26 Maggio 2019 / 02:00
 Una porta di accesso al Fintech italiano

 
Fintech

Una porta di accesso al Fintech italiano

6 Settembre 2018
“Fintech goes to Italy” è la nuova iniziativa del Salone dei Pagamenti, in collaborazione con Fintech District, che mira a creare un momento di analisi e di confronto di respiro internazionale tra Fintech, banche, incubent, investitori. Con diverse sessioni e uno spazio dedicato, l’obiettivo è di creare un ponte tra le realtà italiane e i mercati esteri. Ne parliamo con Alessandro Longoni di Fintech District

Qual è oggi lo stato di salute del Fintech italiano?

Il Fintech italiano ha mostrato importanti segni di crescita negli ultimi mesi, segnati non soltanto da una migliore capacità delle nostre start-up Fintech nel raccogliere capitali per la loro crescita, ma anche e soprattutto da un forte interesse degli operatori tradizionali a voler conoscere e collaborare con gli imprenditori. Segnali incoraggianti che non sono passati inosservati anche nel contesto internazionale e hanno portato all’ingresso in Italia di importanti aziende del settore che oggi lavorano a stretto contatto con gli operatori nazionali per offrire il medesimo servizio a valore aggiunto per il cliente, migliorando il livello di competitività delle aziende in Italia e producendo effetti positivi sul consumatore.

Perché un soggetto internazionale dovrebbe entrare in Italia?

Nel Fintech, proprio come accade anche in altri settori, il lancio in un nuovo mercato richiede che l’azienda comprenda le caratteristiche del nuovo Paese in cui intende lanciare e sviluppi una strategia corretta per posizionarsi. In tal senso va detto che l’Italia è indubbiamente un Paese che mostra differenze rispetto a mercati come Uk e Francia di cui un soggetto internazionale deve tener conto se vuole operare nel nostro mercato. Allo stesso tempo l’Italia rappresenta una grande opportunità per chi arriva da fuori confine e si trova di fronte ad un settore Fintech che è solo all’inizio ma in cui emerge un forte interesse delle istituzioni finanziarie italiane e dei consumatori finali a scoprire nuovi prodotti e servizi innovativi in grado di offrire un’esperienza meno tradizionale.

Favorire l'internazionalizzazione dell'ecosistema italiano. È questa la mission del Fintech District?

Esatto. Il fatto che all’interno della nostra community il 33% dei membri sia costituito da società che hanno la casa madre all’estero e sono entrate negli ultimi tre anni in Italia, ci posiziona già come porta di accesso alla realtà Fintech italiana. Questo è il ruolo che vogliamo giocare nel panorama del settore Fintech internazionale e abbiamo deciso di presidiare tale posizione con forza e convinzione, sviluppando collaborazioni con i più importanti Fintech hub presenti in Europa, come B-Hive, INNsomnia, LHoFT. Già oggi, grazie alla collaborazione con le prime due, siamo in grado di offrire e proporre alla nostra community opportunità di espansione all’estero attraverso call e percorsi di accelerazione o altri tipi di iniziative da loro organizzate. Orgogliosi di ciò che stiamo facendo, continueremo a operare su questa linea convinti che sia questa la strada da percorre per contribuire alla crescita del sistema Paese, se pur in un segmento che necessita ancora di tempo e della collaborazione di tutti per raggiungere la maturità. Nei prossimi mesi vogliamo continuare in questa direzione e miriamo a creare progetti di cooperazione che ci permettano di affacciarci su mercati importanti come quello statunitense e asiatico.

Fintech District sarà tra i protagonisti del Salone dei Pagamenti 2018. Come nasce questa collaborazione?

Parte dal desiderio condiviso da entrambi di portare un evento nazionale fuori dai nostri confini, mostrando che anche l’Italia ha qualcosa da dire in campo di innovazione e tessuto imprenditoriale. Il mercato italiano è tuttora e da sempre percepito come locale, il percorso da noi proposto e realizzato all’interno del Salone mira quindi ad aprirlo ad aziende estere. Allo stesso tempo puntiamo anche a creare l’opportunità per le aziende italiane di affacciarsi ai mercati europei.

Così è stato costruito il percorso “Fintech goes to Italy” …

“Fintech goes to Italy” nasce dal desiderio di realizzare qualcosa di nuovo e unico nel panorama italiano. L’idea da cui siamo partiti è stata quella di guardare ai temi più interessanti nel contesto europeo, coinvolgendo nell’agenda anche attori internazionali di rilievo che potessero portare al Salone dei Pagamenti un punto di vista diverso sul mercato. Con ”Fintech goes to Italy” si vuole dare risalto al ruolo dell’ecosistema e di tutti gli attori che ne fanno parte, sottolineando l’importanza del loro operato nel settore dell’innovazione. Se vogliamo far aumentare la competitività del nostro Paese è necessario, dal nostro punto di vista, che tutti gli operatori lavorino insieme per creare un ambiente pre-competitivo performante e in grado di favorire la nascita di nuove imprese e l’adozione di servizi finanziari a valore aggiunto da parte dei clienti.

Quali temi saranno affrontati?

Durante i vari incontri di “Fintech goes to Italy” tratteremo i temi strategici per la crescita del Fintech. A partire dal ruolo fondamentale dell’ecosistema fino al dialogo, per noi sempre più necessario, tra Fintech e incumbent. Si parlerà di come il venture capital possa contribuire alla crescita dell’ecosistema imprenditoriale nazionale, e sarà dedicato ampio spazio anche all’esplorazione delle sfide e delle opportunità che il settore presenta.

Perché la lingua “ufficiale” del percorso è l’inglese?

Perché è la lingua con cui dobbiamo imparare a comunicare e con cui le opportunità vengono sempre di più veicolate in un mondo globale. E' essenziale essere in grado di comprendere come il resto del mondo evolve e quali sono le direzioni della finanza e i trend di customer experience per non subirli e rimanere indietro. Come Fintech District miriamo a rendere l’ecosistema Fintech italiano competitivo a livello internazionale quindi ci rivolgiamo a una platea, italiana e non, ma che parla e legge in inglese, che ragiona in chiave globale, non restando chiusa nei confini nazionali
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