20 Luglio 2018 / 12:41
USA E ASIA: LA SFIDA DELL’E-INVOICING

 
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USA E ASIA: LA SFIDA DELL’E-INVOICING

di Liliana Fratini Passi, Marina Schicchi, Giacomo Paci - 1 Dicembre 2010
Il tema della fattura elettronica riveste ormai carattere internazionale. Pertanto, per effettuare una corretta analisi delle sue linee evolutive, non si può prescindere dalla conoscenza dello scenario di Paesi con i quali il mercato europeo ha già attivato da tempo (per esempio gli Stati Uniti) oppure sta sviluppando importanti volumi di scambi commerciali (per esempio alcuni paesi dell’Asia).
Se consideriamo il solo mercato italiano nel 2008, il valore dell’import/export con gli Stati Uniti e con i paesi asiatici ammonta al 12% del valore globale degli scambi, raggiungendo un valore del 40% se si considerano gli scambi Italia-resto d’Europa.
Per quanto riguarda l’Europa, la Commissione Europea sta promuovendo da anni importanti iniziative di sviluppo, soprattutto attraverso i lavori dell’Expert Group on E-invoicing, in grado di coinvolgere un numero sempre più ampio di stakeholder e di supportare fattivamente le fasi di implementazione, affinché la fatturazione elettronica europea possa tramutarsi da opportunità di innovazione a realtà operativa. 
Diversamente, gli Stati Uniti e l’Asia presentano progressi e dati specifici notevolmente differenziati tra di loro, anche in relazione alle iniziative messe in atto in ambito governativo dai diversi Paesi.
Infatti, come evidenzia una ricerca commissionata ad hoc dal Consorzio CBI alla società Celent – pubblicata sul sito www.cbi-org.eu – gli Stati Uniti e alcuni Paesi dell’area asiatica (Cina, Hong Kong, Taiwan, India, Giappone, Corea del Sud) in questo ultimo periodo si sono resi protagonisti di iniziative di recupero economico e  dell’avvio di progetti legati alla generazione di nuove forme di efficienza ed efficacia operativa.

LA SITUAZIONE IN ASIA

Partendo dall’Asia, la ricerca ha rilevato che l’attenzione e gli investimenti sono molto più incentrati sul “paperless trade” – ossia la dematerializzazione degli scambi documentali, come ad esempio le polizze di carico, le bolle di accompagnamento, le distinte di carico e le carte doganali – che sulla sola fatturazione elettronica. L’integrazione del ciclo ordine-pagamento è strettamente collegata al livello di sensibilità acquisito dalle aziende nei confronti dell’offerta integrata dei servizi bancari di Cash (pagamenti) e Trade (scambio merci, quindi, fatturazione).
Nei vari Paesi asiatici la mancanza di pubblicazioni ufficiali non consente di elaborare stime che abbiano una solida base statistica; tuttavia le analisi effettuate su dati aziendali e interviste a capi d’industria mettono in evidenza che i volumi delle fatture scambiate elettronicamente appaiono limitati rispetto ai volumi globali dei pagamenti commerciali e i mercati non possono ritenersi ancora maturi per un suo prossimo sviluppo.
Ciò è dovuto anche al fatto che la normativa fiscale, molto stringente (ad esempio, in Cina e India), tende a rappresentare un ostacolo al pieno sviluppo di iniziative di fatturazione elettronica su larga scala, così come il basso livello di conoscenza dei benefici connessi al trattamento elettronico del processo di fatturazione. Tale fenomeno è evidente anche in paesi economicamente avanzati come il Giappone.
Nel segmento Business-to-Government (B2G), le amministrazioni locali sono molto attive nel promuovere la digitalizzazione dei documenti commerciali: ciò però non implica necessariamente il ricorso specifico all’uso delle fatture elettroniche, sebbene sia maggiormente diffusa la presenza di programmi governativi dedicati alla creazione di centrali di acquisto. A livello governativo è altresì sostenuto lo sviluppo di standard adattati alle singole esigenze ed usi, anche se si tende a mantenere un canale di trasmissione gestito centralmente e di proprietà governativa.

IL MERCATO USA

Passando ad analizzare gli Stati Uniti, per cui si stima un giro annuale di 7 miliardi di fatture elettroniche, la ricerca evidenzia che il pieno sfruttamento dei benefici conseguenti all’utilizzo della fatturazione elettronica è ostacolato dalla prassi consolidata di pagamenti basati su assegni.
L’analisi del quadro normativo fa emergere una mancanza di attivismo del Governo statunitense, che preferisce lasciare l’iniziativa all’autoregolamentazione dei mercati privati (ad es. il Dipartimento della Difesa ha creato un portale per gli acquisti utilizzando tecnologie proprietarie) piuttosto che incentivare una regolamentazione uniforme della fatturazione elettronica. Sulla stessa linea si evidenzia che le modalità di comunicazione non sono state definite a livello di standard ufficiale, sebbene quelle più in uso siano compliant a livello internazionale (Edi, Xml Swift/Iso 20022, RosettaNet).
Anche i canali di trasmissione delle fatture elettroniche sono molteplici e di natura proprietaria: il che evidenzia, ancora una volta, la natura “privatistica” delle iniziative di fatturazione elettronica negli Stati Uniti, che anche a livello Business to Governement lasciano spazio ad accordi specifici stipulati dalle singole Amministrazioni.

INIZIATIVE GLOBALI

La fattura elettronica si rivela un importante strumento attraverso cui l’impresa può reinterpretare il proprio business e reinvestire in attività più efficienti le risorse dedicate in passato alla riconciliazione ed integrazione dei processi logistico-commerciali-contabili. D’altra parte, la sempre più fitta rete di scambi commerciali impone lo sviluppo di modelli operativi interoperabili che consentano allo stesso tempo di mantenere elevato il livello di competitività di ciascun paese.
La Comunità Europea si sta muovendo su tali presupposti, mentre i paesi asiatici e gli Stati Uniti conservano scenari molto specifici. Sarà pertanto necessario favorire lo sviluppo e l’apertura anche di questi mercati a iniziative comuni, al fine di garantire investimenti efficienti di risorse a livello globale.

VOLUMI DI FATTURE ELETTRONICHE NEL MONDO

(fonte: elaborazione CBI su dati Celent)
1. Cina: 97 milioni (2009)
2. Taiwan: 42,8 milioni (2008)
3. Hong Kong: 11,4 milioni (2008)
4. India: 680 milioni (2008)
5. Giappone: n. d. (volumi molto bassi)
6. Corea: più di 100.000 (2007)
7. USA: 7 miliardi (2009)
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