19 Luglio 2018 / 17:40
Il conto è chiaro

 
Banca

Il conto è chiaro

di Massimo Roccia - 1 Giugno 2010
Dal 26 maggio 2010 i documenti di trasparenza contengono un indicatore sintetico di costo del conto corrente: grazie a un solo numero, il cliente può conoscere l’onere del servizio per determinati profili di utilizzo
Il mercato dei servizi finanziari retail offre a 30 milioni di clienti circa 5 miliardi di transazioni all’anno su una gamma di 5.000 diversi prodotti attraverso una rete di 100.000 punti di contatto tra sportelli, promotori finanziari, canali remoti. Una potente architettura tecnologica e gestionale consente la produzione e la distribuzione efficiente dei servizi a costi competitivi; tuttavia, purtroppo, i prodotti risultano ancora (spesso) intrinsecamente complessi e talvolta incompatibili con il livello di cultura finanziaria della clientela.
Una modalità per accrescere i profili di correttezza ed efficienza dei mercati dove si scambiano beni ad alta complessità ed intrinseca forte asimmetria informativa – come quello dei servizi finanziari retail - non può non passare per quegli approcci, originati tipicamente “bottom up” dall’interno dei singoli settori e fortemente empirici, che mirano a rimuovere le imperfezioni del mercato e creare forti meccanismi di incentivo tra gli operatori. È il senso di quell’approccio empirico che la financial regulatory reform, annunciata dall’amministrazione americana, ha messo alla base delle linee di riforma della tutela dei consumatori.

Un vantaggio per i clienti e il mercato

Una ragione per l’affermazione dei sistemi di autoregolamentazione sta poi nella concentrazione presso l’industria, oltre che dell’interesse/incentivo, anche delle conoscenze tecniche necessarie al disegno e alla gestione degli stessi servizi. Disegnare, condividere tra centinaia di operatori, implementare su decine di migliaia di punti di contatto e gestire 24 ore su 24 sistemi di interoperabilità tra un operatore e l’altro del mercato in un mercato dominato da alcuni milioni di operazioni all’anno richiede competenze e poteri di enforcement tecnico che certamente “si accumulano” più facilmente presso quei soggetti iperspecializzati del settore che praticano di fatto la gestione della rete e che assumono rispetto a questo compito elevati livelli di responsabilità, e quindi di accountability, di “incentivo” e di investimento specifico.
Sin dal 2003 l’industria bancaria italiana e il Consorzio PattiChiari hanno creduto fortemente nel modello dell’autoregolazione quale strumento privilegiato per presidiare aspetti essenziali dell’interazione finale con la clientela – semplicità informativa, comparabilità, mobilità, sicurezza, facilità d’accesso – permettendo un miglior funzionamento dei meccanismi di mercato, facilitando le funzioni di selezione degli operatori più efficienti e incentivando gli investimenti specifici sulla qualità e competitività dei prodotti e delle reti.

L’indicatore unico

Nel 2009 il lavoro svolto da PattiChiari ha ricevuto un importante riconoscimento da parte di Banca d’Italia con il recepimento all’interno della nuove Istruzioni sulla “Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti” di strumenti realizzati nell’alveo dell’autoregolamentazione. In particolare, dal 26 maggio è pubblicato sui documenti di trasparenza predisposti in base alla normativa di Banca d’Italia un indicatore sintetico di costo del conto corrente, attualmente presente solo sul sito PattiChiari, dove il cliente potrà capire, con un solo numero, il costo del servizio per determinati profili tipo di utilizzo.
L’industria bancaria italiana sarà quindi l’unica in Europa ad offrire una informativa sintetica ed omogenea sui costi dei conti correnti sia allo sportello sia su internet con la possibilità per il cliente di effettuare un facile confronto attraverso un format standard. Questa è la dimostrazione evidente di come etero regolamentazione e autoregolamentazione possano convivere e cooperare, ciascuna all’interno dei propri chiari ambiti, nel comune obiettivo di favorire sistematiche condizioni di efficienza e di integrità del mercato.

Autoregolamentazione: un fattore di stabilità tra gli intermediari

Il recepimento nell’eteroregolamentazione di metodologie ideate e sviluppate nell’alveo dell’autoregolazione – quali i profili di utilizzo tipo e gli indicatori sintetici di costo – costituiscono un importante successo dell’industria e in particolare del Consorzio PattiChiari, che sin dal 2005 utilizza questi strumenti nel motore di confronto dei conti correnti: il recepimento da parte di Banca d’Italia dell’approccio metodologico sviluppato da PattiChiari è la riprova che l’autoregolazione ha prodotto in sette anni un risultato concreto per i clienti attraverso la comparabilità e la semplicità.
Le iniziative di autoregolamentazione, soprattutto se intraprese a livello di categoria e concordate con le associazioni dei consumatori, contribuiscono a definire e diffondere modelli di comportamento funzionali al miglioramento dei rapporti con la clientela e, come concretamente dimostrato dalla Banca d’Italia, costituiscono anche un importante fattore di stabilità dei singoli intermediari e del sistema finanziario nel suo complesso.
I correntisti dispongono sui fogli informativi allo sportello delle stesse informazioni che fino ad oggi erano accessibili su Internet attraverso il motore di confronto PattiChiari. Il motore PattiChiari e la nuova disciplina di Banca d’Italia sono una best practices riconosciuta unica al mondo: i profili sono stati elaborati tenendo conto dei risultati di un’indagine statistica effettuata nel 2009; sono stati coinvolti l’ABI e il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (Cncu).
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