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Lo smartphone fa bene allo shopping

Lo smartphone fa bene allo shopping

Dall'Indice 2015 di Demandware emerge l'importanza della presenza multipiattaforma dei retailer per incrementare i volumi di e-commerce. Spesso infatti l'esperienza del cliente comincia dallo smartphone e termina con il pc. Perché la vetrina è sempre più virtuale ...
Mattia Schieppati
Tecnicamente si chiama shopping attraction, ed è in pratica quello che tutti facciamo da sempre quando passeggiamo per una strada: ci fermiamo a guardare le vetrine. E quanto più sono curiose o convenienti, tanto più tempo ci restiamo fermi davanti. Con una piccola differenza: oggi la vetrina che attrae sempre di più l’attenzione e la permanenza dei patiti dello shopping non sta scavata in qualche palazzo monumentale del centro storico, ma nel taschino. È infatti lo smartphone lo strumento che registra un utilizzo sempre maggiore per accedere alle piattaforme di e-commerce o direttamente ai siti dei singoli brand.
A confermarlo è l’ultima edizione dello Shopping Index, l’annuale ricerca realizzata da Demandware (qui il link per scaricarla), azienda che gestisce a livello globale soluzioni di cloud commerce per imprese d’ambito retail e che quindi ha il polso della situazione di tutto ciò che viaggia attraverso i propri server (e che è presente in Italia dall’inizio di ottobre; l’Italia infatti non figura tra i 49 mercati misurati dal report 2015). L’indice misura i comportamenti di acquisto degli oltre 200 milioni di clienti che navigano negli oltre 1.300 siti dei 300 clienti che si servono della piattaforma cloud di Demandware (troviamo nomi del calibro di Puma, Brook Brothers, L'Oréal, Adidas, Lush, Lacoste, Lancome ... Leggi di più).

Lo Shopping Index 2015

La misurazione non si limita a definire quanto e come gli utenti utilizzino lo smartphone per avvicinarsi o concludere l’acquisto, ma misura anche la percentuale di conversione tra la visita al sito e la finalizzazione dell’acquisto (dato importantissimo per le aziende che investono sul digital). Introducendo un indicatore in più: viene misurata la propensione degli utenti alla creazione del «carrello», ovvero quanti prodotti vengono selezionati per un potenziale acquisto, che poi magari non viene finalizzato ma dimostra un interesse e un’interazione forte tra utente e piattaforma digitale.
Stando ai numeri, l'attraction del cliente (ovvero il dato che misura il volume di visite ai siti monitorati) è aumentata del 18% nel secondo trimestre del 2015 rispetto al secondo trimestre del 2014, e ha guidato l'84% della crescita del commercio digitale, misurata sui 49 paesi per i quali lavora attualmente con la propria piattaforma.
Inoltre, la spesa del cliente, che combina la frequenza della visita del sito, il tasso di conversione e il valore medio dell'ordine è cresciuta del 4% nel secondo trimestre del 2015 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e ha portato a +16% di crescita. Ed è proprio la combinazione della spesa del cliente con la shopping attraction a produrre il dato dello Shopping Index, che è cresciuto del 31% rispetto al 2014.

Info preziose sui carrelli

Altro elemento interessante, come si anticipava, rispetto al passato i clienti creano anche più carrelli. A livello globale la creazione dei carrelli ha registrato un incremento del 26% su base annua. I cellulari sono i primi conduttori di questa tendenza, con +15% di clienti su base annua che aggiungono un articolo al carrello via smartphone. Con le loro liste dei desideri a portata di touch, i clienti possono accedere ai prodotti salvati in qualunque momento essi desiderino. Ciò significa che i retailer hanno la possibilità di trasformare i precedenti momenti di inattività in un tempo per i clienti per effettuare un acquisto spontaneo dal loro carrello.

Prima il telefono, poi il Pc

Emerge anche una sorta di “specializzazione” dei device: sempre più spesso l'esperienza del cliente comincia dallo smartphone e termina con il computer. La navigazione tramite mobile ha rappresentato il +94% di traffico su base annua, ma il 65% di tutti gli ordini di digital commerce avvengono ancora tramite computer. I brand, insomma, che vogliono rafforzare il canale e-commerce devono necessariamente essere multipiattaforma. «Stiamo ripetendo ai retailer che è indispensabile per i brand integrare senza soluzione di continuità i device mobili all'interno delle proprie strategie di crescita globale, ma le preferenze e i comportamenti locali devono essere tenuti in considerazione quando sbarcano su nuovi mercati», ha dichiarato Rick Kenney, Industry Principal di Demandware, presentando i dati. «Man mano che ci avviciniamo alla stagione dello shopping, i retailer devono consentire la personalizzazione in ogni punto di contatto, su cellulare, online, in negozio o su una piattaforma sociale. I marchi vincenti decifreranno il codice per coinvolgere al meglio i clienti con il proprio device mobile attraverso contenuti altamente personalizzati e promozioni, in qualunque parte del mondo essi si trovano».
29 Ottobre 2015

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