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27 Febbraio 2026 / 22:19
 
Stablecoin, una (possibile) nuova leva strategica per le banche

 
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Stablecoin, una (possibile) nuova leva strategica per le banche

A cura della redazione - 27 Febbraio 2026
Secondo EY, entro il 2030 le stablecoin potranno valere fino a 4,2 trilioni di dollari, arrivando al 10% dei pagamenti globali. Non più nicchia, ma una trasformazione che coinvolge imprese e istituti finanziari.
Le stablecoin escono dalla fase sperimentale e si candidano a diventare una componente strutturale dell'infrastruttura dei pagamenti globali. È questo il messaggio che emerge dalla ricerca "Stablecoins in focus: navigating the new digital financial landscape", presentata da EY al Salone dei Pagamenti 2025, secondo cui entro il 2030 tra il 5% e il 10% dei pagamenti mondiali potrebbe essere regolato tramite stablecoin, per un controvalore compreso fra 2,1 e 4,2 trilioni di dollari. Una proiezione che, se confermata, segnerebbe il passaggio definitivo di questi strumenti digitali da nicchia del mondo cripto a leva competitiva per imprese e istituzioni finanziarie.
La ricerca, condotta su 350 decisori tra corporate e financial institution, in prevalenza tra Stati Uniti ed Emea, fotografa un mercato che conosce lo strumento ma lo utilizza ancora in misura selettiva. Il 100% degli intervistati dichiara di conoscere le stablecoin, ma solo il 13% le utilizza attivamente; tuttavia, tra chi non le ha ancora adottate, oltre la metà prevede di farlo nei prossimi sei-dodici mesi. Ancora più significativa è la dinamica prospettica: tra le organizzazioni con ricavi superiori ai 50 miliardi di dollari, il 96% prevede di adottarle o utilizzarle entro il 2026-2027, mentre il 91% degli operatori finanziari le considera già una priorità strategica .
Il principale terreno di applicazione è quello dei pagamenti cross-border. Secondo i dati illustrati nella ricerca, il 62% delle aziende che già utilizzano stablecoin le impiega per pagare fornitori internazionali, il 53% per accettare pagamenti business dall'estero e il 44% per attività di cash management transfrontaliero. Non si tratta soltanto di una sperimentazione tecnologica: il 41% degli utilizzatori dichiara di aver ottenuto un risparmio sui costi superiore al 10% , mentre tra le motivazioni principali figurano la riduzione delle commissioni di transazione, la maggiore rapidità di esecuzione e la disponibilità di liquidità 24 ore su 24, sette giorni su sette. In un contesto di catene del valore globali e di tensioni geopolitiche che incidono sui tempi e sui costi dei regolamenti internazionali, la possibilità di regolare pagamenti quasi in tempo reale rappresenta un elemento di efficienza non trascurabile.
Per le corporate, l'adozione delle stablecoin è percepita in larga misura come un fattore di vantaggio competitivo: l'87% ritiene che possano apportare benefici tangibili. Non sorprende quindi che il 77% individui nei pagamenti cross-border il principale caso d'uso  e che l'81% stia valutando il ritorno sull'investimento di una loro introduzione. Tuttavia, la novità non si traduce in una corsa all'autonomia. Al contrario, il 63% delle aziende preferirebbe accedere ai servizi in stablecoin tramite il proprio istituto bancario  e il 68% si dichiara disponibile a utilizzare una stablecoin emessa dalla propria banca. È un dato che ridisegna, più che indebolire, il ruolo delle banche nell'ecosistema digitale.
Dal lato delle financial institution, il quadro è ancora in evoluzione. Solo il 15% offre oggi servizi legati alle stablecoin , ma il 57% si dichiara pronto a esplorare attivamente nuove opportunità , in particolare lungo la value chain dell'on/off ramp e delle infrastrutture wallet, entrambe indicate dal 56% degli operatori come ambiti prioritari di sviluppo. La maggioranza prevede di adottare modelli ibridi, combinando soluzioni interne e partnership con fornitori terzi, segno che la costruzione dell'infrastruttura richiede competenze tecnologiche e regolamentari ancora in fase di consolidamento.
A frenare un'adozione più rapida resta soprattutto l'incertezza normativa. Il 73% delle organizzazioni indica la mancanza di chiarezza regolatoria come principale ostacolo . L'approvazione del GENIUS Act negli Stati Uniti, richiamata nella ricerca come primo passo verso una cornice più definita , segnala che il tema è ormai entrato stabilmente nell'agenda dei policy maker. Ma la costruzione di un ambiente interoperabile e sicuro richiederà un coordinamento internazionale, soprattutto in un ambito, come quello dei pagamenti digitali, che per sua natura trascende i confini nazionali.
La traiettoria delineata da EY suggerisce che le stablecoin non si limiteranno a replicare in forma digitale i meccanismi esistenti, ma potrebbero diventare il tessuto connettivo di nuovi modelli di business. L'integrazione con sistemi ERP aziendali, wallet digitali e API bancarie, unita alla prospettiva di pagamenti automatizzati tra agenti software, apre scenari in cui la moneta digitale stabile diventa strumento di regolamento embedded nei processi operativi. Se la quota del 5-10% dei pagamenti globali entro il 2030 dovesse materializzarsi, le stablecoin non rappresenterebbero più un'alternativa ai circuiti tradizionali, ma una loro estensione evoluta. Con una differenza sostanziale: la promessa di combinare stabilità del valore, efficienza tecnologica e presidio regolamentare, ridefinendo l'equilibrio tra innovazione e fiducia che è alla base di ogni sistema dei pagamenti.
 
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