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Inclusione finanziaria, i vantaggi del mobile

di Flavio Padovan - 02 aprile 2019
Secondo una ricerca MasterCard l’utilizzo dei telefonini potrebbe avvicinare 607 milioni di nuovi utenti al settore finanziario, riducendo l'uso di operatori informali

Oltre un terzo della popolazione non bancarizzata a livello mondiale potrebbe avare accesso ai servizi bancari attraverso soluzioni mobile. Questo il risultato di un nuovo studio commissionato da Mastercard che conferma il ruolo fondamentale dell'uso di telefonini e smartphone per migliorare l’inclusione finanziaria.

 

Dalla ricerca “Unravelling the Web” presentata a Oslo lo scorso 28 marzo in occasione del Financial Inclusion Summit (organizzato da Fintech Mundi, uno dei più grandi acceleratori al mondo di FinTech) emerge infatti che nei 15 paesi che rappresentano oltre il 60% della popolazione globale che non ha accesso ai servizi bancari, 607 milioni di utenti dispongono di un telefono cellulare ma non di un conto bancario. La tecnologia mobile potrebbe quindi fornire loro un accesso immediato ai vantaggi concessi dall’inclusione finanziaria.

 

Ad eccezione dell’India, in questi 15 paesi gli utenti in possesso di un telefono cellulare superano di diversi milioni coloro che possiedono anche un conto bancario (in Cina sono 204 milioni).

 

Ma come sottolinea Ann Cairns, Vice Chairman di Mastercard, “fornire esclusivamente l'accesso ai servizi finanziari non è sufficiente. Per ottenere un impatto reale, le persone devono anche utilizzarli attivamente”. Infatti, a livello globale, il 20% delle persone con un conto bancario tradizionale o via mobile non lo ha usato per più di un anno, mentre sempre più persone usano il proprio account occasionalmente.

 

In assenza di servizi bancari, o laddove i prodotti finanziari sono usati in modo sporadico, è inevitabile che le persone si rivolgano a operatori informali, come i “club di risparmio del quartiere”, i creditori di denaro locali e i servizi di rimessa senza licenza. La maggior parte delle persone a basso reddito mostra una maggiore propensione verso questi prodotti finanziari informali e ad avere una vita finanziaria altrettanto articolata. Tuttavia, non hanno protezione legale, affrontano rischi significativi e potrebbero pagare di più per un prodotto di qualità gran lunga inferiore.

 

Inoltre, la ricerca sottolinea testualmente che “la battaglia per l'inclusione non riguarda la creazione di comportamenti o di mercati completamente nuovi. Né si tratta di fornire un accesso semplice al sistema finanziario. Al contrario, riguarda il modo in cui operatori in buona fede e fornitori regolamentati possono fare un lavoro migliore per superare la concorrenza del settore informale”.

 

Un’altra considerazione importante è il divario di genere, che potrebbe aggravarsi qualora le tecnologie mobili e digitali diventassero il canale di utilizzo predominante per i servizi finanziari. Nei paesi in via di sviluppo, ad esempio, è già presente un divario di 8 punti percentuali nella proprietà degli account (67% uomini vs 59% donne). Questo divario raggiunge la doppia cifra in molti paesi, come il Marocco e il Perù, e tocca il 30% in Pakistan e Bangladesh. Infine, le donne hanno una minore probabilità di aver finalizzato o ricevuto un pagamento digitale così come di recuperare fondi di emergenza in caso di criticità, mentre c’è una maggiore probabilità che abbiano fatto ricorso a prodotti finanziari informali.

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