Revolut lancia EURR. Le stablecoin in euro entrano nella fase industriale
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11 Settembre 2026
Il token emesso da Bridge arriva mentre BANCOMAT e Qivalis preparano le alternative del settore bancario. In un mercato ancora al 99% in dollari, si apre la partita per portare l'euro nelle infrastrutture on-chain
Revolut mette l'euro sulla blockchain e lo fa scegliendo la strada più rapida: distribuzione propria, emissione affidata a uno specialista. EURR, la prima stablecoin in euro proposta dalla fintech, è partita per un gruppo selezionato di clienti in Danimarca, Polonia e Portogallo. Il rollout negli altri Paesi dello Spazio economico europeo è previsto nel corso dell'anno.
L'Italia, dunque, non rientra nel primo perimetro. Ma la notizia ci riguarda da vicino, perché EURR arriva proprio mentre il settore bancario italiano sta lavorando su almeno due fronti per costruire una presenza propria nel mercato delle stablecoin: EUR.BANK, il progetto promosso da BANCOMAT con nove banche, e Qivalis, l'iniziativa paneuropea alla quale partecipano oggi Banca Sella, UniCredit, BPER Banca e Intesa Sanpaolo.
Prima, però, vale la pena chiarire cosa sia esattamente EURR. L'etichetta "stablecoin di Revolut" rischia di nascondere un dettaglio importante: l'emittente non è Revolut Bank, ma Bridge Building S.A., società della piattaforma Bridge acquisita da Stripe nel 2025 e autorizzata in Lussemburgo come istituto di moneta elettronica. Revolut Digital Assets Europe, CASP regolamentato ai sensi di MiCA, la offre ai clienti e la integra nella propria app.
È quindi un e-money token, riscattabile al valore nominale presso l'emittente e sostenuto dalle riserve previste dalla normativa europea. Non è un deposito bancario e non gode della relativa garanzia.
Questa distinzione aiuta anche a leggere la strategia. Revolut mette sul tavolo ciò che possiede in abbondanza: oltre 80 milioni di clienti, 16 milioni dei quali già utilizzano servizi crypto, un'app nella quale convivono conto, cambio valutario e asset digitali e una capacità di distribuzione internazionale costruita negli ultimi dieci anni. Bridge fornisce l'infrastruttura di emissione e il presidio regolamentare.
EURR nasce per muoversi su più blockchain e wallet esterni. Nella prima fase servirà soprattutto a rendere più diretto il passaggio dall'euro alle criptovalute e viceversa. Revolut guarda già oltre e cita pagamenti internazionali, transazioni aziendali e settlement tra i possibili sviluppi.
«EURR collega direttamente 80 milioni di clienti Revolut alla finanza on-chain. Combinando la nostra portata globale e la nostra infrastruttura bancaria autorizzata con un accesso istantaneo denominato in euro all'ecosistema delle criptovalute - spiega sostiene Emil Urmanshin, Head of Crypto and New Bets di Revolut - stiamo liberando il potenziale pratico delle stablecoin che nessuna banca tradizionale o piattaforma nativa crypto può eguagliare».
È un'affermazione ambiziosa. Ed è proprio il confronto con ciò che stanno preparando le banche europee a renderla interessante.
Il dollaro occupa quasi tutto il mercato
Le stablecoin in euro esistono già. EURC di Circle, EURCV di Société Générale-Forge ed EURI di Banking Circle sono tra quelle che hanno raggiunto maggiore consistenza. La dimensione, però, resta minima.
A gennaio 2026 la capitalizzazione complessiva delle stablecoin denominate in euro era intorno ai 450 milioni di euro. Quelle in dollari valevano circa 300 miliardi. In termini di quota sul mercato mondiale, il dollaro è al 99%.
Questa sproporzione spiega perché il tema sia uscito da tempo dai confini del trading crypto. Se pagamenti internazionali, tesoreria aziendale, titoli tokenizzati e settlement su DLT cresceranno utilizzando come unità di conto quasi esclusivamente il dollaro, il problema per l'Europa non sarà avere perso una gara tra token. Sarà aver lasciato ad altri la valuta con cui funzionerà una parte delle nuove infrastrutture finanziarie.
La BCE lo dice ormai esplicitamente, legando la questione delle stablecoin anche alla sovranità monetaria europea.
Revolut affronta il problema da un'angolazione tipicamente fintech: togliere attrito. «Revolut ha inizialmente eliminato le commissioni nascoste e gli attriti nel cambio valuta: ora stiamo facendo esattamente la stessa cosa per le criptovalute», spiega Iman Olya, Product Owner - Stablecoin. «EURR rimuove completamente la difficoltà di passare da on-chain a off-chain e viceversa».
