20 Giugno 2019 / 23:56
 
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Scenari

Google costituisce un comitato etico per l’AI

di Mattia Schieppati - 01 aprile 2019
Un Advisory Council indipendente chiamato a valutare dal punto di vista dell’etica i progetti più avanzati dell’azienda. Due italiani nel team: Luciano Floridi e Alessandro Acquisti

Non è solo una questione di tecnologia, anzi. Lo sviluppo di sistemi sempre più sofisticati e avanzati di intelligenza artificiale (AI) apre a ogni passo in avanti questioni etiche che trasformano e rimettono in discussione tante delle “regole” acquisite. È una questione che chiama in causa tutti: Governi, centri di pensiero (dalle università ai diversi think-tank globali), ma anche le stesse aziende del tech, che oltre a sviluppare tecnologie con il timone orientato al profitto, cominciano a sentire anche la “responsabilità morale” di stare, in qualche modo, percorrendo rotte nuove in mondi nuovi. Per le quali serve disegnare nuove mappe.

L’ha capito Google, che sul fronte dell’AI è la realtà con forse più frecce al suo arco. E proprio ieri il colosso di Mountain View ha annunciato la costituzione di una task force di “pensatori” chiamati a riflettere sui temi etici che lo sviluppo della AI porta in primo piano.

Si tratta di un comitato indipendente di filosofi, ingegneri ed esperti di politica riuniti in un Advanced Advisory Council (Ateac) indipendente ed esterno all’azienda, che ne esaminerà progetti e piani per capire se qualcuno di questi contravviene a principi etici e, secondo quanto anticipato dalla Mit Technology Review, dovrebbe avere addirittura potere di veto sui progetti.

I componenti del Comiitato

Il gruppo è formato da un filosofo, un economista, un esperto di politiche pubbliche e diversi ricercatori in scienze dei dati, apprendimento automatico e robotica.

Due gli italiani presenti nel Council: Luciano Floridi (nella foto sotto), professore di Filosofia ed Etica dell'Informazione all'Università di Oxford (che ha tenuto lo speech di apertura dell’ultima edizione del Salone dei Pagamenti  - guarda la videointervista di Bancaforte e un approfondimento qui), e Alessandro Acquisti, docente di Information Technology e Public Policy all'Heinz College della Carnagie Mellon University. Gli altri componenti del Council sono: Bubacarr Bah, esperto in matematica applicata e computazionale dell’African Institute for Mathematical Sciences (Aims) South Africa, De Kai, uno dei principali ricercatori nel campo dell’elaborazione del linguaggio naturale e del machine learning e professore alla Hong Kong University of Science and Technology, Dyan Gibbens, imprenditrice ed esperta di ingegneria industriale e sistemi automatizzati, Joanna Bryson, esperta di psicologia, AI e etica della University of Bath, Kay Coles James, esperta di public policy con una lunga carriera nel governo locale e federale Usa, oggi presidente della Heritage Foundation, e William Joseph Burns, ex vice segretario di Stato americano, diplomatico e esperto di politica estera, attualmente presidente del Carnegie Endowment for International Peace.

Il comitato di consulenti «esaminerà alcune delle sfide più complesse per Google», scrive in un blog-post Kent Walker, senior vice president for global affairs di Google. Gli esperti forniranno un punto di vista prezioso, dice Walker, per portare avanti il lavoro del colosso americano ma anche per aumentare le conoscenze su etica e AI nell’intero settore hi tech.

I temi più caldi sul tavolo

Vanno segnalati quelli legati alle implicazioni etiche dei sistemi di riconoscimento facciale e la non-discriminazione nelle tecnologie di machine learning, oltre all’uso dell’intelligenza artificiale a scopi militari, questione che lo scorso anno ha scatenato le proteste degli stessi dipendenti di Google. L’entrata dell’azienda nel progetto Maven della Difesa Usa, che sfrutta le piattaforme AI per analizzare le immagini catturate dai droni, è stata attaccata da molti sviluppatori di Big G come una violazione dei valori di Google, visto che il software veniva messo al servizio di un programma governativo che prevede azioni  militari attraverso l’uso di velivoli a pilotaggio remoto.

 

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