19 Luglio 2018 / 11:43
Valutazioni attuariali nel settore bancario

 
Carriere

Valutazioni attuariali nel settore bancario

di Giampaolo Crenca ed Aldo Balestreri (*) - 22 Maggio 2014
Ancora poco diffuse in Italia, rappresentano un'importante opportunità nella gestione dei rischi, anche non finanziari
Come nel settore assicurativo anche nel settore bancario sussistono numerosi processi e valutazioni legati ad eventi aleatori che necessitano di appropriate tecniche di misurazione. L’Attuario, figura professionale dedita alla quantificazione razionale dell’incertezza, è il professionista capace di risolvere questa tipologia di problemi attraverso l’applicazione di modelli e tecniche probabilistiche.
Ma non è solo un fatto di tecnica, c’è infatti anche un altro aspetto meritevole di essere sottolineato ed è l’approccio mentale prima, e metodologico poi, che caratterizza l’attività dell’Attuario in questo, come in altri settori. Egli infatti possiede, per il percorso di studi e di esperienze effettuate, la percezione economica del rischio e quindi la sensibilità verso l’identificazione e la cognizione dei rischi puri e finanziari, e non solo: relativamente a tali rischi è anche capace, laddove ne ricorrano le condizioni tecniche e la disponibilità di dati ed informazioni sufficienti, di quantificarli, modellizzarli, verificarne gli effetti futuri, utilizzando tecniche deterministiche e/o stocastiche.
I relativi risultati sono utili sotto il profilo strategico, per gli azionisti ed il management che su tali esiti razionali fidano per le loro decisioni circa la solvibilità, lo sviluppo e la redditività di un’azienda di natura finanziaria (banche, compagnie di assicurazione, ecc.), ma anche in altri settori, quali ad esempio l’industria non finanziaria (dando luogo in questo caso ad un settore specifico di analisi più noto con il nome di Enterprise Risk Management –ERM ).

Attuario, una professionalità emergente nella valutazione dei rischi

Ancora poco questa figura è utilizzata però nel settore bancario e non finanziario in Italia, mentre lo è molto in quello assicurativo e previdenziale; in altri Paesi il suo utilizzo in tutti e quattro i settori è molto più frequente. I settori di maggiore applicazione sono ovviamente quello del Risk Management inteso in senso lato fino alla pianificazione e controllo.
Uno degli ambiti in cui la professionalità dell’Attuario potrebbe offrire interessanti contributi al mondo bancario è quello della valutazione dell’Economic Capital. L’esperienza dell’Attuario può offrire un valido supporto nella quantificazione dei diversi rischi (tra cui mercato, credito, controparte, etc.), ma in questo articolo, per limiti di spazio e perché tema particolarmente interessante e su cui ci sono diversi spazi di approfondimento, ci soffermeremo sui rischi operativi.
La valutazione del capitale per poter garantire in modo statistico-probabilistico la solidità aziendale (ovvero per ridurre a valori minimi la probabilità di non poter rispettare i propri obblighi) dovrebbe essere effettuata con un approccio risk-based, cioè basato sul possibile impatto economico e finanziario dei rischi cui la società è soggetta e sull’avversione/propensione al rischio del management aziendale, ciò anche al fine di presentarsi sul mercato con parametri soddisfacenti per l’ottenimento di un adeguato rating. Tra i rischi oggetto di valutazione è sicuramente incluso il rischio operativo, che nella formula standard di Basilea II (così come nel regime Solvency II per le Compagnie di Assicurazione) è valutato con approcci ‘fattoriali’ (in cui l’Economic Capital viene calcolato come il prodotto di una misura come ad es. il margine di intermediazione per un determinato fattore), che non tengono conto della reale rischiosità di un Istituto rispetto all’altro ma di una rischiosità media di mercato calibrata su dati contabili.
Un metodo sicuramente più sofisticato e maggiormente rispondente al reale profilo di rischio è quello del Loss Distribution Approach ( LDA ), che utilizza metodi attuariali per stimare la distribuzione di probabilità delle due dimensioni del rischio (impatto e frequenza) e per costruire una distribuzione di probabilità, modellandone le dipendenze, come sinteticamente di seguito graficamente rappresentato:
Nonostante tale metodologia sia molto diffusa nel mondo bancario per le realtà che non usano l’approccio standard, presenta alcuni limiti di applicazione dovuti alla mancanza di campioni statistici robusti e quindi alla necessità di ricorrere all’integrazione dei dati raccolti all’interno attraverso la Loss Data Collection ( LDC ) con dati esterni, ma anche all’expert judgement che possono condizionare sensibilmente i risultati.
Si può anche ricorrere a modelli alternativi quali gli approcci causali, in cui è possibile valutare tramite distribuzioni di probabilità le cause che generano gli eventi. In un modello causale si utilizzano metodi statistici avanzati e sofisticati per descrivere le complesse interrelazioni tra i diversi fattori operativi aziendali / fonti di rischio e per modellare le distribuzioni di probabilità dei singoli fattori. In un processo di tipo causale le perdite (effetti) sono eventi condizionati dalle determinazioni di fattori sottostanti (risk drivers, ovvero i fattori di rischio) e il sistema è formalizzato in modo da catturare le dinamiche fondamentali che, all’interno del sistema stesso, governano il rischio operativo. Il modello può comunque incorporare e sfruttare i risultati delle analisi LDA.
La scelta del modello “giusto” da adottare per una società è delicata e deve essere effettuata considerando le finalità per cui viene creato, la disponibilità di dati, di strumenti e di knowhow. Il passaggio da un modello standard ad un metodo più avanzato di valutazione non è sicuramente un passaggio facile, ma i vantaggi di tale approccio sono sicuramente notevoli, permettendo sia il miglioramento nella gestione e nella riduzione del rischio che del requisito patrimoniale.

Un modello per il settore bancario

Un possibile approccio intermedio da proporre al mondo bancario italiano, che potrebbe essere adottato da numerose realtà, potrebbe essere quello “ibrido” tra lo“standard” e quello basato sull’LDA, in cui si utilizzi lo stesso approccio LDA per alcuni segmenti di rischio, in cui si hanno disponibilità di dati, e quello standard per i rimanenti: tale processo potrebbe essere un punto di partenza per iniziare a costruire un modello più aderente al rischio della banca che può essere successivamente sviluppato nel corso del tempo. Abbiamo solo toccato uno dei possibili temi che riguardano peraltro, nel settore bancario, solo quello della solvibilità e del risk management. Se ci addentrassimo su tale argomento scopriremmo che l’Attuario potrebbe offrire un importante supporto nelle valutazioni di diverse tipologie di rischio (si pensi alle distribuzioni di probabilità di default insite nel ciclo delle sofferenze) e lo sarà sempre più anche nel nuovo regime di Basilea III.
Un’opportunità in più quindi per le banche quella di usufruire sempre più della professionalità attuariale, che è in grado di fornire un valore aggiunto importante nella valutazione e gestione dei rischi, siano essi finanziari che non.
(*) rispettivamente Presidente e Consigliere del Consiglio Nazionale degli Attuari
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