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La Merkel lancia la "Google Tax". Cambierà il mondo del copyright?

La Merkel lancia la "Google Tax". Cambierà il mondo del copyright?

Presentata al Bundestag una legge che impone agli aggregatori di notizie di riconoscere una percentuale agli editori dei giornali. Una mossa che riaccende la polemica su un tema controverso
Mattia Schieppati
È già stata ribattezzata Google Tax, e a causa sua gli internauti hanno subito fatto schizzare la Germania in cima alla classifica delle nazioni "nemiche del web". Si tratta della proposta di legge, presentata il 30 agosto dal governo della Cancelliera Merkel e ora in discussione al Bundestag, che obbliga i motori di ricerca a rifondere una quota relativa al diritto d'autore agli organi di informazione tedeschi (cartacei o online) nel caso visualizzino titoli o estratti di articoli sulle proprie pagine di news. Una regola che mette sotto scacco quell'enorme e utilizzatissima "rassegna stampa" che in tempo reale Google propone sulla propria pagina Google News.
Se il Bundestag dovesse trasformare la proposta in legge, per la prima volta al mondo un'azienda web sarebbe costretta a pagare il copyright per una semplice aggregazione di notizie. Aggregazione che per milioni di lettori-navigatori in tutto il mondo viene vissuta come un servizio utilissimo, e che proprio perché frequentatissimo genera per Google notevoli incassi pubblicitari. Alla faccia degli editori-produttori di notizie che restano all'asciutto. Una questione da sempre controversa, cui da sempre Google ribatte sottolineando come il "servizio" di Google News non è un appropriarsi di informazioni prodotte da altri editori, ma anzi una "vetrina" per gli editori, che possono così rendere visibili i propri prodotti – ovvero le informazioni – alla grande platea degli utenti Google.
Un batti e ribatti destinato all'impasse, se il Governo tedesco con questa mossa decisa non avesse rotto gli indugi e preso nettamente posizione. A favore degli editori tradizionali e contro Google e meccanismi simili. Una proposta di legge che “risponde alla necessità di proteggere meglio gli editori su Internet”, come sottolineato dal ministro della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. La legge si riferisce solo a coloro che "sistematicamente" aggregano ed elencano parti di notizie, mentre esclude la semplice aggregazione di link (e cioè il normale lavoro del motore di ricerca) e le citazioni estemporanee (i siti che copiano poche frasi lette su un giornale, per commentarle, come fanno per esempio i blog). Come ha specificato il portavoce del governo Steffen Seibert “la legge dovrebbe applicarsi solo ai portali di notizie con finalità commerciali, mentre blog, gruppi non-profit e altre associazioni potrebbero continuare a rilanciare i titoli sui propri siti senza pagare”.
La replica di "Big G" è stata affidata a un post pubblicato dal portavoce tedesco dell'azienda, Kay Oberbeck, sulla propria pagina di Google Plus (niente comunicati stampa, insomma, tanto per sottolineare agli editori in primis quanto l'informazione possa fare a meno della carta...). Scrive Oberbeck: “Questo è un giorno nero per Internet in Germania. Con questo progetto di legge la ricerca sulla Rete sarebbe enormemente danneggiata. Questo intervento è senza precedenti. Ciò significa minor numero di informazioni, costi più alti e forte incertezza giuridica. La comunità Internet tedesca, i politici di tutti i partiti al governo o all’opposizione, l’economia tedesca, la comunità scientifica, devono rifiutarla all’unisono. Ci auguriamo che il parlamento riesca a fermarlo”.
In campo nella bagarre ovviamente anche gli editori, la cui federazione (Bdzv) ha diplomaticamente definito la legge “un progetto giusto ed equilibrato”. Più ficcante un editoriale del quotidiano Bild, che va al nocciolo della questione: “Quelli che usano il lavoro altrui devono accettare un'etichetta con il prezzo”. In pratica devono pagare.
Sulla scorta di questo passo mosso dalla Germania, anche gli editori francesi si stanno muovendo e chiedono misure di tutela simili anche nel loro Paese.

E in Italia?

Anche da noi il tema è in auge da diversi anni, e dopo una vertenza aperta dalla Fieg proprio contro Google presso l'Antitrust che risale addirittura all'agosto 2009 - sempre in relazione alla questione della violazione di copyright - tra gli editori di giornali e il colosso dei motori di ricerca si è arrivati a un pre-accordo complesso e non ancora operativo. Che, oltre a interessare Google e altri motori di ricerca e aggregatori online, riguarderà anche tutte le realtà che fanno business attraverso le rassegne stampa. Si tratta di una speciale licenza - iniziativa definita e resa pubblica lo scorso 1° luglio dalla Fieg - per l'utilizzo di tutti i contenuti editi dai principali editori di giornali. La licenza, denominata Repertorio Promopress (vedi il regolamento e l'elenco degli editori che hanno aderito su http://repertoriopromopress.fieg.it), prevede la realizzazione di un grande archivio nel quale dovrebbero confluire i contenuti pubblicati da tutti gli editori aderenti alla Fieg. Questo archivio verrebbe poi messo a disposizione di tutti gli utilizzatori dietro pagamento della fee di un contratto di licenza, il cui testo tuttavia non è ancora disponibile.
Per ora a questa formula messa in campo dagli editori per cercare di regolamentare la circolazione di contenuti editoriali-giornalistici hanno aderito solo alcune società che forniscono rassegne stampa (Mimesi, Dailyou, Kikloi Pressline, Press Today, Skl Communication), ancora silenzio dal fronte del web, e soprattutto dal "grande imputato", Google. Vedremo se la scossa che arriva dalla Germania accelererà il confronto.
13 Settembre 2012

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