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Non affossiamo la ripresa

Non affossiamo la ripresa

L’applicazione troppo rigida della riforma delle regole di Basilea 3 sul capitale potrebbe penalizzare il rilancio dell’economia: i nuovi standard rischiano infatti di irrigidire i criteri di concessione del credito. Questa la valutazione del settore bancario italiano contenuta nel Position Paper messo a punto dall’ABI
Rosangela Iannicelli
Migliorare la qualità del capitale senza penalizzare il sostegno delle banche allo sviluppo dell’economia; avere la garanzia di un piano di gioco livellato e globale; condurre una scrupolosa analisi dell’impatto dei nuovi standard anche a livello macro e prevedere un’ulteriore fase di consultazione dopo la prima calibrazione delle misure da adottare. È questo il messaggio, forte e chiaro, che arriva dal settore bancario italiano attraverso le risposte fornite alla consultazione sulla riforma bancaria e contenute nelle 108 pagine del Position Paper presentato dall’ABI al Comitato di Basilea e alla Commissione europea.
Tra le richieste prioritarie dell’ABI c’è un’attenta valutazione dell’impatto e degli effetti dell’entrata in vigore delle nuove regole che non si concentri solo sul capitale, sulla redditività e stabilità delle banche, ma che riguardi anche il quadro macroeconomico nazionale e internazionale, ancora caratterizzato dal difficile andamento della congiuntura. Le prime analisi evidenziano che nel prossimo decennio si avranno effetti significativi misurabili in alcuni punti di perdita del Pil con un annesso costo in termini di disoccupazione. È quindi importante prevedere prima dell’effettiva entrata in vigore delle nuove regole una seconda fase di valutazione che coinvolga il mercato.

Omogeneità con l’Europa

Le banche italiane auspicano che il nuovo framework sia implementato in maniera omogenea e coordinata a livello europeo e internazionale con la definizione di un’unica tabella di marcia. L’ABI suggerisce di prevedere momenti di verifica dell’effettiva implementazione dei nuovi standard per monitorarne la progressiva attuazione ed evitare arbitraggi regolamentari. A livello europeo, è necessario assicurare il massimo raccordo tra le nuove proposte del Comitato di Basilea e gli interventi già in atto o in corso di attuazione da parte del legislatore comunitario.
L’ABI chiede di estendere le più stringenti regole prudenziali in discussione anche agli intermediari non bancari, per evitare indebiti e pericolosi vantaggi competitivi. Le nuove misure inoltre dovranno tenere conto adeguatamente delle peculiarità giuridiche e operative delle banche di credito cooperativo e della loro organizzazione a rete.

Forme di salvaguardia

Sul merito più specifico della proposta, le banche italiane chiedono clausole di salvaguardia adeguate nella loro durata e una profonda revisione di quanto ipotizzato dal Comitato di Basilea in tema di deduzioni apportate al capitale regolamentare, soprattutto con riferimento al trattamento delle voci collegate alle imposte anticipate e differite, agli interessi di minoranza e alle partecipazioni tra banche, assicurazioni e finanziarie. In particolare, occorre evitare effetti distorsivi e penalizzanti, e modificare radicalmente l’attuale proposta di deduzione dal capitale delle attività per imposte anticipate - come quelle originate dalla svalutazione dei crediti - che per la peculiarità del sistema fiscale assume una valenza fondamentale per il settore bancario del Paese. L’ABI evidenzia come sia prematuro definire in questo momento eventuali buffer patrimoniali e come, invece, sia prioritario perseguire un allineamento della normativa contabile tale da rendere le novità normative omogenee con i dati di bilancio.
1 Agosto 2010

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