È probabilmente qui il vantaggio competitivo più immediato di EURR. Non serve convincere un cliente Revolut a entrare in un nuovo ambiente: l'ambiente è quello che già usa. Il token viene aggiunto all'esperienza esistente.
Le banche italiane stanno costruendo un modello diverso
EUR.BANK parte da un presupposto differente. BANCOMAT non sta semplicemente preparando una stablecoin da distribuire sul mercato: sta lavorando con Banca Generali, MPS, Banca Sella, Banco BPM, BPER, Cassa Centrale Banca, Credem, Crédit Agricole Italia e Intesa Sanpaolo alla sperimentazione di un ecosistema interoperabile collegato alle banche.
Per ora non sono coinvolti clienti. I test riguardano infrastruttura e casi d'uso, dai pagamenti e regolamenti on-chain 24 ore su 24 alla tokenizzazione degli strumenti finanziari, incluso il debito sovrano, fino ai flussi cross-border.
C'è soprattutto una scelta che distingue questo progetto e che, dal punto di vista bancario, pesa molto: le riserve sono destinate a rimanere presso le banche. Il tema riguarda direttamente la raccolta. Se una stablecoin cresce sottraendo depositi al settore bancario per trasferirli verso riserve detenute altrove, cambia infatti il circuito attraverso cui quella liquidità alimenta il credito e l'economia.
È anche per questa ragione che ABI sta seguendo con attenzione queste sperimentazioni. «ABI guarda con favore alle iniziative di settore sulle stablecoin finalizzate ad approfondire scenari, opportunità e possibili soluzioni a beneficio dell'intero settore bancario italiano e, più in generale, del Paese», ha dichiarato il Direttore Generale Marco Elio Rottigni in occasione dell'avvio dei test di EUR.BANK, sottolineando la complementarità con le iniziative pubbliche e il possibile contributo a innovazione, sicurezza e competitività.
Qivalis porta la stessa discussione su scala europea, ma con un'architettura ancora diversa. Nato inizialmente dall'alleanza tra alcuni grandi gruppi, il consorzio è cresciuto fino a riunire 37 istituzioni finanziarie di 15 Paesi. Banca Sella e UniCredit erano tra gli aderenti della prima fase; successivamente sono entrate anche BPER e Intesa Sanpaolo.
La società costituita ad Amsterdam sta lavorando all'autorizzazione come istituto di moneta elettronica sotto la supervisione della banca centrale olandese. L'obiettivo è una stablecoin in euro pienamente coperta 1:1, pensata per pagamenti e settlement on-chain e sostenuta da una rete bancaria paneuropea.
Qui la scala non arriva da decine di milioni di utenti di una singola app. Arriva dalla somma delle banche che partecipano al progetto, dalla loro clientela, dalle infrastrutture e soprattutto dalla possibilità di utilizzare il token dentro servizi finanziari già regolamentati.
La vera gara comincia dopo l'emissione
Il lancio di EURR dimostra che il mercato si sta muovendo più velocemente della discussione teorica sulle stablecoin. Ed è forse questo l'aspetto che deve interessare maggiormente le banche.
Emettere un token conforme a MiCA è solo l'inizio. Per farne un'infrastruttura servono liquidità, distribuzione, convertibilità, blockchain sulle quali utilizzarlo, merchant o imprese disposti ad accettarlo, mercati sui quali regolare transazioni. Servono soprattutto casi d'uso abbastanza convenienti da spingere clienti che già dispongono di bonifici istantanei, carte e wallet a cambiare abitudine.
Revolut prova ad arrivarci dalla clientela retail e dall'universo crypto. BANCOMAT sta cercando il collegamento con il mercato domestico dei pagamenti e con le banche. Qivalis mette insieme grandi istituzioni europee e guarda a una moneta on-chain utilizzabile su scala continentale.
Non sappiamo ancora quale modello troverà maggiore spazio. Probabilmente non ce ne sarà uno solo.
Per il settore bancario italiano la questione, comunque, è già più concreta di quanto apparisse pochi mesi fa. Il 99% delle stablecoin mondiali parla ancora in dollari; contemporaneamente, soggetti con capacità distributive molto elevate stanno iniziando a portare sul mercato token denominati in euro.
Mai Leduc Blount, Head of Product di Bridge, sintetizza bene l'altro lato della competizione: «Le nostre autorizzazioni MiCA ed EMI forniscono la base affidabile per qualsiasi azienda che voglia costruire con infrastrutture denominate in euro».
È esattamente ciò che stanno facendo anche le banche, ma con asset, competenze e interessi diversi: raccolta, liquidità, rapporti con famiglie e imprese, pagamenti, credito, mercati finanziari.
EURR aumenta quindi la pressione competitiva, ma rende anche più evidente la posta in gioco. L'euro on-chain non è più un progetto da laboratorio. Sta diventando un mercato. E il settore bancario italiano ha iniziato a costruirvi il proprio spazio.