15 Settembre 2019 / 18:31
Le prospettive della blockchain

 
Fintech

Le prospettive della blockchain

di Massimo Cerofolini - 5 Settembre 2019
Bancaforte ha intervistato Gian Luca Comandini, cofondatore di Assob.it, l’associazione che raggruppa le aziende che operano nella blockchain. Dal campo sanitario a quello bancario, dalla logistica alla difesa del made in Italy e agli smart contract, quali sono gli scenari innovativi che apre questa tecnologia sempre più trasversale?
C’è chi dice che avrà un impatto globale superiore addirittura all’avvento del web negli anni Novanta. Certo è che, dopo un decennio in cui se ne è parlato quasi soltanto per il suo aspetto monetario, legato a bitcoin e criptovalute, la blockchain comincia a farsi strada anche negli altri campi della nostra vita. Agricoltura, salute, logistica, commercio, contrattistica, un elenco lunghissimo di applicazioni prendono vita sulla fantasia di migliaia di innovatori da tutto il mondo. E anche nel settore delle banche si guarda sempre con maggiore favore a questo registro online, privo di un’autorità centrale, che permette di trasferire da un utente all’altro informazioni, denaro, dati e documenti, in modo trasparente, sicuro e immutabile. Come Spunta Project, il programma coordinato da ABI Lab per la tenuta dei conti reciproci tra banche basato appunto sui registri distribuiti della blockchain e che entrerà in produzione a fine anno.
Ma quali sono le prospettive che, in generale, apre questa nuova tecnologia? Ne parliamo con Gian Luca Comandini, giovanissimo cofondatore di Assob.it, l’associazione che raggruppa le aziende che operano nella blockchain, definito da Forbes uno dei 100 under 30 più promettenti d’Italia. Gli abbiamo chiesto una valutazione sul fenomeno.

Anzitutto, qual è il modo più semplice per spiegare la blockchain a una persona che non abbia idea di cosa sia?

La blockchain è un registro di informazioni, distribuito, decentrato e condiviso pubblicamente in una rete. L’immagine che mi viene è quella del registro di classe. Oggi a tenerlo è soltanto il professore, l’unico titolato a inserire dati e a cui lo Stato assegna un ruolo fiduciario. Immaginiamo invece che il registro sia gestito da tutti gli studenti: ognuno può inserire i dati, a condizione che siano validati dalla maggioranza della classe. Ecco, la blockchain realizza questa dinamica in qualsiasi ambito sociale ed economico, portando le caratteristiche della vita reale dentro la sfera di internet. Infatti, garantisce trasparenza, perché ogni operazione è accessibile a tutti i nodi della rete; sicura, perché protetta da una solido sistema di criptografia; e immodificabile, perché una volta messo un dato è quasi impossibile cancellarlo o cambiarlo.

Qual è il dato più significativo del momento?

Quello che quando si parla di blockchain non ci si riferisce più soltanto al mondo della finanza, sebbene il sistema di pagamento Libra lanciato da Facebook abbia riacceso l’attenzione su questo aspetto. Oggi più che mai la blockchain è diventata una tecnologia trasversale che investe tantissimi settori, ormai maturi per questa rivoluzione. Persino un’attività come il volontariato può cambiare i connotati, visto che in tempo reale si potrà verificare se i nostri contributi finiscono realmente dove vorremmo. Ma lo stesso vale per il controllo dell’origine di un diamante o per l’autenticità di un quadro.

Come valuta l’atteggiamento delle banche rispetto alla blockchain?

Anche le banche stanno cavalcando questa rivoluzione, creando sistemi funzionali al loro operato. Il caso più interessante è quella legato alla spunta interbancaria, ossia il procedimento con cui le banche riequilibrano tra di loro gli scambi di denaro. Oggi, a volte, è un processo lento, soggetto a errori e costoso. Con la blockchain sviluppata da alcune banche, invece, siamo a una svolta che porterà efficienza e sicurezza. Non è l’unica applicazione del registro distribuito le banche possono utilizzare, ma è di certo quella più immediata e promettente.

Una delle caratteristiche della blockchain, almeno nella visione di Satoshi Nakamoto, il suo enigmatico e sedicente inventore, è la lentezza delle operazioni, circa 6 al secondo, contro le centinaia di migliaia che consentono, per esempio, i tradizionali database delle carte di credito. Come se ne esce?

La lentezza delle operazioni era stata pensata per garantire la sicurezza della tecnologia. Oggi le cose sono in evoluzione. Potrebbero succedere due cose: o che la blockchain, anziché un metodo di pagamento, diventi un bene rifugio, una sorta di oro del futuro; oppure che si consolidino protocolli oggi in via di sperimentazione come Lightning Network, che puntano a velocizzare i processi di scambio: in questo caso, tra breve, potremmo pagare così anche un caffè.

