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Il mondo va veloce verso il condiviso e il gratuito

Il mondo va veloce verso il condiviso e il gratuito

Cresce il peso del condividere invece di possedere. E aumenta il gratis, che implica nessun prezzo in danaro, ma non necessariamente assenza di contropartita. Infatti ...
Ildegarda Ferraro

Sharing economy

Cominciamo a prenderci la mano. Non voglio dire che siamo tutti in prima linea nella rivoluzione ormai in atto, ma ognuno ha già al suo attivo qualche esperienza. Invece di comprare qualcosa abbiamo strade diverse per farne uso. Per vacanza si può prendere oppure offrire una casa o anche solo una stanza con Airbnb, il sito di successo che consente di trovare ovunque una sistemazione. È possibile scambiare casa per un giorno o per un anno per esempio su Scambiocasa. Le possibilità vanno crescendo di giorno in giorno. È la sharing economy, l’economia della condivisione.
Il consumo collaborativo occupa ormai spazi sempre nuovi: case, amici, cene, taxi, (leggi qui), ma anche auto (blablacar.it), parcheggi (justpark.com) cibo (bhfood.org.uk), feste (eatfeastly.com) vestiti (girlmeetsdress.com). Ogni giorno appare qualcosa di nuovo sull’economia della condivisione. C’è la app per i trasporti, come Uber per i taxi che tanto dibattito ha innescato, ma anche un sito come Dogvacay, che aiuta a trovare una sistemazione confortevole e vicina al proprio cane quando si va fuori. Ma si può anche gestire insieme un orto, basta digitare su Google condividere un orto per avere un’ampia possibilità di scelta, o addirittura un lavoro con il coworking.

Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin
Se ne parla molto. Appaiono servizi sui quotidiani (leggi qui su Repubblica o anche sul Messaggero) e vengono pubblicati libri di Jeremy Rifkin, come per esempio La società a costo marginale 0. E proprio Rifkin è uno dei guru che tracciano le prospettive della condivisione. Rifkin (leggi qui) ha la forza immaginifica di Yoda, il grande maestro Jedi di Guerre stellari (leggi qui). In realtà, ben più del maestro Yoda, Rifkin ha un ottimismo struggente sulle magnifiche sorti e progressive del mondo. Da anni parla di economia dell’accesso.

Il futuro a costo 0

Proprio Rifkin in un recente articolo su L’Espresso fa rapidamente il punto. Per Rifkin “Un nuovo sistema economico - il Commons collaborativo - sta facendo il suo ingresso sulla scena mondiale. È la prima affermazione di un nuovo paradigma economico da quando vennero alla ribalta il capitalismo e il socialismo. Il Commons collaborativo sta già trasformando il nostro modo di organizzare la vita economica”. E chiarisce sottolineando che: “La combinazione fra l’Internet delle comunicazioni, l’avviata Internet dell’energia e la nascente Internet dei trasporti e della logistica automatizzati sta dando vita all’Internet delle cose (Idc), la piattaforma di una terza rivoluzione industriale che nei prossimi decenni trasformerà profondamente l’economia planetaria”. La portata pratica del cambiamento sarebbe già visibile. “Centinaia di migliaia di hobbisti e di start-up – scrive Rifkin - sono già impegnati nella produzione in proprio di oggetti tramite stampa 3D, sfruttando software gratuiti ed economici materiali riciclati (plastica, carta e altre materie prime reperibili in loco a costo marginale quasi zero). Nel 2020 i prosumers saranno in grado di scambiarsi prodotti fabbricati con stampanti 3D in commons collaborativi, affidandone il trasporto a veicoli senza conducente alimentati da propulsori elettrici o pile a combustibile, cioè da energia rinnovabile a costo marginale quasi zero, e supportati da un’Internet della logistica e dei trasporti. Grazie al carattere distribuito e paritario dell’Intenet delle cose, milioni di piccoli soggetti - imprese sociali e individuali - saranno messi nelle condizioni di cooperare pariteticamente in commons collaborativi, instaurando economie di scala laterali capaci di bypassare gli ultimi intermediari che nella seconda rivoluzione industriale, dominio delle grandi aziende globali a integrazione verticale, tenevano alti i costi marginali”. E ancora: “Milioni di persone stanno già trasferendo parti o segmenti della loro vita economica dai mercati capitalistici al commons collaborativo globale. I prosumers non si limitano a produrre e condividere informazioni, contenuti d’intrattenimento, energia verde, oggetti fabbricati con stampanti 3D in commons collaborativi a costo marginale quasi zero. Condividono tra loro anche automobili, case e persino vestiti, attraverso siti di social media, strutture per facilitare i noleggi, club di ridistribuzione e cooperative, ancora una volta a costo marginale quasi zero”.

Gratis, ma a quale prezzo?

L’assenza di un trasferimento di danaro non significa necessariamente che non venga dato nulla in cambio. Spesso paghiamo rivelando le nostre preferenze, i nostri gusti, le abitudini, noi stessi nella condizione spazio-temporale in cui ci troviamo. Così, per esempio nel suo libro Gratis Chris Anderson, direttore di Wired, chiarisce che tutto quello che riceviamo gratis lo stiamo in qualche modo pagando oppure qualcuno sta comunque pagando per noi (leggi qui).
Una delle n declinazioni del gratis è il freemium, si riceve la versione base senza trasferimento di danaro, mentre si paga per la variante superiore. Il gratis diventa una forma virale di pubblicità.
Insomma il gratis può portare più interrogativi di quanto si possa immaginare. Siamo davvero convinti di mettere a disposizione una parte di noi stessi invece che privarci di una somma di danaro? E accanto ai problemi del gratis per chi comincia ad essere parte dell’economia condivisa si pongono atre questioni. Per esempio le tasse dell’economia fai da te.
11 Novembre 2014

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