21 Luglio 2018 / 02:11
L'Italia sfida i Google Glass. Attraverso la finanza dal basso

 
Fintech

L'Italia sfida i Google Glass. Attraverso il crowdfunding

di Mattia Schieppati - 11 Febbraio 2014
Si chiama GlassUp la start-up modenese all'avanguardia nel business mondiale degli occhiali interattivi. Che si finanzia attraverso le piattaforme di equity crowdfunding ...
Davvero niente male finire sulla homepage di The Verge, sito d'informazione di riferimento della tecno-community, con un articolo dal titolo The Italian Google Glass Competitor. Essere riconosciuti, a livello globale, come "IL" concorrente dei Google Glass, il device attesissimo in tutto il mondo che promette di portare la rivoluzione in questo 2014, per l'azienda modenese GlassUp è sicuramente un grande vanto. Ma anche una grande responsabilità. «Quando a inizio 2012 è uscita la notizia dei Google Glass volevamo chiudere bottega e pensare ad altro; ci avrebbero schiacciato», racconta Franceso Giartosio, CEO di GlassUp, azienda che ha fondato con Gianluigi Tregnaghi e Andrea Tellatin. «Poi, quando abbiamo capito qual era il loro progetto, abbiamo realizzato che invece potevamo andare avanti senza paura. Il nostro prodotto è un'altra cosa». The Verge è molto netto nello spiegare perché Modena e San Francisco non entreranno in conflitto sulla tecnologia dell'occhiale iperconnesso: "Google farà device per l'entertainment, GlassUp sta lavorando sul fronte professionale".
Indossando gli occhiali interattivi si possono visualizzare, senza spostare l'occhio dalla vista frontale, mail, tweet, messaggi ...
In sintesi, senza entrare troppo nel tecnico: mentre Google prevede per i suoi occhiali un piccolo schermetto laterale attraverso il quale l'utente interagisce con la rete (mail, immagini, video, ecc.), il sistema GlassUp, in fase di prototipo, prevede un micro proiettore che trasmette, su una porzione ridotta della lente, informazioni in formato testo: una mail, piuttosto che informazioni biodinamiche su quello che l'utente sta facendo, per esempio quanti km ha percorso se sta facendo jogging, quanto dista la meta che deve raggiungere se sta guidando, informazioni sul quadro che sta guardando durante la visita al museo. Tutto sempre "guardando dritto", ovvero senza distrarre l'occhio dalla vista frontale per guardare lo schermetto laterale. Una differenza non da poco, se pensiamo per esempio all'utilizzo degli occhiali interattivi mentre si guida un'automobile. Chi vincerà la sfida? Il gigante Google o la piccola GlassUp?
Dal punto di vista della forza innovativa, pare che l'azienda modenese non abbia niente da invidiare rispetto al colosso del web. E non solo dal punto di vista della strategia di prodotto. Anche se si guarda alle forme attraverso le quali sta operando per finanziare il proprio sviluppo. Come fare, infatti, ad avere risorse da investire in ricerca e sviluppo, nonché in produzione, che possano essere al livello di una realtà come Google? Semplice, si chiede agli utenti stessi di contribuire finanziariamente al progetto, attraverso la formula, anche questa estremamente innovativa, dell'equity crowdfunding. Ovvero lo strumento finanziario che consente a un'azienda in fase di start-up, o nella fase early stage, di essere finanziata attraverso microfinanziamenti che arrivano direttamente dalla "base". Da coloro, privati cittadini, che credono nel progetto, credono nelle potenzialità di sviluppo industriale di un'azienda, e quindi mettono tasca al portafoglio e scelgono di finanziarla direttamente attraverso un modello para-borsistico che viaggia su piattaforme online.
Una modalità, quella dell'equity crowdfunding, sul quale l'Italia è stato uno dei primi Paesi ad accendere l'attenzione e a produrre una legge prima (all'interno del decreto sviluppo 2.0 dell'allora ministro Passera) e un regolamento Consob poi, varato nel luglio 2013, con una celerità che ha lasciato al palo addirittura la Sec americana, ancora in attesa di emanare un proprio regolamento (leggi l'articolo di Bancaforte).
Ma il mercato italiano delle piattaforme crowd, per ora, è ancora in fase di strutturazione, così GlassUp si è rivolta alle piattaforme estere.
Dopo un primo round di finanziamento raccolto attraverso la piattaforna di funding IndieGoGo (128mila dollari di raccolta per gli investimenti necessari alla produzione dei primi prototipi), GlassUp si è ora rivolta alla britannica Seedrs, anche in questo caso battendo un record: è stata la prima azienda non operante all'interno del Regno Unito a cercare un finanziamento crowd sulla piattaforma britannica. La campagna di equity crowfunding aperta da GlassUp ha come obiettivo la raccolta di un fondo da 100mila sterline e a coloro che finanzieranno verrà riconosciuta una partecipazione nella società fino a un massimo del 20% delle quote della Srl.
Riuscirà questa sfida dal basso a battere il gigante Google?
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