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Internet ci cambia

Internet ci cambia

Piccole costanti mutazioni si sedimentano su di noi. Come saremo è un’ipotesi dibattuta. Probabilmente più miopi e con una mente un po’ diversa. Ma possiamo avere il nostro peso in questa trasformazione
Ildegarda Ferraro

Come siamo

“Per favore, ti chiedo per favore, non stare costantemente su quel telefono. Se continui così diventerai miope. Sì, lo so che vedi benissimo, ma tieni conto che l’oculista ha già detto che ti vuole rivedere spesso”. Come madre di una figlia adolescente combatto tutti i giorni una battaglia persa in partenza, perché certo non posso competere con smartphone, ma anche pc e tablet, che hanno un fascino senza confini. Noi parlavamo al telefono di casa. Anche ore. Ora il fisso è un pezzo di archeologia industriale. Le telefonate che arrivano sono rare e quelle che partono una vera eccezione. I nostri figli sono costantemente connessi. E anche noi a dir la verità non facciamo eccezioni.
In tutti i corsi universitari ormai la verifica di quanto dice il docente è una costante. Il professore parla e gli allievi focalizzano su Internet quanto viene detto, provvedendo anche alla sostanziale verifica delle informazioni. E nelle conferenze e negli eventi anche io devo ammettere che non sempre riesco a resistere a un riscontro costante di quanto racconta l’oratore. La rete ci risponde in tempo reale e intanto con il nostro quesito incamera la realtà.

Internet sulla mente

Molte le ipotesi di come la nostra testa subirà modifiche. Tutte un po’ catastrofiste. Così per esempio l’Economist ha dedicato un articolo al tema, chiedendosi se Internet mangerà il nostro cervello. La questione è affrontata dal libro di una neuroscienziata inglese, Susan Greenfield, il cui titolo Mind Change: How Digital Technologies are Leaving their Mark on our Brains rende subito evidente che certo la nostra mente cambierà. La tesi è che smartphone e social network risucchiano gli utenti in una insoddisfacente parvenza di realtà, annullano i ricordi, atrofizzano le competenze sociali e generalmente “rottamano” il cervello. Niente è senza effetti, nel senso che il cervello reagisce a tutti gli stimoli e ovviamente anche usare Internet può alterare la struttura fisica del cervello. Certo, chiarisce Susan Greenfield, ogni esperienza può alterare la struttura fisica perché sono proprio queste alterazioni la via seguita per apprendere. Il cervello con cui andiamo a dormire non è lo stesso con cui ci svegliamo la mattina dopo.
Assodato questo, il passaggio successivo è verso un catastrofismo che l’Economist un po’ prende in giro, sottolineando che sostanzialmente si arriva alle preoccupazioni familiari quando si dice per esempio che i video rendono violenti oppure che i social network portano a essere solitari e asociali. Sempre secondo l’Economist le prove a sostegno di queste tesi sono spesso incerte. E così dall’analisi di Google come memoria protesi, si arriva con un salto logico a ipotizzare un futuro in cui le persone non riusciranno a interiorizzare i fatti e hanno costantemente bisogno di un’assistente digitale tascabile. Insomma, le preoccupazioni non sarebbero diverse da quelle che hanno riguardato la radio, il rock'n'roll e la televisione. Tutto può portare a legittimi dubbi, negli ultimi 500 anni è sempre accaduto, dal caffè agli scacchi, fino alla stessa scrittura, considerata da Platone possibile causa di atrofia di memoria. L’unica certezza è che il web avrà effetti su quello che siamo e su come saremo. Ma la certo lo sappiamo e possiamo influire.

E sul corpo

Saremo forse un po’ più grassi e probabilmente più miopi. Sul primo aspetto non ci si può scommettere, perché proprio il web si va accreditando anche come nostro trainer per tenerci in forma. È probabile comunque che prenderemo qualche chilo. È abbastanza certo, invece, che useremo più occhiali. In quarant’anni sono raddoppiati i miopi, erano il 13% e oggi sono il 25% della popolazione. Un po’ tutti sulla stampa ne hanno scritto. Lo ha raccontato per esempio su Repubblica Cristina Salvagni oppure Antonella Sparvoli sul Corriere della Sera con una partecipazione di commenti che rende bene il livello dell’interesse.
Il bello è che mentre la neuroscienziata cade nel catastrofismo e nel già sentito e detto, i normali lettori attivano un sano senso di reazione positiva. Diventeremo più miopi? La risposta è: “migliorare si può” con tecniche di costante esercizio. L’idea è che si può comunque lavorare peral ridurre il rischio, esercitando e riabilitando i propri occhi. In questo senso si va dalle tecniche più sofisticate ai sani consigli di buon senso per ridurre la tendenza alla miopia. E così, per esempio, può essere utile sbattere le palpebre per inumidire gli occhi; ogni 20 minuti guardare a 20 metri di distanza per 20 secondi; controllare gli occhi ogni anno; allontanare per quanto possibile l’apparecchio; stare attenti ad avere una buona illuminazione (leggi qui).

Le scelte nelle nostre mani

Se Internet peserà sulla nostra mente e sul nostro corpo saremo comunque noi a poter influenzare il cambiamento. La consapevolezza fa e farà la differenza. Molto è nelle nostre mani. E naturalmente nelle nostre menti e nei nostri occhi.
19 Settembre 2014

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