21 Agosto 2019 / 17:52
La forza della trasparenza
I diari del Fintech: appunti di viaggio intorno al mondo

 
Fintech

La forza della trasparenza

di Paolo Sironi - 27 Maggio 2019
In un mondo che cambia velocemente le grandi sfide delle istituzioni e delle banche: Paolo Sironi di Ibm prende spunto dal Convegno annuale Sadibaquarantatre per riflettere sui grandi temi dell'incertezza dell’epoca moderna e della necessità di trasparenza. Delle intenzioni, dei costi e delle conseguenze dell’azione politica, economica e tecnologica ...
Anche questo anno si è svolto l’annuale incontro “Sadibaquarantatre”, convegno nato in seno alla Banca d’Italia quale scuola per l’alta dirigenza bancaria e ora curato dall’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa (Assbb) dell’Università Cattolica, presieduta da Victor Massiah. Qui il programma
Il titolo di quest’anno è stato affascinante per chi, come me, si occupa di trasformazione dei modelli di business in un periodo dominato dall’incertezza: “Eppur si move … Le banche di fronte alle nuove sfide”. La banca è sottoposta a una fase di trasformazione, causa principale l’attuale modello operativo che non è più adeguato rispetto ai cambiamenti sociali, economici e tecnologici in atto. Il Fintech ha già profondamente inciso a livello mondiale sulle visioni strategiche, anche se ancora non se ne vedono gli effetti finali ma si respira senza dubbio una nuova consapevolezza in termini di necessità e indirizzo della trasformazione digitale. Proprio in queste settimane sia Apple che Facebook hanno formalmente lanciato la propria soluzione per i pagamenti mobile, in notevole ritardo rispetto all’esperienza cinese di Alipay e WeChat, ma con sicuro impatto sul mondo dei servizi finanziari occidentali.
Molteplici sono stati gli interventi che hanno arricchito questa immancabile tre giorni formativa, in un appassionato avvicendarsi intellettuale che ha legato insieme le complessità della congiuntura macroeconomica, le politiche monetarie non ortodosse, le inattese tensioni geopolitiche, l’incedere dell’intelligenza artificiale in tutti gli ambiti professionali, la digitalizzazione galoppante dei pagamenti e il quadro normativo in affannosa evoluzione.

Tre paradossi globali

In particolare, vorrei però condividere il contenuto di un intervento tra gli altri, che ha magistralmente aperto il seminario di quest’anno. Si tratta della lezione del Prof. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale. Il Prof. Cassese ha fatto proprio il tema dell’incertezza e ha delineato con grande lucidità l’attuale quadro evolutivo, invitando a riflettere su tre grandi paradossi globali dell’epoca moderna:
1. Stabilità verso Movimento.
2. Chiusura verso Cooperazione.
3. Poteri autoritari verso Democrazie liberali.

1. Stabilità verso Movimento

Tutti i punti cardinali del sistema politico globale e regionale, sorto dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, sono oggi in movimento. Le democrazie liberali stanno affrontando una crisi quasi esistenziale, sottoposte a un crollo reputazionale nei confronti del proprio elettorato. La stessa Inghilterra, patria del parlamentarismo democratico, vive una situazione di stallo politico e amministrativo senza precedenti conseguente alla Brexit.

2. Chiusura verso Cooperazione

Le problematiche planetarie richiederebbero come mai prima di oggi uno sforzo congiunto di collaborazione per trovare delle vie di uscita: il global warming non ha confini nazionali, così come il terrorismo e l’immigrazione di massa. In controtendenza, si assiste al riaffermarsi delle politiche regionali e nazionali di tipo unilaterale. Nonostante ci sia un crescente bisogno di autorità globali, queste ultime hanno esse stesse perso slancio ideale e talvolta sono in conflitto con le autorità nazionali sul piano della legittimazione politica, economica e culturale. La stessa Unione europea si è mostrata a volte debole e incompleta rispetto alle sfide attuali. Tuttavia, questi anni di grande critica alle istituzioni comunitarie ne hanno al contempo riaffermato la centralità nel dibattito politico ed economico degli stati membri, dopo anni in cui le politiche nazionali sembravano aver lasciato l’Europa sullo sfondo.

3. Poteri autoritari verso Democrazie liberali

L’aeroporto internazionale di Londra Heathrow Terminal 5, che oggi gestisce oltre 30 milioni di passeggeri l’anno, fu inaugurato nel 2008 dopo venti anni di lavori. L’aeroporto internazionale di Beijing Daxing, che gestirà a regime 100 milioni di passeggeri l’anno, verrà inaugurato tra qualche mese dopo solo 4 anni di lavori. Chiaramente (e doverosamente) le democrazie liberali devono bilanciare molte più esigenze di altri, quali la sicurezza sul lavoro, gli impatti ambientali e le ricadute sulle comunità confinanti. Tuttavia, in un mondo globale le democrazie liberali appaiono meno competitive ed efficaci rispetto ai poteri autoritari. Mentre le democrazie liberali sono state indiscusse campionesse di libertà e sviluppo nel dopoguerra, oggi i poteri autoritari sembrano conciliare di fronte all’opinione pubblica dirigismo e crescita, quantomeno nel breve periodo.

La trasparenza criterio fondante

L’unica certezza è l’incertezza, ma questo stimola le idee. Il mio contributo al dibattito parte proprio da queste considerazioni, che richiedono una visione innovativa, essa stessa diversa nel modo di fare innovazione, capace di superare i temi attuali legati alla stabilità in ottica di anti-fragilità; che sappia mantenere il framework decisionale aperto al futuro anziché forzarne una chiusura ideologica non più sostenibile; che sappia garantire crescita inclusiva rispettosa delle libertà individuali anziché appiattirsi su forzature autoritarie.
L’unica forza capace di garantire questo slancio ideale in un mondo in movimento è la trasparenza, cuore del mio ultimo libro “Financial Market Transparency” lanciato a Davos durante il World Economic Forum. Lo stesso Mario Nava, Dg Financial Stability, Financial Services and Capital markets Union, ha ricordato in una recente intervista su WeWealth che la trasparenza è il principio fondante dell’approccio regolamentare sulla sostenibilità in quanto elemento proattivo e non reattivo, quindi aperto all’azione costruttiva e non legato solamente a un sistema di incentivi e sanzioni.

Trasformare il cambiamento in progresso

La trasparenza sulle intenzioni, sui costi e sulle conseguenze dell’azione politica, economica e tecnologica crea certezza contro l’incertezza perché favorisce un’etica consequenzialista che aiuta a riconciliare il tempo del pianeta (originariamente lungo, ma che si sta accorciando a causa degli impatti ambientali, con aggravio sul tempo stesso dell’umanità) con il tempo degli interessi personali e aziendali (sempre più corto in un mondo digitale, ma che dobbiamo riuscire ad allungare). La trasparenza deve anche essere criterio fondante del Fintech, affinché l’intelligenza artificiale sia etica e capace di supportare la crescita umana in modo bilanciato e inclusivo.
Solo la trasparenza aiuta a trasformare il cambiamento (sempre necessario) in progresso (sempre doveroso). Perché come disse amabilmente Totò nel 1960, anno del boom economico: «Non mi fermo né al primo, né al secondo, né al terzo ostacolo, perché ... come dice quell'antico detto della provincia di Chiavari? "Chi si ferma è perduto!"».
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