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 E ora parliamo

E ora parliamo

La voce conquista posizioni. Per comunicare tra noi con le note vocali, ma anche nel contatto con i computer o con gli smartphone. Con effetti nuovi e sorprendenti. Soprattutto con prospettive davvero interessanti ...
Ildegarda Ferraro

Parliamo tra noi

“Scusa potresti ricaricarmi la carta? Sono in un centro commerciale bellissimo, ci sono i saldi e la mia carta è vuota”. La voce di mia figlia arriva argentina. Sono in metropolitana, ho visto il suo messaggio vocale su WhatsApp e non ho avuto la forza di non ascoltarlo. Non sai mai che sta succedendo a una figlia adolescente. Se arriva un messaggio lo ascolti. Ovviamente sono al centro dell’attenzione. Non ho le cuffiette e tutti hanno ascoltato. Qualche signora mi guarda con sguardo complice, come dire: “Normale amministrazione, sono figli, battono sempre cassa”. E allora visto che tanto sono in piazza, premo anche io il microfono e mando alla destinataria e al pubblico non pagante della metro in un’ora serale di punta la mia versione: “Cara, purtroppo ora proprio non posso. Guarda le cose che possono interessarti e poi ripasseremo insieme”.

Ma anche con le macchine

In principio era il telefono, poi abbiamo avuto le mail, siamo poi passati agli sms e ai messaggi WhatsApp e siamo ora alla voce. Quello che va per la maggiore è il messaggio vocale in tutte le direzioni. Tra noi, tra noi e le macchine e anche tra le macchine e noi. Anche se da quest’ultimo punto di vista io litigo sempre con Siri, l’assistente virtuale dell’Ipad. Puoi chiederle qualunque cosa e nove su dieci non capisce, ti risponde fischi per fiaschi e si lamenta pure dicendoti che sta solo facendo il suo lavoro. “Siri per favore dimmi dove sono?” “Ti trovi in Via del Collegio Capranica, 40 Roma”, “Siri, ma che dici io sono a Piazza del Gesù 49 Roma” e lei: “Non vedo accessori connessi alla rete”. Riprovo: “Ho solo detto che sono a Piazza del Gesù 49”, nuova risposta improbabile: “Non credo sia il momento per affrontare l’argomento…in più non ho nessuna competenza in materia”. “Sono a Piazza del Gesù 49?” ripeto. E Siri: “Ho bisogno di un’applicazione che mi aiuti a soddisfare la tua richiesta. Cerca nell’AppStore”. Lascio perdere: “Va bene scusa”, la risposta è: “Non so se ho capito bene”. “Va bene grazie non ti preoccupare” e Siri: “Figurati”.

Perché scrivere se puoi parlare?

Il tema è all’ordine del giorno. L’Economist ha dedicato una copertina e un ampio speciale alla questione. La possibilità di usare la voce può rendere i computer meno ostici e più accessibili. Parlare farà crescere l’interazione con la tecnologia e la renderà più facile ed efficace, dalla lavatrice, che ci dirà quanto manca alla fine del lavaggio, alle assistenti virtuali, che potranno aiutarci a largo raggio.

Intanto le macchine imparano

La capacità dei computer di capire quanto viene detto è uno dei risultati del “deep learning”, una tecnica di intelligenza artificiale in cui un software ha un addestramento basato su milioni di casi. Di qui il miglioramento nelle trascrizioni, nelle traduzioni e anche proprio nel suono della voce della macchina. Insomma dalla voce al testo, alla traduzione e anche proprio nel parlare i computer stanno crescendo. Che non vuol però dire che capiscano il significato di quanto diciamo. Ed ecco i problemi di incomunicabilità tra me e Siri, l’assistente virtuale dell’Ipad. Avere una voce accattivante non significa capire il contesto e il senso delle cose. E poi ci sono le ironie, le metafore, dire una cosa e intenderne un’altra. Insomma, complicato. Il gioco è talmente grande che l’Economist ricorda che Amazon offre un premio da 1 milione di dollari per un robot che possa dialogare in modo coerente e accattivante per 20 minuti. Come dire che è normale che io e Siri non andiamo d’accordo.
I consumatori e i regolatori hanno certamente un ruolo nello sviluppo dei computer che parlano. Perché sono tanto più utili quanto più sono personalizzati, in altri termini ampio accesso a calendari, email e informazioni sensibili. E quindi problemi di privacy e sicurezza. In più la presenza di microfoni crea la spiacevole sensazione di sistemi sempre aperti e che ascoltano. Se poi il computer è collegato a Internet il problema può essere ancora maggiore.
Certo l’utilità è tale che si supereranno i dubbi e si userà la voce perché può essere davvero più utile. Se Siri funzionasse la userei costantemente, camminando o facendo altro. E poi può essere determinate per chi ha problemi nell’usare schermi e tastiere. E anche la conoscenza delle lingue avrà prospettive nuove. Perché la voce fa la differenza. E le prospettive sono infinite: da “Siri dimmi che strada devo fare” a “Siri trovami un lavoro”.

I messaggi vocali

Ripenso alle note vocali di mia figlia. Devo dire che uso con parsimonia l’invio della mia voce. Troppo abituata a scrivere velocemente più che a mandare un messaggio vocale. Ancora meno a mio agio a dettare un messaggio che si trasformi in testo scritto. Perché in fondo voce e testo scritto sono proprio diversi. Con la voce ti muovi contando su elementi impercettibili. Dettare direttamente e passare dalla forma parlata a quella scritta può non essere così facile. Non puoi dare l’intonazione e quello che dici diventa completamente un’altra cosa.
E comunque con un messaggio vocale inviato c’è sempre questo effetto pubblico che disarma. E allora l’unica cosa sono le cuffiette per evitare di essere in palcoscenico ed anche di infliggere gli affari nostri agli altri. È un po’ una questione di galateo minimo da tenere in conto.
Certo se per comunicare torneremo a usare la voce invece di scrivere gli effetti ci saranno anche sulla lingua. Ma questa è tutta un’altra storia.
3 Febbraio 2017

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