21 Maggio 2019 / 16:33
Open Banking, oltre la compliance

 
Fintech

Open Banking, oltre la compliance

di Flavio Padovan - 15 Febbraio 2019
Per Paolo Zaccardi, CEO Fabrick, le banche italiane stanno ormai completando le ultime attività per il primo test del 14 marzo. Ma la vera sfida inizia ora – spiega in questa intervista a Bancaforte – e riguarda la capacità di innovare i modelli di collaborazione e di business per affrontare il nuovo scenario. Necessario un cambio culturale

È ormai prossima la prima delle scadenza previste dalla PSD2 per la compliance sull'Open Banking. Come si stanno muovendo le banche italiane?

“Sono tutte entrate nell’ottica di questo importante cambiamento già lo scorso anno e ormai c’è ovviamente piena consapevolezza delle prossime scadenze. Pertanto tutte le banche si sono mosse o stanno completando gli ultimi passaggi per ottemperare alle richieste imposte dall’attuazione della normativa ed essere pronte per il primo test del 14 marzo, che prevede la pubblicazione delle proprie API su una piattaforma. Per rispondere a questo obbligo di compliance, sul mercato italiano ci sono diverse proposte, dove un ruolo fondamentale è ovviamente e giustamente giocato da CBI, che come operatore di sistema ha raccolto attorno a sé la maggior parte degli operatori. Naturalmente anche la nostra piattaforma è un soggetto riconosciuto per assolvere a questa parte di pura compliance. Ma la nostra mission è un’altra: quella di svolgere un ruolo di abilitatore per le banche verso nuovi modelli di collaborazione e business, andando molto oltre alla compliance e facendo loro svolgere un ruolo attivo nel fintech. È questa la vera sfida e opportunità. In questo senso, la novità importante che riscontriamo negli ultimi mesi è proprio la sempre più forte, e anche qui consapevole, attenzione delle banche italiane rispetto alle opportunità di business che la PSD2 offre. Si è capito che il fintech non va necessariamente subito ma si può cavalcare, trovare nuove fonti di revenue, cambiare i modelli, allargare lo spettro dei servizi. Noi aiutiamo il sistema in questo”.

Quali sono i punti di maggiore difficoltà da affrontare? È vero che ci sono poche TPP disponibili per i test a livello europeo?

“Sì, oggi è vero che ci sono poche TPP, ma credo sia anche fisiologico, nel rispetto delle priorità che specialmente i nuovi attori si devono dare, fino a che non ci sarà l’effettiva entrata in vigore della PSD2. In realtà quello che vediamo, anche dall’osservatorio privilegiato che abbiamo creato con la community Fintech District, è che c’è un numero significativo di soggetti che potrebbero svolgere questo ruolo. Tante realtà vedono, nella possibilità di aggregare le informazioni dei clienti, un valore per i clienti stessi. Fabrick abilita questi attori e consente a TPP e a account service provider di accedere a tutti i gateway utilizzando un’unica interfaccia, garantendo un time to market più veloce. Quindi non credo che il numero di TPP rappresenti un problema. Il punto cruciale resta certamente il cambio culturale del sistema, ma come dicevo rapidamente sta evolvendo anche questo”.

Quali banche si sono al momento rivolte a Fabrick?

“Andando oltre al processo di compliance e concentrandoci invece sul tipo di relazione con gli Istituti bancari che abbiamo privilegiato e riteniamo core, ossia quello di accompagnarli verso un ruolo attivo nei nuovi scenari che si stanno delineando, il dialogo è aperto con la maggior parte degli operatori che specie negli ultimi mesi mostrano sempre più interesse e attenzione per capire e individuare ambiti di collaborazione sui servizi più interessanti per loro”.

Quali sono i vantaggi che offre Fabrick rispetto ad altri soggetti che offrono solo gateway PSD2?

“Siamo gli unici ad aver maturato un’esperienza di abilitazione della collaborazione tra banche e fintech e partner tecnologici in modo esteso. Abbiamo creato un ecosistema con questo obiettivo e quello che possiamo fare è andare oltre la compliance per sviluppare la componente competitiva

A che punto siamo in Italia in tema di Open Banking?

Le banche italiane stanno portando avanti il complesso processo di compliance ed evoluzione al nuovo scenario della Psd2 e dell'Open Banking, ponendo le basi per lo sviluppo di nuovi modelli di business e di servizio. Bancaforte ha realizzato uno Speciale dedicato a Psd2 e Open Banking, raccogliendo la voce dei protagonisti del mercato bancario e delle aziende di servizi.
Leggi gli articoli:
e le interviste a:
- Vincenzo Fiore di Auriga
- Paolo Zaccardi di Fabrick
- Michele Dotti di Cedacri
delle banche attraverso lo sviluppo di modelli basati su nuovi servizi che vengono disegnati anche in base alla lettura e interpretazione dei dati e delle informazioni a cui la PSD2 dà accesso”.

Open Banking oltre la compliance: quali opportunità apre alle banche?

“Moltissime, ed è proprio per supportarle nell’individuare quali perseguire, quando e come che nasce Fabrick”

Il mondo finanziario si sta già muovendo secondo il paradigma dell'open innovation o è ancora in attesa?

“Certamente è un paradigma nuovo per il sistema bancario. Si sono già viste iniziative singole in questa direzione ma ora notiamo un forte interesse ad utilizzare una piattaforma come la nostra che permette di stabilire collaborazioni anche tra banche per abilitare l’open innovation con un approccio di sistema che coinvolge banche, fintech e corporation. Faccio un esempio. È di questi giorni la notizia che il servizio Hype, a tutti gli effetti una soluzione per una nuova gestione del denaro, ha raggiunto i 600 mila utenti, e continua a crescere. Attraverso Fabrick tutto il lavoro svolto per consentire il raggiungimento di questi straordinari risultati, può essere messo a disposizione di altri istituti e operatori come modello per costruire nuove soluzioni di light banking personalizzate”.

Quali saranno i primi servizi ad essere lanciati sfruttando le potenzialità del nuovo ecosistema che si viene a creare?

“In questi primi mesi di lavoro all’interno dell’ecosistema Fabrick si stanno distinguendo per capacità innovativa alcuni percorsi di innovazione “verticali” che hanno subito riscontrato un’accoglienza positiva da parte degli utenti, e che dimostrano come l’openness non sia solo una filosofia, ma produca valori tangibili. Ad esempio i servizi digitali dedicati alla gestione ottimizzata del business di PMI e liberi professionisti, un target molto interessante che in Italia rappresenta ben il 53% del segmento PMI, ma difficile da presidiare, a cui noi arriviamo attraverso la compartecipazione societaria che abbiamo insieme a FinLeap in Beesy Italia, startup specializzata nella facilitazione della gestione finanziaria digitale. Una soluzione che ancora una volta è da un lato tesa a portare rapidamente sul mercato strumenti efficienti per il cliente finale, ma d’altro canto riconferma ancora il trend crescente di soluzioni di open innovation. Un trend che riteniamo possa svilupparsi ulteriormente attraverso la collaborazione di ecosistemi diversi, per mettere in relazione e a valore le eccellenze e le realtà innovative di diversi settori. Ci sono un mare di opportunità di innovazione legate ai servizi finanziari che si possono aprire avviando un dialogo con i mondi del foodtech e del fashiontech, solo per stare a due ambiti nei quali il made in Italy ha davvero tante carte da giocare. Un gioco che è, oggi, solo all’inizio”.
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