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Perché analogico è meglio

Perché analogico è meglio

Dopo l'ubriacatura da digitale, è ora di capire che non sempre la tecnologia più innovativa è la soluzione migliore. Il perché l'abbiamo chiesto a David Sax, autore di The Revenge of Analog, che a proposito di smaterializzazione del denaro dice che...
Mattia Schieppati
Dopo un'ora di chiacchierata, anche se l'ha già ripetuto più volte tra una domanda e l'altra, ci tiene a ribadirlo: «Io non sono contro il digitale. Sono però contro l'idea che il digitale sia l'unica opzione possibile. Per tante cose, prodotti, servizi, l'analogico rappresenta ancora - e ho il sospetto che rappresenterà sempre - la scelta migliore. E, dopo l'abbuffata del digitale che abbiamo attraversato in quest'ultimo ventennio, la gente se ne sta accorgendo». Con il suo libro, The Revenge of Analog. Real Things and Why They Matter, il giornalista canadese David Sax (scrive per riviste come Bloomberg Businessweek e il New Yorker) è diventato in pochi mesi il punto di riferimento per tutti coloro che ancora preferiscono leggere un libro "di carta" anziché un ebook, prendere appunti su una Moleskine anziché sul tablet, e magari la sera incantarsi di fronte al fruscìo ruvido di un giradischi, anziché di fronte all'alta fedeltà asettica di Spotify. Eppure, non ha l'atteggiamento da guru, né è il fautore di una crociata luddista contro una contemporaneità sempre più automatizzata e governata da intelligenze artificiali sparse dovunque, nella macroeconomia come nel frigorifero di casa. Semplicemente, Sax pone una domanda che anche i più intransigenti fan della tecnologia devono porsi ogni giorno, per non perdere le coordinate della realtà: siamo sicuri che il bit sia la risposta a ogni esigenza e problema? Già porsi ogni volta questa domanda rappresenta una sorta di "rivincita" dell'analogico.

Mr. Sax, come mai in un mondo che celebra a ogni pié sospinto i progressi della tecnologia, ha deciso di indagare la "rivincita dell'analogico"?

È nato tutto da una sensazione che ho provato un pomeriggio - era la fine dell'estate del 2010 - in cui mi sono trovato a casa di un mio amico per aiutarlo a rimettere in funzione un giradischi che aveva ereditato dai suoi genitori. Io avevo appena finito di caricare su iTunes la mia collezione di 600 CD, e mi aveva colpito pensare che in così pochi anni i CD, che sembravano la cosa più rivoluzionaria del mondo, stessero già cedendo il passo a una nuova tecnologia, alla smaterializzazione addirittura della musica che diventava un file su chissà quale "cloud". E invece lì davanti avevamo un giradischi vecchio di 40 anni, con Lp che, messi sul piatto, davano ancora un suono fantastico. Abbiamo passato l'intera serata ad ascoltare dischi insieme, una cosa che non ero più abituato a fare da quando, con l'iPod, ascoltavo musica solo in cuffia, da solo. Insomma, quell'oggetto, il vinile, mi aveva aperto gli occhi, mi aveva fatto capire che, forse, il digitale non era per forza e sempre la soluzione migliore.

Il digitale sta cambiando le economie, e non solo. L'e-commerce ha modificato la mentalità, la percezione dei consumatori. E sta cambiando anche le logiche dell'offerta. Dal negozio di alimentari alle banche, tutti devono confrontarsi con questa smaterializzazione dell'offerta. L'analogico può avere la sua rivincita anche in questo campo?

Mi pare che in realtà nel mondo non sia scattata una competizione all'ultimo sangue tra punti vendita fisici e piattaforme di e-commerce online. La competizione avviene tra brand, tra prodotti, tra servizi. Che poi il canale di acquisto sia analogico o digitale, o magari un prodotto sia disponibile su entrambi i canali, è solo un fatto di comodità in più che si dà al consumatore. Non è il canale che fa la differenza. Chi dice o pensa questo, è perché non ha davvero fiducia nel suo prodotto e cerca scuse. Secondo aspetto: quando parliamo di e-commerce tutti subito pensano ad Amazon, e ok, quella è una storia di successo. Però la realtà dell'e-commerce ci dice altro. Vendere qualcosa online è estremamente facile, ma fare profitti è ancora molto molto difficile per tantissime imprese. Per una realtà che vende online il costo di acquisizione per cliente è incomparabilmente più alto rispetto a un negozio fisico. Farsi conoscere e conquistare la fiducia del cliente, per una piattaforma di e-commerce, richiede investimenti enormi.

E il denaro? Meglio analogico o digitale?

Il denaro è stato tra i primi "strumenti di consumo" a diventare digitale, pensiamo alle carte di credito. Certo, ora abbiamo a che fare con pagamenti da telefonino, con trasferimento di denaro attraverso i social network, c'è stata un'accelerazione pazzesca. Però la smaterializzazione del denaro è un fatto con cui hanno già convissuto almeno due generazioni, è in qualche modo già entrato nella nostra cultura. Il problema è che io, che per buona parte della mia vita ho avuto un portafoglio in tasca con dei contanti, so quanto "valgono" dieci dollari, o mille dollari. Dobbiamo essere bravi e seri nel far percepire che cosa significa il valore del denaro a chi ha oggi 14 anni, e magari ha sempre e solo pagato con il cellulare senza mai avere in mano una banconota.

Uno dei cambiamenti più significativi portati dal digitale è la percezione del tempo. Tutto sembra andare più veloce, e ci aspettiamo che tutto sia rapidissimo, anzi immediato. Comprare con un click, avere una risposta dal Servizio Clienti a qualsiasi ora del giorno o della notte. Tutto questo come influisce sul nostro cervello?

È vero, è un cambiamento importante quello che sta avvenendo a livello neuronale. Però attenzione, è una percezione deviata: il mondo continua a girare con lo stesso tempo in cui girava milioni di anni fa. Il tempo non è elastico: è fissato nelle leggi dell'universo, i computer o le app non possono accelerarlo o rallentarlo. Anzi, forse solo ora che davvero possiamo avere tutto istantaneamente, possiamo riscoprire il piacere dell'attesa, la virtù della pazienza. Certo, quando sei giovane la velocità è l'essenza di tutto. Ma man mano che vai avanti con gli anni, ti accorgi che la lentezza ha molti vantaggi... Ti consente di comprendere davvero le cose.

Qual è, a suo parere, il principale vantaggio dell'analogico? Quello che rende la sua "vendetta" inevitabile?

È la stessa cosa che, all'apparenza, può apparire come il suo più grande difetto: la limitatezza. L’analogico a differenza del digitale possiede limitazioni fisiche: le dimensioni di un quadernino, il numero di foto che si possono realizzare su un rullino.... Tendiamo a considerare i limiti come qualcosa di negativo, ma sono un fattore di forza nel processo creativo. Il digitale invece è illimitato ma può essere paralizzante. Quando avete in mano il vostro Kindle, e dovete scegliere tra due miliardi di titoli di libri disponibili all'instante, non vi sentite spaventati?
17 Maggio 2017

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