21 Settembre 2018 / 05:00
Mobile payments, nel 2017 il vero salto di qualità

 
Pagamenti

Mobile payments, nel 2017 il vero salto di qualità

di Mattia Schieppati - 18 Gennaio 2017
Da tecnologia esordiente a parte di un ecosistema digitale intelligente: per i pagamenti da smartphone inizia l'anno della grande svolta. Con quattro trend emergenti: punto uno il pagamento automatico nei negozi; punto due il mobile payment verso l’esperienza d’acquisto; punto tre la concorrenza cinese; punto quattro le app proprietarie nel retail ...
Per un cantante, il successo del primo album può essere fortuna. Se azzecca anche il secondo, è talento. Se anche il terzo album conquista i fan, allora siamo di fronte a una star. Usa il paragone con lo starsystem musicale il sito specializzato mobilepaymentstoday.com per spiegare come il 2017, per i sistemi di mobile payments, rappresenti un anno cruciale. Qui l'articolo.
Quello della definitiva affermazione e soprattutto del salto di qualità. Da tecnologia (anzi, insieme di tecnologie) esordiente, con forte necessità di affermarsi presso un primo nucleo di utenti, a sistema ormai condiviso e quindi parte di quell'ecosistema digitale che ormai comprende e rende interconnessi diversi mondi, diversi device, diversi utenti e differenti settori di business. Fine delle sperimentazioni, insomma, e inizio di un'era di consolidamento e sviluppo, seguendo quattro trend che, secondo gli esperti del sito, segnano le tendenze del 2017, le opportunità (e i rischi con cui fare i conti) per tutti i soggetti coinvolti.
Questi i quattro trend che tracceranno la strada di quelli che vengono definiti i «mobile payments 2.0».

1. Il punto vendita e il boom dei pagamenti “invisibili”

Riuscire a dare ai consumatori la sensazione di avere a che fare con pagamenti invisibili, ovvero transazioni che vengono effettuate in automatico alla fruizione di un servizio, è da anni considerato il Sacro Graal di chi opera nel settore dei mobile payments. Per fare un esempio, è quel che succede quando si utilizza Uber. Ma mentre tanti dei servizi veicolati attraverso app sono ormai riusciti in questo intento, è ancora complicato tradurre questa esperienza per chi effettua acquisti in store, nel negozio.
I passi da gigante fatti negli ultimi due anni dall'Internet of Things, però, portano a ritenere che il 2017 sarà l'anno in cui questo obiettivo potrà essere raggiunto. Esistono infatti ormai tutte le tecnologie necessarie perché il punto vendita fisico (il supermarket così come la boutique d'alta moda) sia in grado di dialogare direttamente con lo smartphone e, attraverso un'app, effettuare direttamente anche la transazione in totale sicurezza. Geolocalizzazione, beacons (ovvero i piccoli dispositivi in grado di trasmettere informazioni attraverso il Bluetooth a smartphone e tablet con un raggio di azione fino a 70 metri) e sistemi di riconoscimento biometrico sono infatti ormai maturi per agire in maniera coordinata, evitando all'utente il pensiero di dover materialmente pagare «in store» al termine dell'esperienza di acquisto.

L’esperienza di Amazon Go

Il modello che sta facendo scuola è quello di Amazon Go, il supermarket senza cassa fisica che l'azienda di Jeff Bezos sta testando in diverse città del mondo (qui un video di presentazione del nuovo servizio). E dove è possibile entrare, prendere i prodotti desiderati e uscire senza code alla cassa né la scocciatura di dover trafficare con portafoglio e monetine. Gli acquisti vengono «scannerizzati» da appositi sensori all'uscita dal punto vendita e addebitati direttamente sull'account Amazon del cliente.

2. L'evoluzione del mobile payment verso «l'esperienza d'acquisto»

A tracciare la rotta saranno le politiche di crescita ed espansione delle cosiddette «Oem Pay Platform», ovvero le piattaforme di mobile payment sviluppate dagli stessi produttori di smartphone, per esempio Apple, o di sistemi operativi, come Google con Android (Oem sta per Original equipment manufacturer). Aziende che nel corso del 2017 saranno chiamate a portare nel settore dei pagamenti da mobile non una rivoluzione, quanto piuttosto un'evoluzione e una diffusione verso un pubblico mainstream. Con la diffusione di quella che è stata definita la «tap and go culture», ovvero l'abitudine a pagare ormai con un solo colpo di dito attraverso un'app, rende ormai scontato il fatto che il telefonino sia lo strumento più comodo con cui effettuare un pagamento. Essendo dato per scontato per acquisito, non è più questo l'elemento capace di fare la differenza, o fidelizzare il pubblico all'utilizzo dei sistemi di mobile payments. Ci vuole qualcosa in più. Per questo, il focus delle aziende impegnate in questo settore si va spostando dal momento della transazione, all'intera «esperienza d'acquisto» dell'utente. Il mobile wallet, insomma, deve allargare il range dei servizi erogati, dando risposta ad altre necessità:
  • gestione dei programmi di fidelizzazione di negozi e catene,
  • archiviazione e alert legate ai buoni sconto o alle promozioni in atto,
  • notifiche su occasioni e offerte particolari.
Servizi ad alto valore aggiunto che sfruttino anche i dati relativi alle abitudini e ai «desideri d'acquisto» di ogni singolo utente.

3. I giganti cinesi entrano nella mischia

La Cina è oggi il principale mercato per quanto riguarda i mobile payments, con transazioni che già hanno raggiunto i 235 miliardi di dollari nel 2015 rispetto ai 231 miliardi degli Usa (ultimi dati disponibili; qui un approfondimento dedicato). La politica protezionistica del governo di Pechino, che ha impedito l'ingresso nel Paese di altri operatori, ha garantito ai due colossi cinesi AliPay e WeChat (gruppo Tencent) un duopolio di fatto.
Le modalità di pagamento tramite mobile dei cinesi
Ma già sul finire del 2016 i sistemi di mobile payments cinesi hanno cominciato a uscire dal Paese, sbarcando in Occidente con servizi dedicati ai turisti cinesi in viaggio nel mondo, e quindi con accordi e partnership con catene di retailer europei, statunitensi, australiani (leggi ad esempio qui). Il primo passo di un'invasione che vedrà nel 2017 la sua fase più matura e agguerrita, e porrà i sistemi di mobile payments occidentali di fronte a un nuovo e potentissimo competitor.

4. Il ruolo del retail e i sistemi di pagamento alternativi

Se la strada maestra per la diffusione dei sistemi di mobile payments sembra essere quella dei convenzionamenti tra operatori di mobile wallet e punti vendita, esiste anche un altro ambito che in prospettiva già dal 2017 potrebbe risultare per nulla secondario: quello di grandi mall o catene di retailer che sviluppano un sistema o una app di pagamento proprietaria, un sistema che fornisce un servizio in più alla propria clientela e soprattutto consente di "agganciare" al semplice metodo di pagamento una serie di servizi aggiuntivi (loyalty cards, promozioni, scontistica) che rafforzano la fidelizzazione. La grande catena americana WalMart è stata tra le prime a percorrere cocciutamente questa via, e i risultati stanno dando ragione alla scelta (si veda qui). Il sistema più utilizzato, perché più economico e più facile da utilizzare anche per una clientela con un livello di alfabetizzazione digitale basso, è quello dei pagamenti mobili basati su QR code: non certo una tecnologia raffinatissima, ma che può garantire ottima diffusione in tempi molto rapidi.

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