10 Dicembre 2018 / 21:27
Un consulente virtuale per "parlare" con i dati

 
Fintech

Un consulente virtuale per “parlare” con i dati

di Massimo Cerofolini - 22 Novembre 2018
"Vorrei conoscere le vendite dell'ultimo mese e raffrontarle con quelli di due mesi fa. E vorrei anche sapere quanti utenti hanno visitato i nostri social negli ultimi 90 giorni e su quali canali". Intelligenza artificiale, machine learning e big data iniziano a diventare realtà nel mondo aziendale. Tra le innovazioni che si fanno strada c'è Crystal, la tecnologia che permette di semplificare l'accesso ai dati e di processarne un numero elevatissimo. Bancaforte ha intervistato il suo giovane papà Uljan Sharka di iGenius, start-up milanese di AI ...
Offrire all’interno dell’azienda, anche a quelli digiuni di informatica, la possibilità di interpellare dati e numeri, ascoltare i loro suggerimenti, per iscritto o a voce, con un linguaggio naturale e ordinario, così come si farebbe con un collega più esperto. Si chiama iGenius la società milanese che sviluppa intelligenze artificiali per semplificare l’accesso alle informazioni in possesso dell’azienda. L’ha creata Uljan Sharka, 26 anni, che nel 2008, senza sapere una parola d’italiano, ha lasciato l’Albania per cercare la sua strada in Italia. Per mantenersi ha fatto di tutto, dal barista al commesso, senza mai smettere di studiare per conto suo, da autodidatta, i segreti dei computer. E così, a getto continuo, ha scavato negli algoritmi, testato soluzioni innovative, fino ad estrarre il suo diamante, Crystal, una tecnologia che – dice con orgoglio – “rende democratico ed efficiente l’utilizzo dei dati di cui dispone un’impresa”. Al recente Salone dei Pagamenti (vai allo speciale), Sharka ha raccontato la sua esperienza, lanciata appena due anni fa, e che già conta cento collaboratori sparsi su quattro Paesi (oltre a Milano, che è il quartier generale, anche Londra, Svizzera e Stati Uniti), clienti di altissimo profilo, con un valore di 200 milioni di euro e riconoscimenti internazionali che vanno dalla menzione di Google come primo consulente virtuale al mondo per dati business all’esclusivo accesso alla Camera di commercio della Silicon Valley, passando per una partnership con Facebook in cui vengono create campagne di marketing automatiche per le piccole e medie imprese. Lo abbiamo intervistato.

Anzitutto, come possiamo definire Crystal?

Crystal è un software che legge all’istante i miliardi di dati trattati ogni giorno da un’azienda, i cosiddetti big data, li elabora e poi consiglia come migliorare l’attività di marketing, il controllo di un impianto, la gestione di un ufficio, la valutazione di un cliente e, in generale, qualsiasi cosa che possa accrescere l’efficienza dell’impresa. Lo fa usando una serie di tecnologie di intelligenza artificiale come l’analisi del linguaggio naturale, il machine learning, ossia l’apprendimento delle macchine dall’esperienza o il riconoscimento dell’immagine.

Per dirla in modo semplice?

Oggi per analizzare, ad esempio, l’impatto della propria azienda sui social network sono necessarie competenze avanzate, costose e con tempistiche lunghe. Noi arriviamo allo stesso risultato in un secondo, così come si fa con Siri, l’assistente virtuale installato sui telefonini Apple. Solo che invece di chiedere come sarà il tempo, si possono porre quesiti su obiettivi di lavoro. Nel modo più naturale e diretto possibile: si domanda qualcosa e si ottiene risposta, a voce o per iscritto, a seconda delle circostanze. Ma in realtà il nostro è molto di più che un assistente digitale. E infatti lo chiamiamo consulente virtuale.

In che senso?

Nel senso che il sistema non si limita a fornirci una risposta immediata a un nostro quesito, ma impara a conoscerci in base a come ci comportiamo nel tempo. Se si accorge per esempio che il lunedì chiediamo i dati delle vendite nella settimana precedente, sarà lui a proporceli di sua iniziativa la volta successiva. E ce li fornisce con un messaggio informale, come farebbe un consulente in carne e ossa magari con un WhatsApp. E non solo. Una volta capito quali sono i nostri interessi, ci propone diverse possibili domande a cui è in grado di fornire risposte.

Facciamo qualche esempio.

Se per esempio il software si accorge che nell’attività aziendale c’è stato un imprevisto in una specifica unità e in un determinato giorno, ce lo segnala senza bisogno di essere interpellato. Diventa parte attiva. Ed è un grosso vantaggio in termini di sicurezza. Noi usiamo questa procedura persino per tenere sotto controllo una rete di centrali elettriche.

Scendiamo nelle diverse applicazioni. Siete partiti con il marketing.

Sì, abbiamo testato il sistema nelle attività di comunicazione online. Per esempio, posso prendere il telefonino, schiacciare il tasto e domandare a voce: “Vorrei sapere quanti utenti hanno visitato il nostro sito negli ultimi 90 giorni”. Lui all’istante mi dice il numero. Poi subito dopo aggiunge: “Vuoi sapere anche da quali piattaforme?”, oppure “da quali Paesi?”, o ancora “sai quali sono i colori dei post che hanno funzionato di più?”. Sulla schermata, dopo la prima risposta, appaiono una serie di quesiti a cui è possibile accedere con un click. E il risultato è che l’utente, anche se privo di competenze tecniche, arriva a scoprire cose che neppure immaginava di poter chiedere.

Poi però avete capito che il software ha un raggio d’azione molto più ampio.

Certo, il principio è che ogni azienda dispone di una quantità enorme di dati interni ed esterni, che però rimangono in larghissima parte inutilizzati. Un po’ perché non c’è il tempo di analizzarli, un po’ perché richiederebbero un lungo lavoro da parte di personale specializzato. Noi invece permettiamo a una macchina di esaminare tutte le informazioni disponibili, di qualsiasi tipo, e traduciamo in linguaggio parlato il frutto di questa esplorazione. Nessuna linea di codice da scrivere, nessuna complicazione tecnica. Per la prima volta, in sostanza, annulliamo il divario digitale che spesso frena l’innovazione all’interno dei processi: qualsiasi dipendente, nel modo più semplice, può interpellare il sistema e potenziare così l’efficienza del lavoro. Non è richiesto altro che fare domande e ascoltare le risposte e i consigli di Crystal.

Un’azienda però potrebbe non gradire il fatto che i suoi dati finiscano all’esterno.

In effetti ci sono casi in cui la banca dati dell’azienda potrebbe essere collegata a una piattaforma cloud esterna che processa i dati e li restituisce ordinati. E molti soggetti, soprattutto nel mondo delle banche e per questioni di privacy, non possono autorizzare questa diffusione. La nostra tecnologia invece è proprietaria, senza intervento di terze parti: in pratica, è come un nuovo cervello installato dentro il sistema dell’impresa.

In che modo Crystal può migliorare i processi nel settore bancario?

Ci sono infinite possibilità nei vari settori. Faccio un esempio: si può immaginare un supporto a chi deve decidere se erogare o meno un credito. In tempo reale, mentre magari è al telefono con l’interlocutore, può chattare con Crystal e chiedere un profilo rapido sui suoi comportamenti, sulle sue abitudini, sulle eventuali anomalie nel suo conto corrente. Tutto all’istante, comunicando come si farebbe con una persona fidata.
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