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Il futuro dei servizi finanziari? Parte dal frigorifero …

Il futuro dei servizi finanziari? Parte dal frigorifero …

Un report di Deloitte mette nero su bianco le potenzialità dell’Internet of Things per banche e assicurazioni. In un mondo con 25 miliardi di dispositivi connessi, la capacità di utilizzare i dati dei clienti diventerà l’arma vincente anche nei servizi finanziari. Tra le tante possibili applicazioni: credito al consumo, mutui, polizze assicurative, micropagamenti, risparmio e investimenti, sicurezza, mobile payment …
Mattia Schieppati
Possono i servizi finanziari, che trattano per lo più di beni intangibili, quindi non di “cose”, trarre vantaggio dalla diffusione dell’Internet of Things (IoT), ovvero dall’Internet delle cose? Non si tratta di un quesito sofistico, ma della domanda da cui prende spunto l’analisi dell’ultimo report di Deloitte Consulting dal titolo “L’effetto derivato. Come i servizi finanziari possono rendere profittevole l’Internet of Things” (il report completo si può scaricare gratuitamente qui). La risposta che gli analisti di Deloitte danno alla domanda è: «Assolutamente sì», e proprio perché l’universo dell’IoT genera una serie di opportunità che produce appunto quell’«effetto derivato» su cui si concentra il rapporto. Insomma, i vantaggi per il settore dei servizi finanziari verrà non solo dallo sfruttamento sempre più intelligente e accurato dell’enorme massa di dati relativi alla consistenza dei beni e degli asset dei clienti che interagiscono con banche, finanziarie, società assicurative, ma dall’incrocio e dalla valorizzazione di tutto il complesso dei big data, relativi a tantissimi e diversi ambiti di vita, che l’IoT promette di accrescere in maniera esponenziale. «L’IoT porterà nell’industry dei servizi finanziari una trasformazione potente tanto quanto quella portata dalla stessa Internet», dice Deloitte, «lo sforzo da fare è “solo” quello di comprenderne, il prima possibile, le opportunità».

Cos'è l'IoT

Innanzitutto le definizioni. L’Internet of Things è costituito da oggetti fisici che utilizzano Internet per trasmettere dati relativi al loro impiego, posizione, interazione, eccetera. L’auto, il frigorifero, il braccialetto che si ha al polso, la scatola di biscotti piuttosto che la lampadina di casa. Dati, dati, dati relativi a ogni sempre più specifico aspetto della vita (dal battito cardiaco ai km percorsi con la macchina a quante volte apriamo lo sportello della lavatrice), trasmessi, immagazzinati e analizzati, capaci di tracciare in maniera sempre più completa ogni minima abitudine del “consumatore”. Abitudini intorno alle quali ruota qualsiasi tipo di economia. Kevin Ashton, colui che nel 1999 ha ufficialmente coniato il termine "Internet of Things”, aveva previsto che nel breve periodo i computer avrebbero avuto «i propri mezzi autonomi di raccolta di informazioni, e sarebbero in grado, da soli, di vedere, ascoltare, annusare l’odore del mondo». Oggi molte tecnologie dell’IoT hanno spinto oltre questa visione e sono in grado di mettere la loro raccolta e sistematizzazione dei dati a disposizione di chi deve prendere decisioni, oppure impiegarli in maniera automatica, comunicandoli da macchina a macchina e rendendo automatici alcuni meccanismi di domanda e risposta a esigenze reali delle persone, nel mondo fisico.

Nel 2020 tutti connessi

Un report di Gartner prevede che nel 2020 saranno oltre 25 miliardi gli oggetti che saranno “equipaggiati” con un sensore collegato alla Rete. Punti di trasmissione di informazione che nello specifico riguardano settori diversi e apparentemente lontani dal mondo dei financial services. Ma, prevedono gli analisti, entro il 2020 il 50% dei dati raccolti da questi endpoints avranno un’utilità di business per il mondo finanziario (vale a dire: il braccialetto con cui faccio running mi serve sì per stabilire quanti km ho corso oggi, ma intanto comunica anche alla mia compagnia di assicurazione, e magari alla banca che deve deliberarmi un mutuo con ammortamento trentennale, se il mio cuore promette di reggere ancora per qualche annetto. E’ quello che gli analisti di Deloitte definiscono Information Value Loop, l’anello di valore delle informazioni). Uno tsunami che in generale sconvolgerà l’economia: se oggi l’IoT in tutti i settori in cui è applicato muove 300 miliardi di dollari a livello globale, sarà entro la fine di questo decennio il motore di un business da 15 trillioni (leggi qui l'analisi di Forbes).

I campi di applicazione

Alcuni assaggi delle potenzialità che questo complesso di tecnologie nascondono sono già evidenti: basti pensare all’utilizzo che nel settore assicurativo si fa dei dati di telemetria registrati dalle “scatole nere” che equipaggiano sempre più autovetture o a tutti i sistemi di “smart home” (pensati soprattutto per il risparmio energetico) che caratterizzano già il settore del real estate e la valorizzazione degli immobili.
«Molte aziende stanno già utilizzando i dati dei sensori per migliorare l'esperienza dei clienti, sviluppo del prodotto e di back-office prestazioni», registra il Report, ma ridurre a questi scopi l’enorme patrimonio di dati è decisamente riduttivo. «Il bello dell’Internet of Things è che le sue applicazioni sono infinite, per chi vuole sviluppare business» (nella grafica sotto i campi di applicazione più interessanti per l’industry finanziaria), ma attenzione: come avvertono gli analisti, «la valanga di dati generati farà impallidire i volumi di dati gestiti attualmente dalle imprese, minacciando di travolgere strategie e tecnologie già oggi inadeguate».

Le possibili connessioni dell’IoT con mondo bancario e assicurativo

26 Novembre 2015

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