16 Luglio 2018 / 14:51
Più flessibilità per superare la crisi

 
Banca

Più flessibilità per superare la crisi

di Flavio Padovan - 31 Ottobre 2011
Dal convegno organizzato dall’ABI a Roma il punto sull’evoluzione regolamentare prevista da Basilea 3
Regole sì, ma in sintonia con le esigenze dell’economia reale. Lo chiede l’industria bancaria e lo chiedono anche le imprese”. Con queste parole il direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, ha aperto l’incontro che l’Associazione Bancaria Italiana dedica annualmente all’evoluzione della tabella di marcia imposta da Basilea 3 e all’analisi dell’impatto della direttiva sull’economia reale. Considerato l’attuale momento congiunturale negativo, particolare attenzione è stata dedicata proprio alle ricadute della revisione della normativa sul tessuto produttivo del nostro Paese, un aspetto che preoccupa non poco le aziende di credito che vogliono continuare a garantire il tradizionale sostegno al comparto imprenditoriale nazionale, caratterizzato da dimensioni minori rispetto a quelle estere. Nel corso dell’evento numerosi relatori sono intervenuti su questo punto, sottolineando come, nonostante l’origine della crisi sia stata esterna al modello di banca commerciale tradizionale, la revisione delle regole interesserà in modo sensibile l’intero sistema finanziario, con implicazioni macroeconomiche preoccupanti derivanti dall’adozione di requisiti patrimoniali più elevati.

Una proposta congiunta

“Sono maturi i tempi per un impegno comune per far sì che l’applicazione di Basilea 3 sia conforme alla struttura produttiva nazionale ed europea perché ha dichiarato Sabatini così com’è formulata oggi, rischia di provocare penalizzazioni per il sistema imprenditoriale italiano, già messo a dura prova dalla crisi”. Banche e imprese condividono timori e valutazioni sulle nuove misure e in maniera congiunta hanno formulato una proposta che, senza mettere in discussione l’impianto della direttiva, prevede un meccanismo di correzione che limita i rischi di una restrizione del credito per le piccole e medie imprese, ossatura dell’economia italiana ed europea.
L’iniziativa, che vede unite ABI, Confindustria, Alleanza Cooperative, Rete Imprese Italia e le rappresentanze del mondo produttivo europeo, prevede l’introduzione di un fattore moltiplicativo il “Pmi Supporting Factor” che applicato al calcolo del rischio di credito associato al comparto Pmi delle banche, possa compensare l’incremento quantitativo del requisito patrimoniale minimo richiesto dalla direttiva ed evitare, così, il rischio di un restringimento del credito.

Rischio credit crunch per le Pmi europee

Il rischio di un calo del tasso di crescita del credito disponibile, infatti, potrebbe avere un effetto negativo rilevante sulla velocità di ripresa dell’economia, con un diverso impatto tra Europa e Stati Uniti a causa della diversa dipendenza dal credito bancario da parte delle imprese. In particolare, l’impatto sarebbe più significativo per le Pmi europee che dipendono in misura maggiore dal credito bancario. Secondo stime dell’ABI, il credito bancario erogato alle imprese, in percentuale del totale, ammonta a circa il 74% nell’Area Euro contro il 24% circa negli Stati Uniti. La revisione delle regole comporta diverse conseguenze: nel breve termine coefficienti patrimoniali più elevati implicano un aumento del costo medio del finanziamento, per cui un deficit di capitale è suscettibile di provocare una modifica al ribasso della crescita del credito.
Nel lungo termine, pur tendendo a prevalere gli effetti benefici, emergono altre ricadute, connesse con la necessità di mantenere stabili nel tempo i nuovi e più elevati requisiti patrimoniali. A parità di utili non distribuiti e rischiosità dell’attivo, maggiori livelli di capitalizzazione richiedono profitti più alti (più Roa) o, in alternativa, una decelerazione della crescita delle attività che implica una minore crescita del credito. Per sostenere le ragioni della loro proposta i vertici dell’ABI, insieme a quelli di Alleanza delle Cooperative, Confindustria e Rete Imprese Italia, hanno incontrato prima il Vicepresidente della Commissione europea e Responsabile per l’Industria, Antonio Tajani, e successivamente il Commissario per il Mercato Interno, Michel Barnier (si veda articolo a pag. 49)

Necessario un effettivo level playing field

È fondamentale creare effettive condizioni di allineamento delle regole in Europa e a livello mondiale per non penalizzare le banche commerciali, come quelle italiane, che concentrano la maggior parte dell’attività nel credito all’economia.
Una penalizzazione che non viene corretta da Basilea 3 così com’è formulata oggi” ha continuato Sabatini. L’ABI ribadisce, così, la necessità che l’applicazione delle nuove misure sia equa e uniforme a livello europeo ma anche a livello globale, incluso negli Stati Uniti, Paese che ha già disatteso l’applicazione delle precedenti regole del Comitato di Basilea sui requisiti patrimoniali minimi delle banche (Basilea 2).