Veniamo alle applicazioni nei vari ambiti. Tra le tantissime idee c’è anche quella a difesa dei prodotti del made in Italy, a cominciare dal cibo.

Certo, è uno dei terreni su cui si sta sperimentando di più. L’industria alimentare, come ci ha ricordato Marco Vitale di FoodChain (azienda che certifica le filiere del cibo con la blockchain, ndr), ha un grave problema: perde 60 miliardi l’anno per la concorrenza di prodotti contraffatti o dall’italian sounding. La tecnologia del registro distribuito permette invece di tracciare e rintracciare i prodotti in modo certo, oltre a esercitare un controllo di qualità lungo tutti i passaggi. Al consumatore basta usare il cellulare e, con un semplice QR code, può consultare che cosa è avvenuto tra la produzione e la distribuzione. Ma il sistema si applica anche al mondo della moda e in generale a tutte le espressioni del Made in Italy.

Non c’è però il rischio che, mettendo nel canale blockchain un prodotto adulterato, si finisce per dare un bollino di garanzia anche a merci che andrebbero invece sequestrate?

Sicuramente. È il problema dell’inserimento del primo dato: chi mi garantisce che quel pollo definito biologico sulla blockchain non arrivi invece da un allevamento intensivo? La blockchain certifica solo quello che avviene dopo, dal trasporto al magazzino, dal distributore allo scaffale. Ma il prima? Anche qui, comunque, ci sono diverse soluzioni allo studio: grazie ai sensori, da apporre magari sulle gabbie, sulle cassette della frutta o nei luoghi di produzione, e grazie alle intelligenze artificiali, che mettono in evidenza le incongruenze confrontando miliardi di dati, i margini per le frodi saranno sempre minori.

E riguardo al mondo della produzione?

Qui la blockchain sta dimostrando un grande valore aggiunto. Pensiamo alla logistica, oggi appesantita da un sistema che ancora si basa su bolle di accompagnamento cartacee. Oppure all’economia circolare. Grazie alla blockchain sarà possibile tracciare in modo sicuro e incontrovertibile qualsiasi pezzo prodotto, in modo da agevolarne il recupero per rimetterlo nel ciclo produttivo una volta terminata la sua prima vita. Ci sono tantissime startup che stanno lavorando in questa direzione.

Molto promettenti le applicazioni in campo sanitario.

Qui ci aspettiamo grandi novità. Oggi, per dire, quando si richiede una visita medica è difficile recuperare tutti i dati e organizzare in modo cronologico le informazioni sulla propria salute. Per un malato cronico, poi, c’è anche il problema di trasportare continuamente fascicoli, lastre e prescrizioni. Esistono invece aziende come Elysium che hanno creato un’app su blockchain con cui i dati sanitari si possono condividere in modo sicuro tra paziente, medico e ospedale, con cui è possibile ricevere referti appena eseguiti e renderli immediatamente visibili al medico di fiducia, senza perdere tempo. Un gran beneficio visto che, condividendo lo storico sanitario direttamente coi dottori, si agevola il processo di cura e controllo della salute. Inoltre attraverso una chat è anche possibile comunicare con il proprio dottore tramite messaggi scritti e vocali o inviando immagini per un consulto immediato. 

Una forma particolare, che può interessare al mondo bancario, sono gli smart contract.

Si tratta del trasferimento in codice di un contratto automatico. Faccio un esempio: nel momento in cui compriamo il biglietto di un treno il nostro denaro viene congelato sulla blockchain. Noi facciamo un accordo con la compagnia ferroviaria in cui per una certa somma mi viene garantito di viaggiare tra Roma e Milano in 3 ore. Se arriviamo in orario la cifra viene interamente sbloccata. Se invece siamo in ritardo, lo smart contract in automatico certifica il problema e rimborsa all’istante parte del prezzo del biglietto.

Un’ultima domanda. Quando Forbes l’ha inserita tra i giovani più promettenti d’Italia, lei nell’intervista ha confessato un suo sogno: diventare il ministro del futuro. Cosa significa?

Sono anni che per provocazione dico che in Italia c’è bisogno di un ministero del futuro, che invece di pensare ai problemi di cinquant’anni fa cominci a pensare a quelli che avremo tra cinquant’anni. I nostri giovani stanno studiano materia che tra qualche anno non serviranno più e non studiano quello per cui è necessario prepararsi nel futuro mercato del lavoro. Idem per gli investimenti in innovazione: i giovani più geniali vanno all’estero perché qui non hanno possibilità. Ecco, un ministero che si occupi di tutto questo sarebbe proprio quello di cui l’Italia ha bisogno.
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