20 Aprile 2019 / 00:12
La sostenibile scalabilità della blockchain

 
Banca

La sostenibile scalabilità della blockchain

di Ildegarda Ferraro - 12 Aprile 2019
La capacità di adeguarsi ad un volume diverso di operatività è costantemente all’attenzione di chi si occupa di blockchain. Certo, dove c’è una catena di blocchi il problema può essere sostanziale. L’aumento dei volumi può pesare. In Spunta Project, il progetto delle banche italiane per risolvere le incoerenze dei conti reciproci nella spunta interbancaria, non ci sono i blocchi e le validazioni avvengono volta per volta ...
“Lo so, lo so che anche questa volta ci sarà un purista che sottolinea che non sappiamo di che cosa stiamo parlando. Che la purezza della blockchain è intangibile. Che se non hai i blocchi e quindi non hai la catena di che blockchain si tratta?” Guardo la collega. Lei sa bene di che cosa stiamo discutendo. È parte di chi è impegnato su Spunta Project, l’iniziativa delle banche e di ABI Lab per applicare una tecnologia di registri distribuiti per la spunta interbancaria qui in Italia. Io in fondo sto solo raccontando una storia, seguendo passo passo chi si sta occupando dal vivo di questa esperienza.
In questa vicenda c’è un po’ di tutto. Come nella blockchain d’altra parte. Nella narrazione che va per la maggiore ci sono aspetti diversi. Molto gettonato è per esempio il problema del consenso dei generali bizantini (guarda il video), ossia la questione di trovare un accordo comunicando con messaggi tra le diverse parti di un network. I generali bizantini hanno il problema di riuscire a coordinare un attacco contando tutti sulle stesse informazioni, ma non è così facile. C’è chi viene attaccato e chi non riceve il messaggio. La catena dei blocchi risolve la questione perché tutti possono contare sulle stesse informazioni sin dall’inizio.
Su Linkedin invece scopro che chi lavora a Spunta Project si sente un oplita. Trovo il messaggio “Allora auguro di cuore a tutti gli opliti un ottimo 2019!”. E in chiaro c’è anche l’immagine nitida degli antichi soldati, gli opliti, i cittadini guerrieri dell’antica Grecia, come si sentono i partecipanti al team di Spunta Project. Non posso fare a meno di chiedere. E la risposta mi arriva a stretto giro. “Sì è vero – mi dice la collega – abbiamo usato la storia degli opliti a dicembre 2017 e da allora guida il gruppo di lavoro”. Chiedo di spiegarmi meglio. “Alessandro Magno perfezionò il modello della falange oplitica, ridusse le dimensioni dello scudo per aumentare la maneggiabilità, modificò l’orientamento in modo che ciascun oplita coprisse il soldato alla sua destra. Il messaggio di fondo è che riusciamo a portare avanti il progetto solo se ciascuno non guarda solo al proprio interesse ma a quello del gruppo: serriamo le fila e procediamo disciplinati”. Sono pazzi questi di Spunta Project, ma forse è questa la loro forza.
E poi ci sono i puristi, che normalmente si scandalizzano per qualunque variazione sul tema. Mentre gli altri, quelli che lavorano al “meticciato” per intenderci, puntano alla soluzione più che alla intangibilità della costruzione.

La scalabilità

La questione di gestire un aumento del carico di lavoro o l’aggiunta di nuove funzionalità è uno degli argomenti principe in informatica (leggi qui e anche qui).
Va da sé che in una blockchain con i blocchi da validare l’incremento dei volumi implica che il processo può risentirne. Insomma, l’aumento dei dati scambiati, obbligatoriamente anche memorizzati, può essere un problema di peso.
La scalabilità è sempre collegata alla decentralizzazione e alla sicurezza. Si parla spesso del trilemma della blockchain, nel senso che si possono avere contemporaneamente due delle condizioni, ma non tre. E quindi scalabilità e sicurezza, ma si perde in decentralizzazione. Oppure decentralizzazione e sicurezza con minore scalabilità. O infine scalabilità e decentralizzazione con perdita in sicurezza.

Spunta Project

Nel progetto per riconciliare le incongruenze nei conti reciproci interbancari la scalabilità è assicurata dall’assenza dei blocchi. Corda, la piattaforma di R3, prevede la validazione operazione per operazione. Di qui la scalabilità sostenibile.

La più amata dai servizi finanziari

Di là dai progetti specifici, certo è che la blockchain è di interesse innanzitutto per i servizi finanziari. La Global Blockchain Survey 2018 di PwC mette in luce che il settore finanziario è certamente quello che ha maggior interesse ad implementare questo paradigma. Vengono poi il manifatturiero, energia e utility, settore sanitario. Gli Stati Uniti sono il centro principale ad ora, in prospettiva la Cina tenderà ad assumere un ruolo leader.
L’analisi di PwC mette anche in luce i maggiori ostacoli alla blockchain: si va dall’incertezza normativa, alla mancanza di fiducia degli utenti, alla difficoltà di mettere insieme la rete. Come ha evidenziato anche l’ultimo Rapporto ABI Lab 2019 “Uno dei punti cruciali per facilitare e abilitare l’utilizzo del paradigma tecnologico riguarda la scelta corretta del modello di blockchain/Dlt in termini di caratteristiche tecniche della piattaforma, standard operativi da condividere, perimetro dell’ecosistema dei partecipanti”. Insomma, cambia molto il quadro con un sistema pubblico e aperto, come nel caso permissionless, oppure un sistema privato e limitato a soggetti predefiniti, ossia permissioned. Certo un sistema permissioned è poco puro, ma può consentire risposte a problemi concreti. Ma ovviamente questa è ancora un’altra storia.
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