16 Luglio 2018 / 03:16
Pagamenti NO CASH, l'Italia si muove

 
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Pagamenti no cash, l'Italia si muove

12 Agosto 2011
Carte, Pos, bonifici automatizzati: nel 2010 è ripresa la crescitadegli strumenti di pagamento alternativi al contante. Ecco lo stato dell'arte secondo Banca d'Italia
Pubblichiamo ampi stralci dell'analisi sui pagamenti contenuta nell'ultima Relazione annuale della Banca d'Italia
Nel 2010 l’importo dei pagamenti al dettaglio è tornato a crescere, dopo la flessione segnata l’anno precedente in connessione con l’andamento del reddito. Si è nuovamente ridotto il ricorso agli strumenti cartacei, soprattutto assegni bancari e postali, a vantaggio di quelli elettronici (in particolare bonifici online e carte prepagate), il cui utilizzo risulta tuttavia ancora molto limitato nel confronto europeo. I pagamenti con strumenti diversi dal contante hanno superato i 4 miliardi di operazioni, con un incremento di poco superiore all’1% rispetto all’anno precedente; gli importi scambiati sono cresciuti di circa il 5%. È proseguita la flessione del numero degli assegni addebitati (6%, rispetto alla riduzione media annua del 12% nell’ultimo triennio) e delle disposizioni di incasso non preautorizzate (cosiddette ricevute bancarie) in genere utilizzate dalle imprese negli scambi commerciali (7%). È invece aumentato a ritmi elevati (11%) il numero di bonifici automatizzati ed è proseguita la crescita (3%) delle disposizioni di incasso preautorizzate utilizzate prevalentemente per il pagamento delle utenze.
Il numero delle operazioni con carte di pagamento (debito, credito e prepagate) è aumentato del 4% (5,5% in media annua nel triennio precedente); fra le carte di pagamento, quelle prepagate hanno continuato a registrare l’aumento più elevato (+31%). Il numero di operazioni con carte di debito e di credito è salito, rispettivamente, di circa l’1 e il 5%.
C arte, divario tra Centro-Nord e Sud
Lo scorso anno sono state registrate 66 operazioni di pagamento per abitante con strumenti alternativi al contante, a fronte delle 176 rilevate in media nei paesi dell’euro nel corso del 2009. Un’analisi disaggregata per aree territoriali fa emergere un rilevante divario tra il Centro Nord e il Mezzogiorno (84 contro 39 operazioni) ma conferma che l’utilizzo degli strumenti elettronici è modesto anche nelle regioni italiane comparabili, per livello di reddito, con quelle europee più sviluppate.
Il ritardo nelle aree meridionali appare anche connesso con il grado di diffusione dei punti di accesso ai servizi di pagamento: sportelli, ATM, POS, carte di pagamento, collegamenti telematici per l’e-banking. Alla fine del 2010 nelle regioni meridionali tale grado di diffusione risultava mediamente inferiore del 40 per cento rispetto a quello osservato nel Centro Nord. Non mancano tuttavia segnali positivi: nel periodo 2004-2010 il divario territoriale nella dotazione infrastrutturale e nel grado di bancarizzazione si è tendenzialmente ridotto di circa dieci punti percentuali quale riflesso, prevalentemente, del più ampio ricorso alle componenti innovative dell’offerta bancaria e, in particolare, ai collegamenti telematici per l’accesso all’e-banking da parte di famiglie e imprese. Tali collegamenti sono cresciuti, nel triennio, in media del 15 per cento l’anno nel Mezzogiorno e del 9 al Centro Nord.
Crescono i prelievi agli ATM
L’utilizzo relativamente elevato del contante trova riflesso nell’intenso ricorso ai dispositivi elettronici per l’approvvigionamento di banconote. Nel 2010 è aumentato sia il numero dei prelievi da ATM bancari e postali (4%) sia il relativo importo medio (2,7%) salito a 180 euro per operazione, cifra ben superiore alla media europea (120 euro nell’area dell’euro e 109 nella UE). Il rapporto tra ammontare dei prelievi di contante con carta di pagamento e il totale operazioni su ATM e POS è stato pari nell’anno a circa il 55% nel 2010 (62 nelle regioni meridionali).
Fra i principali mutamenti strutturali del mercato dei pagamenti al dettaglio va assumendo rilievo la crescita delle operazioni su reti aperte (ad es. internet), sebbene il loro numero, 226 milioni nel 2010, sia ancora pari solo al 6 per cento delle operazioni con strumenti alternativi al contante.
M-Payments ancora lontani
Resta a uno stato iniziale l’adozione di soluzioni innovative, quali i pagamenti effettuati via telefono cellulare (mobile payments); un impulso potrebbe venire dal progressivo ingresso nel mercato da parte degli istituti di pagamento e dalla possibilità per gli operatori del settore delle telecomunicazioni di offrire servizi per l’acquisto di beni e servizi digitali.
Carte e Bancomat più sicuri
A dicembre 2010 oltre il 60% delle carte in circolazione e l’85% circa degli sportelli automatici (ATM) e dei terminali point of sale (POS) era conforme allo standard di sicurezza (chip) previsto dalla SEPA.
L’uso degli strumenti di pagamento elettronici è fortemente influenzato dal loro grado di sicurezza. In Italia il rapporto tra transazioni fraudolente e totale delle operazioni con carte di pagamento è sceso nel 2010 allo 0,046% (0,051 nell’anno precedente). Le carte di debito – utilizzate presso gli esercizi commerciali prevalentemente con l’abbinamento del microchip e del codice PIN – hanno registrato tassi di frode più contenuti (0,019%).
Commissioni, leva essenziale
Le commissioni applicate sui servizi di pagamento rappresentano una leva essenziale per segnalare al mercato gli strumenti più efficienti, promuovendone la diffusione su larga scala. L’ancora basso utilizzo di strumenti elettronici in Italia non permette tuttavia al nostro paese di beneficiare appieno delle rilevanti economie di scala sottostanti allo sviluppo dei pagamenti innovativi; ne deriva anche la difficoltà di applicare politiche tariffarie incentivanti, soprattutto nel comparto dei micropagamenti. Dal lato dell’offerta, una struttura tariffaria dei servizi di pagamento trasparente, in grado di riflettere correttamente le componenti di costo relative alle diverse tipologie di prodotto, faciliterebbe l’utilizzo di quelli più efficienti. Inoltre, dal lato della domanda, lo sviluppo all’interno delle imprese di una gestione tecnologicamente integrata dei flussi commerciali e di tesoreria potrebbe consentire di ridurre i costi connessi con le procedure contabili, di riconciliazione e storno, sottostanti alle operazioni di pagamento.
Cash, un conto salato
I risultati preliminari di un’indagine sul costo dei servizi di pagamento presso gli intermediari e gli esercenti commerciali, promossa nell’ambito dell’Eurosistema, mostrano che nel nostro paese il costo dei pagamenti al dettaglio incide per oltre l’1 per cento del PIL; più della metà di tale costo è attribuibile all’uso di contante. Quest’ultimo, sebbene risulti il mezzo di pagamento più oneroso per gli elevati costi di produzione e gestione, nonché per i fenomeni illeciti che gli operatori possono subire, risulta essere lo strumento più utilizzato nei micropagamenti (90% dei casi) anche perché i consumatori non ne percepiscono chiaramente i costi sottostanti. Le carte di debito (e quelle prepagate) sono il sostituto più efficiente del
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