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Guardo la tv, ma commento sul tablet

Guardo la tv, ma commento sul tablet

Il 57% degli italiani si è ormai abituato al "device mix". Un'integrazione tra vecchi e nuovi media che fa crescere il flusso informativo. Ma la vecchia informazione ha i conti sempre più in rosso...
Mattia Schieppati
La tv? Gli italiani continuano a guardarla in grandi quantità, ma ora non sono più incollati al video. Bensì, soprattutto in occasione di grandi eventi mediatici trasmessi dai canali generalisti, gli occhi degli spettatori sono incollati allo schermo dello smartphone o del tablet, e quel che passa in tv - le canzoni di Sanremo, il Conclave, la prima seduta della Camera dei deputati - è tutto materiale che genera un enorme flusso di informazione e condivisione sui social network, Twitter e Facebook. Altro esempio, le news dei siti di informazione, che sono sempre più lo spunto per innescare discussioni, confronti, scambi di altre notizie, sempre sui canali social. Due casi di un'abitudine sempre più diffusa che sta facendo ormai cadere la barriera tra informazione tradizionale e nuovi media. Non più una separazione, di strumenti e di pubblico, ma una sorta di continuum informativo. Punto di contatto tra questi due mondi è quell'insieme di device e applicazioni per cui i ricercatori del Politecnico hanno coniato il termine "New Internet": ovvero la fruizione di contenuti online attraverso smartphone, tablet, connected tv, e la loro condivisione e circolazione attraverso i canali social.
È questa la prima chiave di lettura interessante che si può trarre dall'annuale report dell'Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano sullo "stato di salute" del mondo dei media. Per ora, insomma, un tablet o uno smartphone non risultano essere strumenti che vanno completamente a sostituire i media tradizionali (televisione, giornali, siti di informazione di editori tradizionali): il loro utilizzo è piuttosto complementare. Il 57% di chi guarda la televisione, dice la ricerca, utilizza spesso almeno un altro device connesso: tablet o smartphone. Di questi utenti, il 23% commenta sui social media e nelle chat, mentre il 54% di chi utilizza un tablet davanti alla Tv lo fa per riempire tempi morti, mentre il 43% non molla il tablet nemmeno davanti alla tv perché continua a svolgere attività legate al lavoro. Non solo: dai dati emerge come l’utente oggi non sacrifica l’offerta televisiva tradizionale a favore di quella online, ma al contrario la sta estendendo/completando in quei momenti della giornata in cui non ha accesso ad uno schermo televisivo, e quindi fruisce della tv in streaming o in podcast per seguire trasmissioni che si è perso alla tv. Gli studiosi chiamano questo tipo di comportamento “device-mix”. Un'attitudine che negli italiani sta crescendo in maniera significativa.
«Se suddividiamo il mercato degli Internet media tra Old Internet - i siti tradizionali, più o meno a contenuto editoriale - e New Internet, nel 2012 la prima componente pesa per il 75% circa e la seconda per il rimanente 25%» spiega Riccardo Mangiaracina, Responsabile dell'Osservatorio. «La situazione cambierà significativamente entro il 2017, quando il New Internet potrebbe generare circa il 50% del mercato degli Internet media, soprattutto grazie ai video (oltre il 20% del mercato), social network (10-15%) e ricavi Pay (10% circa). Anche grazie a questa spinta, rispetto al mercato dei media nel suo complesso, quello degli Internet media, oggi pari a poco più dell’8%, potrebbe arrivare fino al 20%».
Se questa lettura, che spinge in direzione dell'integrazione di vecchi, nuovi e nuovissimi media, apre uno squarcio di speranza sul mondo dell'informazione editoriale che sta attraversando in tutto il mondo una delle sua fasi più critiche, a far capire - e per tanti son dolori - dove sta andando il mercato provvede l'ampia parte della ricerca sull'andamento degli investimenti pubblicitari e delle revenue sui media, tradizionali e digitali. Numeri che, in questo caso, confermano e rafforzano le tendenze già evidenziate dal report dello scorso anno.
Dal 2008 a oggi, infatti, il mercato complessivo dei media, che include introiti pubblicitari e ricavi pay, è passato da 18,4 miliardi di euro a 15,9, con una riduzione di 2,5 miliardi. Nell’ultimo anno la crescita negativa è stata pari al 5%. Ma mentre i media tradizionali, stampa, radio e Tv nativamente analogica, hanno perso un quarto del mercato nel corso degli ultimi 5 anni, e per il 2012 hanno riscontrato una riduzione media degli introiti pubblicitari pari al 10%, i New media mostrano un trend di segno opposto, e nel 2012 hanno generato in Italia ricavi per 5,4 miliardi di euro. Praticamente un terzo del mercato complessivo dei media.
«In questa crescita la crisi economica gioca un ruolo importante», ha spiegato Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio New Media & New Internet, «perché ha ridotto i budget aziendali a disposizione degli investitori pubblicitari, limitandone la capacità di spesa, e li ha razionalizzati verso un investimento di maggior efficienza e dagli effetti misurabili. Proprio su questo punto i canali digitali hanno offerto una valida alternativa a quelli tradizionali: da un lato, i social network offrono a chi decide di investire in ADV un sistema di targetizzazione e di reportistica accurato; dall’altro l’estrema diffusione dei nuovi dispositivi per la mobilità, smartphone e tablet, ha trasformati i canali digitali in media di massa, accessibili a tutti».
25 Marzo 2013

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