17 Novembre 2018 / 07:20
 IFRS 9, e dopo?

 
Banca

IFRS 9, e dopo?

di Federico Lusian - 8 Giugno 2017
Le banche si stanno preparando all’entrata in vigore del nuovo principio contabile IFRS 9, prevista per gennaio 2018. Ma in che modo cambieranno i processi ordinari di gestione dei crediti?
Il 2018 proporrà nuove sfide agli operatori del settore bancario; sfide che dovranno essere affrontate simultaneamente e che insisteranno sulle stesse aree nevralgiche e sulle stesse voci dei bilanci, comportando in questo modo un impatto complessivo che potrebbe rappresentare la “tempesta perfetta”. Consideriamo alcuni fattori a titolo di esempio:
  • L’entrata in vigore di IFRS 9, che con l’introduzione di un modello per la determinazione delle perdite attese orientato al lungo periodo (ottica lifetime per i crediti classificati negli stage 2 e 3) comporterà un aggravio a bilancio, in termini di riserve negative di patrimonio netto nel primo esercizio (First Time Adoption) e di riduzione del risultato economico negli esercizi successivi; ciò potrebbe tradursi nella necessità di incrementare il patrimonio per soddisfare i requisiti patrimoniali minimi.
  • I buffer di capitale anticiclici introdotti da Basilea 3, in uno scenario economico (moderatamente) espansivo, genererebbero ulteriori necessità di patrimonializzazione.
  • La potenziale progressiva riduzione degli stimoli del Quantitative Easing potrebbe causare un aumento del costo del denaro, con conseguente ulteriore stress sul capitale.

Quali impatti sui processi?

Concessione del credito

I fattori sopra esposti rappresentano solo alcuni degli elementi del contesto con il quale gli operatori si confronteranno a breve; uno scenario nel quale si inserirà “l’onda lunga” dell’IFRS 9, con gli impatti che l’entrata in vigore del nuovo principio contabile produrrà sui processi ordinari. Soffermiamoci un istante sulla formula per il computo delle perdite attese:
Expected Loss = Probability of Default (PD) * Exposure At Default (EAD) * Loss Given Default (LGD)
È noto che il risultato è destinato ad aumentare rispetto al modello di calcolo delle Incurred Loss, in quanto il primo fattore (PD) deve essere valutato in un’ottica forward looking, e in particolare l’orizzonte deve essere lifetime per i crediti negli stage 2 e 3.
Tuttavia, occorre considerare che anche il secondo fattore (EAD) è destinato ad aumentare, in quanto considererà, a differenza del passato, i margini disponibili sulle linee di credito che, ai fini della determinazione dell’EAD, dovranno essere ponderati per un Credit Conversion Factor (CCF). Ciò significa che concedere una linea di credito ad un cliente genererà rettifiche di valore (impairment) non solo per l’esposizione per cassa del cliente (ossia per la quota parte della linea di credito che il cliente effettivamente utilizza – fido utilizzato), ma anche per la quota parte non utilizzata. Ecco perché è ragionevole attendersi, se non una rinegoziazione delle linee di credito esistenti, almeno una revisione in ottica più prudenziale dei criteri alla base della concessione di nuove linee di credito: gli operatori potrebbero dimostrarsi più orientati a concedere esclusivamente fidi a revoca, in modo da consentire una significativa riduzione dell’EAD.

Monitoraggio del credito

Una riduzione degli impatti negativi potrebbe essere raggiunta anche mediante un rafforzamento delle procedure di monitoraggio dei crediti, in modo da migliorare la capacità della Banca di intercettare per tempo i primi segnali negativi circa il deterioramento di una posizione creditizia, rendendo possibili interventi correttivi più tempestivi.
Questa nuova necessità potrebbe avere impatti anche rilevanti in termini di assorbimento di risorse nello svolgimento dei processi di gestione del credito non performing.
Peraltro abbiamo assunto sino ad ora che l’ultimo fattore nel calcolo delle perdite attese (LGD) rimanga invariato rispetto al passato, ipotesi non scontata, visto che, in un’ottica lifetime, si potrebbero registrare impatti sul valore, ad esempio, delle garanzie – con conseguente aumento delle perdite attese in caso di default.

Reporting contabile

Un’altra novità prevista da IFRS 9 rispetto al precedente IAS 39 riguarda la determinazione degli interessi attivi maturati sulle esposizioni non performing (stage 3) sulla base del valore al netto delle rettifiche di valore anziché sulla base del valore lordo (Gross Carrying Amount).
Le banche dovranno valutare come in concreto realizzare il soddisfacimento di questa previsione normativa nonché le tempistiche di riferimento per il passaggio dal calcolo su base lorda a quello su base netta e viceversa (in caso di ritorno in uno stage migliorativo).

Conclusioni

Le novità che la normativa contabile presenta, in astratto, sembrano proporre un sostanziale aggravio, sia in termini di risultati di bilancio e requisiti patrimoniali, sia in termini di laboriosità dei processi di gestione.
Tuttavia, anche in considerazione degli obiettivi che queste nuove regole si propongono, attraverso una più puntuale e lungimirante amministrazione del credito dalle fasi di concessione sino a quelle di collection, i gruppi bancari più virtuosi potranno avvantaggiarsi nel medio-lungo termine dei benefici derivanti da una più oculata gestione del rischio di credito.
Federico Lusian -Parva Consulting
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