10 Dicembre 2018 / 21:28
Italia dei capitali, tre strumenti chiave

 
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Italia dei capitali, tre strumenti chiave

di Mattia Schieppati - 5 Dicembre 2018
Covered bond, finanza strutturata, project financing. Tre aspetti del mercato dei capitali, europeo ed italiano, analizzati con gli esperti di Scope Group, in vista del Funding & Capital Markets Forum
Il mercato dei capitali, letto da tre diverse angolature. In vista del prossimo Funding & Capital Markets Forum del 13 e 14 dicembre (qui lo speciale di Bancaforte), abbiamo provato a sondare l’orizzonte finanziario in una “intervista tripla”con gli esperti di Scope Group, società indipendente che si occupa di ratings, ricerca e risk analysis in ambito finanziario con sedi nelle principali capitali europee. Per fare il punto su tre ambiti di mercato: covered bond, finanza strutturata e project finance. Coinvolti in questa chiacchierata a più voci, Carlos Terré, Managing Director Project Finance, Karlo Fuchs, Executive Director Covered Bonds e David Bergman, Executive Director Structured Finance, i tre speaker di Scope che parteciperanno come relatori al Forum.

Quali sono, secondo i vostri dati e le vostre analisi, le principali tendenze emergenti nel mercato dei capitali europeo?

Carlos Terré, Managing Director Project Finance
Karlo Fuchs, Executive Director Covered Bonds
David Bergman, Executive Director Structured Finance
Fuchs. «Durante il 2018 i covered bond sono rimasti la fonte di finanziamento più efficiente in termini di costi per le banche e il volume delle emissioni è aumentato. Tuttavia, è un mercato che resta legato alle decisioni della Banca Centrale Europea. L'operazione di finanziamento a lungo termine della Bce (Tltro) fornisce alle banche finanziamenti molto vantaggiosi, a scapito dei covered bond. Inoltre, Cbbp3, il programma di acquisto di obbligazioni garantite della Bce, continua a distrarre risorse dai covered bond.
Bergman. «Una tendenza importante ancora in corso è la "caccia" al rendimento, il che significa che molti investitori stanno passando a classi di attività meno main stream, come gli Npl».
Terré. «Il fatto più notevole di quest'anno è l'importo record dei fondi allocati per le infrastrutture e il project financing, in tutto il mondo. Conseguenza della grande immissione di liquidità operata dalle banche centrali. Ci troviamo in una situazione di “mercato vulnerabile”, e l’allocazione errata di capitali è un rischio reale, unitamente ai bassi rendimenti, che in alcuni casi potrebbero non essere sufficienti a coprire la perdita prevista, il costo del finanziamento e il margine degli investitori.

E quali le evidenze più interessanti relative al mercato italiano?

Fuchs. «In periodi turbolenti i covered bond con elevata qualità creditizia possono fornire alle banche un accesso affidabile al mercato dei capitali. I covered bond italiani non possono essere disgiunti dall’andamento negativo dello spread, tuttavia gli spread dei bond sono rimasti ben al di sotto da quelli dei fondi sovrani per tutto il 2018. E le banche italiane hanno collocato con successo più di 5 miliardi di euro di obbligazioni garantite nel 2018. Sempre nel 2018, le autorità di regolamentazione italiane hanno modificato la normativa sui covered bond, consentendo ora anche alle banche più piccole di accedere a finanziamenti obbligazionari di lunga durata e stabili, contribuendo a migliorare lo stato di salute del sistema bancario italiano».
Bergman. «Nel mercato italiano, l'argomento principale oltre all'incremento dello spread del Bund Btp, è la cessione degli Npl da parte delle banche, sia attraverso le cartolarizzazioni ammissibili alla Gac, che attraverso le vendite di portafoglio. L'altro argomento che sta diventando centrale è rappresentato dalle vendite in portafoglio di prestiti Utp (“Unlikely to Pay”) e dalla questione se anche questi prestiti possano essere smaltiti in futuro attraverso le cartolarizzazioni».
Carlos Terré. «L'Italia è attualmente in un momento complesso nell’ambito del project financing, date le possibili revisioni del regime delle concessioni. Il crollo del Ponte Morandi ha rimesso in discussione tutto il sistema dei grandi progetti gestiti da imprese private e questo potrebbe potenzialmente tradursi in maggiori rischi e maggiori costi per gli investitori stranieri».
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