Svizzera infatti il Paese che, per il settimo anno consecutivo, guida la classifica messa a punto dal Global Innovation Index, rapporto stilato dall’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, insieme a Cornell SC Johnson College of Business - Cornell University e Insead. Un ranking di riferimento (e giunto al suo decimo anno di realizzazione) perché scandaglia attraverso 81 criteri 127 Paesi de mondo analizzandone punti di forza e di debolezza dal punto di vista della capacità di produrre innovazione a tutto tondo: non solo, quindi, la quantità di start-up tecnologiche che nascono durante l’anno, ma una misurazione – diciamo così – dell’innovazione “di sistema”: dal punto di vista politico, del rispetto dei diritti umani, dell’ambiente, dell’istruzione, degli investimenti in ricerca e sviluppo. In sintesi, una misurazione della «capacità di trasformare le risorse a disposizione in output innovativi», come spiegato nell’introduzione (la ricerca può essere scaricata qui o consultata attraverso un sistema di ricerca interattivo che consente di selezionare i propri temi di interesse).
A far clamore è quindi ovviamente la classifica di sintesi, dove i dati sono aggregati, ma molto interessante è scavare, ambito per ambito, nelle classifiche parziali, e osservare le “specializzazioni” dei diversi Paesi. Rimanendo sul ranking generale, dietro la Svizzera anche il 2° posto è una conferma: la Svezia. E in generale nelle top 25 si registra una certa stabilità rispetto al 2016. Ad arretrare è il Regno Unito, dal 3° al 5° posto, mentre gli Stati Uniti restano saldi al 4°, come nel 2016. A guadagnare velocemente posizioni sono Germania (al 9°) e Israele (al 17°, salito di 4 posizioni rispetto al 2016).
Stabile anche l’Italia, al 29° posto come nel 2016: per il nostro Paese i punti di debolezza sono investimenti nell’istruzione (75esima) e accesso al credito (84esima), mentre le forze trainanti si confermano la creatività (primi nel mondo nell’industrial design, indicatore quasi scontato, e 29esimi nella creatività online) e – sorpresa, rispetto al pessimismo nazionale – la capacità di innovazione nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: 17esimi in quanto a servizi governativi online e ottavi per partecipazione digitale dei cittadini. Per quanto riguarda l’accesso e l’utilizzo di infrastrutture Ict l’Italia si trova al 33esimo e 34esimo gradino della classifica. Sorprendente il 4° posto assoluto nella classifica sulla sostenibilità ambientale, dietro solamente a Svizzera, Hong Kong e Romania: questo ranking combina la valutazione di tre fattori: la produzione di Pil rispetto a unità di energia impiegata (in pratica, l’efficienza energetica della produzione industriale e dei servizi), l’impatto della qualità ambientale sulla salute dei cittadini (Italia qui al 29esimo posto), rispondenza delle attività industriali ai criteri di certificazione Iso 14001.

L’innovazione è in attesa

Al di là della sfida tra nazioni, analizzando in generale i dati raccolti i ricercatori restituiscono la sensazione di un mondo «in attesa» dal punto di vista dell’innovazione. La top 25 della classifica è occupata sostanzialmente dalle nazioni più ricche e si notano pochi movimenti “in ascesa” da parte di altre nazioni emergenti (fatta salva la Cina, 22esima, in salita di tre posizioni). A penalizzare Paesi magari anche prepotentemente emergenti sotto l’aspetto dell’innovazione tecnologica sono fattori di arretratezza storica e culturale, evidenziati da indicatori come i sistemi di Governo, l’istruzione, le infrastrutture, ma anche un elemento come la creatività.
Una criticità, evidenziata a livello globale, riguarda l’aspetto degli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), ovvero il “motore” dell’innovazione, in qualsiasi campo. «Sono ancora limitate politiche di investimenti a livello di sistema Paese capaci di trasformare la ciclicità dell’economia dell’innovazione in un fattore di crescita costante», dicono i ricercatori. «In generale, gli investimenti in R&D vanno intensificati: la crescita della R&D è ancora più bassa rispetto agli anni 2011-2013, e molto più bassa rispetto al periodo 2005-2008. Si sono ridotti gli investimenti governativi e anche quelli del settore privato».

Agricoltura al centro

Fin dal titolo (Innovation Feeding the World), l’edizione 2017 dell’Index dedica una particolare attenzione al tema dell’innovazione in agricoltura e nelle filiere del food: un settore che, a livello geopolitico, è e sarà sempre più determinante nei prossimi anni. «Con la crescita demografica esponenziale, nella prossima decade l’agricoltura e il food vedranno un’esplosione della domanda e crescerà la competizione per l’utilizzo di risorse naturali che si vanno facendo sempre più scarse, anche per effetto del climate change», osserva la ricerca. «L’innovazione è la chiave per sostenere la crescita della produzione che la realtà imporrà e per lo sviluppo di network (food systems) che integreranno produzione sostenibile del cibo, distribuzione, consumo, gestione dei rifiuti. È una delle frontiere più sfidanti per tutta l’umanità».

Fondi venture, l’Europa c’è

Un approfondimento importante è quello che, all’interno degli andamenti economici, analizza Paese per Paese la disponibilità di investimenti da fondi venture, che determina nella maggior parte dei casi la crescita di un’economia digitale innovativa. Interessante notare come l’Europa si difenda abbastanza bene su questo fronte (con addirittura la Francia al primo posto, e con dati precedenti alla “svolta Macron”), dove a trainare sono soprattutto i Paesi nordici (Finlandia, Danimarca, Svezia), con Regno Unito che si conferma una base interessante dove sviluppare imprese innovative (Londra, nonostante la Brexit, resta la capitale “europea” delle start-up).
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