16 Luglio 2018 / 06:36
Zavers, il secondo passo di Google nel mondo dell’e-commerce

 
Fintech

Zavers, il secondo passo di Google nel mondo dell’e-commerce

di Mattia Schieppati - 22 Gennaio 2013
Lanciata negli Stati Uniti la tecnologia che consente di gestire i coupon di sconto. Un giro d'affari da oltre 20 miliardi di dollari e un sistema di commercio elettronico evoluto. Che piace anche alle aziende...
Se la si guarda da semplici utenti, sembra una normale e pratica applicazione che consente di conservare in ordine - tutti in un unico spazio virtuale - e di poter usare quando e dove necessario i diversi coupon di sconto che si accumulano facendo la spesa al supermercato, facendo benzina, acquistando un libro su Amazon oppure approfittando delle offerte online di Groupon, Groupalia e simili. Invece, sotto questo effettivo sforzo consumer-friendly, si intravede il secondo importante tassello - dopo il lancio di Google Wallet - di una chiara strategia messa in atto da Google nel mondo dell'e-commerce e dei sistemi di pagamento.
Questo secondo tassello si chiama Zavers, che è stato lanciato l'11 gennaio e per ora attivo solo negli Usa. Consiste in una sorta di bacheca/portafoglio che consente di acquistare, archiviare e conservare tutti i coupon di sconto proposti da una rete già molto ampia, e in continua crescita, di punti vendita online e offline convenzionati (sul sito www.zavers.com l'elenco dei brand che fanno già parte del network, che vanno da Nestlé a P&G, da L'Oreal alle grandi catene statunitensi della gdo come Superfresh e The Food Emporium).
L'account di ciascun utente di Zavers è direttamente collegato con il relativo account Google Wallet, oppure con la carta di credito, o ancora con il conto telefonico dell'utente: ogni coupon acquistato viene memorizzato dal sistema e direttamente addebitato su uno di questi conti.
Quando si procede - online oppure offline, in questo caso attraverso pagamento con sistema Nfc via smartphone - all'acquisto di un bene o servizio di cui si possiede il coupon di sconto, basta "toccare" sullo schermo del proprio smartphone o tablet il tagliando corrispondente, oppure digitare il codice di sconto nel caso di coupon e acquisti offline, e si procede all'acquisto comprensivo di sconto.
Allo sviluppo di questa tecnologia sta lavorando dal 2006 la Zave Networks, che ha messo a punto la piattaforma digitale e ha strutturato la rete commerciale dei marchi e dei negozi partner. Nel settembre 2011 Google, fiutando l'affare, ha acquisito Zave Networks e ora si lancia in questa nuova branca di mercato. Mercato ricco se si considera che secondo i dati di una ricerca condotta dagli analisti britannici di Juniper Research, il couponing online entro il 2014 muoverà a livello globale un giro d'affari di 22,6 miliardi di dollari (6,5 miliardi solo per quanto riguarda gli acquisti di coupon da mobile), mentre in Italia nel 2012 è stato di circa 400 milioni di euro (dati dell'Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano).
Oltre al giro d'affari legato agli acquisti degli utenti, per Google si apre un secondo fronte di business, ancora più ampio e interessante: la fidelizzazione dei marchi e dei punti vendita che si convenzioneranno con il sistema Zavers, che proponendo i propri coupon sconto si garantiscono spazio in una vetrina potenziale di un miliardo di persone (tanti sono gli utenti unici/mese dell'azienda di Mountain View). Non solo. Come è stato sottolineato da Google nel corso della presentazione del servizio Zavers, la banca dati che si andrà via via raccogliendo attraverso le registrazioni degli utenti e la profilazione sempre più dettagliata delle loro propensioni e abitudini di acquisto costituisce un patrimonio - in termini di marketing e di pubblicità - incalcolabile. «Finalmente, consentirà a chi produce cibo per gatti di non mandare più la pubblicità dei propri prodotti a chi abitualmente acquista cibo per cani, o di inviare un fantastico sconto sull'acquisto di biberon a genitori che hanno i figli adolescenti», spiegano da Google. Esempi che poggiano su una statistica che - da sola - rende l'idea del fenomeno: nel 2011, solamente negli Stati Uniti, sono stati distribuiti sconti per 460 miliardi di dollari sotto forma di coupon (l’1% dei quali in formato digitale), ma solo il 10% di questi è stato realmente utilizzato dai consumatori. Tutti gli altri, sono rimasti sepolti tra pigne di cartacce o in qualche cassetto della cucina, per riemergere inaspettatamente solo quando sono ormai scaduti.
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