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Tecnologie
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Porte USB, addio ai software di interfaccia

Porte USB, addio ai software di interfaccia

L'italiana PRB ha messo a punto una tecnologia che permette il dialogo tra periferica e computer o thin client senza l'utilizzo di strati software di comunicazione. Un'innovazione che si è guadagnata un brevetto con una valutazione “AAA” dall'European Patent Office e che ha ricadute significative in un numero elevato di ambiti applicativi
Flavio Padovan
Non succede spesso di poter scrivere di una storia di successo nel mondo della tecnologia che abbia come protagonista un'azienda italiana. È quindi con grande curiosità che abbiamo incontrato Antonio Carbonera , cofondatore e Vice Presidente Esecutivo di PRB , una piccola ma dinamica azienda italiana, da sempre votata all'innovazione. Una vocazione che, unita all'approccio etico ed olistico, l'ha portata a diventare partner di riferimento di numerose banche italiane. Nasce proprio dall'esigenza di rispondere alle sfide del mondo bancario la scintilla che l'ha portata a raggiungere un importante obiettivo tecnologico: far comunicare periferiche e computer tramite la tradizionale porta USB senza bisogno di un software di interfaccia.
“È così. Tutto è nato da una richiesta del Direttore Generale di Cedacri, Salvatore Stefanelli, interessato ad acquistare le nostre tavolette di firma grafometrica, le TAB Firma Biometrica, ma solo se modificate in modo da poter funzionare con i “Thin Client”. Dopo un rapido confronto con i nostri specialisti, confermai la fattibilità delle modifiche e che saremmo riusciti a farlo entro due mesi. Le verifiche eseguite in collaborazione con PRAIM, uno dei più̀ importanti produttori di Thin Client, furono positive fin dalla prima prova, il che confermò la validità̀ della tecnologia. Anche il test di certificazione successivamente effettuato in Cedacri fornì esito positivo: il prodotto funzionava egregiamente”.

È da questo intervento che nacque l'innovazione?

“Sì, la modifica riguardava proprio la modalità̀ di comunicazione tramite la normale “porta USB”. Riuscimmo a realizzarla in modo molto innovativo, senza necessità di interporre alcun componente software. Ci rendemmo subito conto delle potenzialità̀ della soluzione, che avrebbe potuto essere utilizzata ben al di là dell’ambito applicativo iniziale”.

Siete riusciti a brevettarla subito?

“Sì, l'abbiamo registrata subito sia in Europa sia in USA, anche se allora non comprendevamo ancora completamente la sua reale importanza. E neppure pensavamo che, come poi è successo, potesse essere approvato dall’esaminatore dell’Ufficio Brevetti Europeo (EPO – European Patent Office) alla prima presentazione, e per di più̀ con la valutazione “AAA”. Un giudizio che, a quanto ci dicono gli esperti, non capita quasi mai e che è riservata ai brevetti con una solidità̀ speciale”.

Ma perché́ questa innovazione è così importante?

“Quasi tutti i dispositivi e le macchine sono collegati a computer che li controllano. Quando c’è un aggiornamento dei sistemi operativi, cosa che capita molto frequentemente, spesso la periferica si ferma perché́ lo “strato software” di interfaccia non è più̀ pienamente compatibile. Ciò̀ richiede un urgente intervento di riadattamento e il funzionamento resta interrotto per ore o addirittura per giorni. Questi fermi provocano costi notevoli, specialmente negli ambienti industriali dove le macchine presidiano la catena di produzione. Con il brevetto PRB, non essendoci più̀ alcuno strato software, non c’è più̀ alcun fermo né problema”.

Quali sono gli ambiti di applicazione di questo brevetto?

“Estremamente ampi: tutti quelli in cui si collega una periferica a un computer o a un Thin Client. Ora lo si può̀ fare, tramite la porta USB, facilmente e con sicurezza. Non c’è limite di settore: nella banca, nell’azienda, nei servizi, nell’industria e nelle comunicazioni. Per fornire un’idea più̀ precisa e concreta del campo di applicazione, gli specialisti di settore rilevano che oltre il 60% delle macchine industriali sono collegate tramite Thin-Client e che presto questa cifra supererà̀ il 70%”.

Come pensate di procedere ora con questa innovazione? Quali sono i vostri piani?

“PRB è un “laboratorio che produce soluzioni innovative”, non è un distributore che le diffonde su un vasto mercato. Non vogliamo cambiare la nostra missione, che ci ha permesso per tanti anni di realizzare soluzioni pionieristiche, anticipando i trend futuri. Siccome il patrimonio rappresentato da questo “trovato” è veramente importante, merita di essere condiviso con chi ha la struttura, la dimensione e la finanza adatta a un’operazione di questa portata: una portata estesa a tutto il mondo. Infatti, sono molti i Paesi e i produttori che possono trarre notevole beneficio da questa soluzione. Condivideremo il brevetto con un’organizzazione con le caratteristiche giuste per consentire uno sfruttamento adeguato: siamo già̀ in contatto con alcuni interlocutori interessati al progetto”.

Non temete che qualcuno possa copiare la vostra soluzione?

“Chiunque depositi un brevetto valido è soggetto a questo rischio. È proprio per questo che, da anni, appoggiamo i nostri brevetti allo Studio Fiammenghi di Roma. Ha una storia importante: è stato il primo studio brevettuale in Italia e ha “in casa” anche la tutela legale, curata dai fratelli del titolare Pietro Fiammenghi. Per inciso, lo Studio Fiammenghi è anche noto in ABI e ABI Lab, per i quali ha curato diversi depositi. Su questo fronte possiamo quindi affrontare ogni insidia poiché́ sappiamo di essere in mani esperte, competenti e pienamente affidabili”.

In ultima analisi se Cedacri non avesse avuto quell'esigenza specifica per le tavolette non avreste raggiunto questo risultato...

“Certo, almeno non in questi tempi. Gliene sono sinceramente riconoscente perché ci ha dato l'occasione per realizzare qualcosa di rilevante a livello mondiale. Anche se poi, lo devo precisare, Cedacri non acquistò più la tavoletta grafometrica PRB, ma preferì un prodotto di una società internazionale che richiede la presenza di un apposito strato software per funzionare sui Thin Client. Cose che capitano. Le innovazioni spesso hanno bisogno di tempo per affermarsi, soprattutto in Italia”.
31 Gennaio 2015

 

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