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Linkedin all'assalto dell'head hunting italiano

Linkedin all'assalto dell'head hunting italiano

Uffici a Milano e un business plan di sviluppo in Italia. Ecco la strategia del social network quotato al Nasdaq e utilizzato dai due terzi dei professionisti italiani
Franco Volpi
Certo, ai tempi del web – e a maggior ragione se del web sei uno dei big, quotato sei mesi fa al Nasdaq – “non importa dove ti trovi, ma importa che cosa fai”, sostengono i guru della Silicon Valley. Eppure, si vede che anche “esserci” ha la sua importanza, se appunto una delle social company a più forte tasso di crescita come LinkedIn, il social network dei professionisti nato nel 2003 e cresciuto come una sorta di enorme ufficio di head-hunting mondiale, e che conta oggi 135 milioni di selezionatissimi iscritti, ha scelto di radicare via via nel corso dell'ultimo anno la sua presenza territoriale con uffici “fisici” nazione per nazione. E, dalla scorsa settimana, ha aperto un proprio quartier generale anche in Italia, a Milano, con un attivo team di una decina di persone al lavoro sotto la guida di Marcello Albergoni, manager che proviene dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers.
Il meccanismo che sta alla base del successo di LinkedIn è, come in tutte le storie di successo della rete, semplice: un contenitore popolato e dedicato ai professionisti dei settori più diversi, che attraverso questo strumento alimentano la propria sfera di conoscenze e contatti, partecipano a gruppi di discussione legati alla propria professione e, naturalmente, lo utilizzano come vetrina professionale cui le aziende possono accedere e valutare profili per eventuali proposte di collaborazione professionale. Vetrina sempre più fondamentale oggi, in un panorama lavorativo sempre più traballante, aziende che tagliano e mercato del lavoro che gioca al ribasso.
«Il 52% dei professionisti italiani è pronto a ricollocarsi in Europa e negli Stati Uniti per continuare a seguire la propria carriera», conferma - citando una ricerca sviluppata dall'istituto Ipsos - Ariel Eckstein, a.d. per Europa, Africa e Medio Oriente di LinkedIn, in occasione dello sbarco milanese. «Gli italiani sono social networkers avidi, abbiamo superato i due milioni e mezzo di iscritti. I più numerosi sono a Milano, Roma e Bologna. In pratica, un terzo dei professionisti italiani crede che i social media siano importanti per far progredire la loro carriera. E aziende come Telecom, Ferrari, Ibm, ma anche l'Università Bocconi», spiega Eckestein, facendo i nomi, «usano LinkedIn per coinvolgere il pubblico professionale. I settori italiani più rappresentati sul social network sono l'information technology, le telecomunicazioni, il marketing e la pubblicità. Oggi le aziende che decidono di assumere non possono permettersi di sbagliare: cercano i migliori».
Il motivo della necessità per LinkedIn di rafforzare la propria presa sul territorio, attraverso uffici nelle “capitali produttive” dei diversi paesi (aperture a Parigi, Stoccolma, Londra, Dublino, Amsterdam e Monaco hanno anticipato Milano) è chiaro: se per i singoli utenti infatti il social network è una vetrina gratuita, le revenue arrivano dai servizi dedicati che LinkedIn offre, a pagamento, agli uffici del personale delle aziende e alle agenzie di collocamento, che costituiscono poi il braccio operativo, “fisico”, dell'attività virtuale svolta dal network. I clienti aziendali che, nel mondo, usufruiscono dei servizi di LinkedIn sono circa 5mila, una quarantina in Italia. Ampliare questa rete di rapporti è lo scopo del team milanese.
Non solo: gli utenti che quotidianamente utilizzano il social network sono anche un pubblico molto interessante (quasi tutti professionisti di fascia medio-alta) per gli inserzionisti pubblicitari, e così la raccolta pubblicitaria e il marketing diventano altri due canali di business importanti. «Nonostante la crisi, la pubblicità online cresce. In Italia ci sono opportunità anche sotto questo punto di vista», conferma Eckstein.
5 Dicembre 2011

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