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Sotto pressione il costo del funding bancario per tensioni sui mercati

Rischi del debito sovrano, impatto delle regolamentazioni europee, riflessi sull’attività di raccolta delle banche... Sono alcuni dei temi affrontati nella terza edizione della Mib Conference, l’evento dell’ABI dedicato alla finanza
Ildegarda Ferraro, Sara Aguzzoni
Le tensioni sui mercati finanziari e l’aumento del differenziale tra rendimenti sui titoli italiani e quelli tedeschi mettono sotto pressione la capacità di raccolta delle banche e la rendono più cara con un diretto riflesso sugli impieghi a favore dell’economia. L’andamento dello spread, ossia del differenziale tra titoli, è ormai diventato un termometro quotidiano della nostra vita. Gli investimenti in titoli di Stato delle banche italiane contribuiscono anche a mantenere gli spread su livelli più contenuti senza sottrarre liquidità per le imprese, in quanto i titoli di Stato sono utilizzabili come collaterali per ulteriori finanziamenti da pare della BCE.

Raccolta interbancaria

In questo quadro, si sono inserite le a ste straordinarie di finanziamento a tre anni (Ltro) da parte delle Bce, che hanno consentito di mantenere inalterato il credito all’economia , supplendo al venir meno della raccolta interbancaria sui mercati internazionali. Sono queste alcune delle indicazioni che sono state al centro dei lavori dalla terza edizione della “Markets and Investments Banking Conference”. L’evento organizzato dall’ABI, si è svolto a maggio, nei giorni subito successivi al downgrade di Moody’s per 26 banche italiane e in contemporanea alle rinnovate tensioni sui mercati innescate dall’acutizzarsi del rischio insolvenza di Grecia e Spagna.

Lo stato dell'industria creditizia

“La solidità delle banche italiane, che sostengono l'economia italiana con finanziamenti a imprese e famiglie e con l'acquisto di titoli di Stato, è intrinsecamente legata alla solidità del Paese. Nonostante il peggioramento della congiuntura – ha detto il direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini, in apertura del convegno - crediamo che la traiettoria di messa in sicurezza dei conti pubblici sia tale da garantire solidità al nostro debito e di conseguenza all’industria creditizia. In questo contesto, i giudizi come quello di Moody's dell'altro ieri incidono negativamente sulle famiglie, sulle imprese e sul Paese. Si tratta di un downgrading 'seriale' e per questo inutile sotto il profilo informativo e dannoso perché aumenta l'incertezza, la sfiducia e crea condizioni favorevoli a speculazioni. Nella valutazione della capacità delle banche italiane di fare sistema e di operare a sostegno del Paese, bisogna invece considerare che non sono state compromesse con le criticità derivanti dalla finanza strutturata”. “Le banche italiane – ha sottolineato Sabatini – continuano a subire una notevole pressione non per loro debolezze, ma a causa del riacutizzarsi delle tensioni sui mercati, per la debolezza della governance europea, e anche per effetto del nuovo quadro normativo di Basilea, che non tiene in adeguato conto il differente profilo di rischio delle banche commerciali rispetto alle banche di investimento, penalizzando gli intermediari italiani in tema di capitale”.

Pmi supporting factor

Le banche italiane destinano il 70% degli impieghi ai prestiti alle famiglie e alle imprese e hanno una leva finanziaria più bassa delle altre controparti europee: 14 contro una media del 24. In questo quadro, in occasione della Mib Conference è stato evidenziato come un primo importante passo avanti per allentare i vincoli ai prestiti per le piccole e medie imprese sia giunto in sede europea con la prima approvazione del "Pmi supporting factor", che riconosce un minor assorbimento di capitale per i finanziamenti alle imprese. La considerazione della minore rischiosità sistemica dell’attività finanziaria operata dalle banche che lavorano per l'economia reale, aveva spinto l’estate scorsa Abi, Confindustria, Rete Imprese Italia e Alleanza delle cooperative ad avanzare alla Commissione europea la proposta per introdurre un correttivo riguardante gli assorbimenti patrimoniali che le banche devono considerare per i finanziamenti alle Pmi. È di questi giorni il primo riconoscimento.

Raccolta obbligazionaria

Altro tema di discussione al convegno, la raccolta obbligazionaria effettuata direttamente dalle banche. Nel 2012, si concentra il maggiore ammontare di obbligazioni bancarie in scadenza, pari a 137 miliardi di euro. Gli emittenti bancari hanno registrato un costo crescente del proprio funding, essendo quest'ultimo correlato al rischio sovrano del paese di appartenenza che è aumentato. Il 2012 si sta rivelando essere un anno in cui le banche sono chiamate a misurarsi sulla propria capacità di raccolta sul mercato. Per le banche commerciali raccogliere dagli investitori e dai risparmiatori risorse finanziare significa poi distribuirle all’economia reale, famiglie e imprese.
24 Maggio 2012

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