15 Ottobre 2018 / 19:57
Regione Lombardia dice sì all’home sharing

 
Fintech

Regione Lombardia dice sì all’home sharing

di Mattia Schieppati - 28 Settembre 2015
Approvata dal Consiglio regionale la prima legge (in Italia) che norma il fenomeno Airbnb, che nell'anno dell'Expo sta avendo un vero boom: in 8 mesi ben 400 mila persone l'hanno utilizzato in Lombardia. Regole snelle per chi affitta e richieste di maggiore trasparenza. Cosa succederà nel resto d'Italia?
Il titolo della legge è noioso e anonimo come tutti i dettati legislativi: "Politiche regionali in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo”. Ma se si ha il coraggio di entrare nel merito del provvedimento numero 236/2015 approvato dal Consiglio regionale della Lombardia lo scorso 16 settembre, tra le varie disposizioni in materia di turismo si trova nero su bianco (e approvato dall’aula - qui il testo completo) un passo rivoluzionario verso lo sdoganamento legale di una delle colonne portanti della sharing economy: la condivisione (dietro compenso) delle abitazioni private. In pratica, una regolamentazione – prima in Italia e tra le prime nel mondo, accanto a capitali di respiro internazionale come Parigi, Londra, Amsterdam – del business su cui si basano realtà innovative come, su tutte, Airbnb, e inquadra in maniera definitiva il fenomeno sempre più esplosivo dell’home sharing, che ha visto in Milano e nella Lombardia una delle realtà più attive anche grazie al “ciclone Expo” che ha portato a Milano e nell’hinterland milioni di visitatori da tutto il mondo (Bancaforte aveva già raccontato l’impatto del fenomeno Airbnb in Italia). Stando alle cifre, solo nei primi mesi del 2015 e solo in Lombardia 400 mila persone hanno dormito nelle case di privati messe a disposizione sulla piattaforma, facendo segnare un clamoroso +200% rispetto ai dati dell’anno precedente.

Due passaggi chiave

I punti salienti della legge, quelli che ne danno il tono, sono due.
1. I residenti in Lombardia sono liberi di condividere le loro case occasionalmente.
2. L’home sharing viene classificato come un’attività non professionale, con tutte le conseguenze e le semplificazioni che ne derivano (si slega, cioè, dall’assimilazione a imprese che svolgono attività alberghiera).
Rimangono ovviamente dei paletti per chi affitta, ma che stanno più nel campo del buonsenso che in quello della follia burocratica: bisogna rispettare alcuni standard in materia di igiene, abitabilità e fasce di prezzo, comunicando in anticipo e in almeno due lingue dei minimi e dei massimi. Si deve inoltre compilare un modulo online da inoltrare alla Questura del proprio Comune, per denunciare alle autorità quali e quante persone sono ospitate nella propria abitazione. Chi affitta più di tre alloggi, ha inoltre l’obbligo di stipulare assicurazioni di responsabilità civile. Resta aperta la questione relativa alla tassa di soggiorno, elemento che riguarda le singole amministrazioni comunali, e quindi sarà oggetto di successivi accordi diretti tra comuni e piattaforme di home sharing.

Airbnb approva ...

Airbnb opera in 190 Paesi, con oltre un milione di sistemazioni disponibili (erano solo 600 mila un anno fa!) e 40 milioni di persone che l'hanno sperimentato. Secondo alcuni analisti il fatturato generato - quest’anno attorno ai 900 milioni di dollari - dovrebbe arrivare a 10 miliardi nel 2020 (leggi qui)
«Fino a questa legge», sottolineano da Airbnb Italia in un comunicato ufficiale, «le regole per l’home sharing occasionale in Lombardia erano complesse e poco chiare, destinate a professionisti dell'ospitalità. Le nuove regole riconoscono che molti di coloro che ospitano di Airbnb non sono aziende o professionisti, ma persone comuni che condividono le loro case occasionalmente e utilizzano i guadagni come una risorsa per le proprie necessità».
Il passo di Regione Lombardia era molto atteso non solo dall’headquarter italiano di Airbnb o dei privati che già mettono online le proprie abitazioni o stanze (13mila attualmente le offerte su Milano), ma anche dagli stessi Comuni. Che ora hanno un quadro giuridico definito all’interno del quale agire (e andare a drenare risorse…). Immediata infatti è stata la dichiarazione di Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro del Comune di Milano, che da mesi aveva intavolato una discussione con gli operatori della sharing economy: «Dobbiamo ancora vedere nel dettaglio la nuova normativa, ma comunque il fatto di avere finalmente una legge regionale permette, a noi Comune che non siamo ente legiferante, di concludere gli accordi singoli che stiamo prendendo da mesi con le aziende come Airbnb», ha detto.
Curioso notare come a questa «apertura» verso un fenomeno innovativo che riguarda gli immobili non corrisponda un altrettanto innovativo e aperto intervento del legislatore rispetto ad altri ambiti, come per esempio la mobilità (ovvero, la questione Uber). Forse che gli albergatori si arrabbieranno meno dei tassisti?
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