Regole necessarie, ma non sufficienti

Stefano Mieli, direttore centrale per la vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, è intervenuto ricordando che “la definizione delle regole di Basilea 3 non esaurisce gli interventi regolamentari in risposta alla crisi. Sono diversi i temi ancora aperti su scala globale; e anche su di essi sarà essenziale il confronto con l’industria bancaria”.
Si tratta innanzitutto del trattamento prudenziale dei rischi posti dalle istituzioni sistemicamente rilevanti (SIFI, Sistemically Important Financial Institutions). Questi operatori, spesso cross-border e di dimensioni molto elevate rispetto alle capacità di intervento dei governi dei paesi d’origine, hanno contribuito a rendere più gravi gli effetti della crisi. L’Fsb, il Financial Stability Board, si è impegnato a presentare al G20 del prossimo novembre una serie di raccomandazioni.
L’obiettivo di fondo è definire un framework istituzionale e regolamentare in cui sia rafforzata la capacità di tali intermediari di assorbire le perdite. Tema non meno controverso è quello della gestione delle crisi di tali operatori, considerato il rilevante impatto sulle finanze pubbliche nazionali. I principi e le raccomandazioni pubblicate dal Fsb lo scorso novembre richiedono che ogni Paese si doti di un quadro istituzionale che consenta la liquidazione ordinata di un ntermediario sistemico.

Shadow banking

I regolatori internazionali stanno lavorando intensamente anche sul tema del cosiddetto “sistema bancario ombra” (shadow banking). Da sempre, nelle fasi come quella attuale in cui le regole sulle aziende di credito tendono a diventare più stringenti, risultano maggiori gli incentivi a spostare i rischi su componenti meno regolamentate del sistema finanziario. Secondo la Banca d’Italia è cruciale un attento controllo perché un grado inadeguato di conoscenza, valutazione e contenimento dei rischi posti da tali intermediari vanificherebbe gli interventi di riforma realizzati sugli altri tasselli del sistema finanziario, oltre a determinare un piano di gioco non livellato e favorire arbitraggi regolamentari.

Conciliare regole e innovazione finanziaria

Significativi progressi sono stati compiuti anche in tema di derivati Otc, la cui riforma è ispirata ai principi-cardine della trasparenza e della riduzione del rischio sistemico. Gli elementi caratterizzanti delle iniziative in corso sono la standardizzazione dei contratti, la compensazione centralizzata, più severi requisiti di capitale e l’obbligo di raccolta delle informazioni presso i trade repositories. Oltre all’importanza di garantire un adeguato grado di controllo sugli operatori presso i quali sarà centralizzata l’operatività in derivati, rimane aperta la questione centrale, e cioè come riuscire a conciliare regolamentazione e innovazione finanziaria.

Convergenza dei principi contabili

Si sta lavorando intensamente anche su altre questioni, come l’interrelazione tra regole prudenziali e principi contabili. Le autorità di regolamentazione finanziaria sono impegnate a favorire la convergenza tra la normativa europea (IAS/Ifrs) e quella statunitense (U.S. Gaap), approfondendo in particolare gli aspetti relativi all’ambito di applicazione del fair value e le modalità di determinazione degli accantonamenti a fronte del rischio di credito. Si tratta di una sfida ambiziosa ma necessaria, secondo Banca d’Italia, da cui dipende la possibilità di ottenere tutti i benefici attesi dalla riforma prudenziale. L’esperienza della crisi, infatti, ha mostrato la rilevanza dell’impatto che i principi contabili possono avere sulla stabilità sistemica.

Cosa prevede Basilea 3

(Rosangela Iannicelli)
Con l’espressione Basilea 3 si indica un insieme di provvedimenti approvati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria in conseguenza della crisi finanziaria del 2007-08. L’intento è perfezionare la preesistente regolamentazione prudenziale del settore bancario (a sua volta denominata Basilea 2), aumentare l’efficacia dell’azione di vigilanza e migliorare la capacità degli intermediari di gestire i rischi che assumono.
Basilea 3 è una normativa molto articolata che mira dunque a rafforzare le banche e renderle pronte ad affrontare eventuali crisi attraverso l’introduzione di alcune misure, tra cui:
  • innalzamento della qualità del capitale regolamentare per aumentare la capacità delle banche di assorbire le perdite;
  • determinazione di più elevati requisiti patrimoniali: il capitale minimo passa dall’ 8% al 10,5%;
  • creazione di buffer anticiclici, risorse patrimoniali in eccesso nelle fasi cicliche espansive a cui poter attingere nei periodi di tensione;
  • introduzione di un indice di leva finanziaria (leverage ratio), per contenerne l’indebitamento;
  • estensione della copertura dei rischi, in particolare per le attività di trading, le cartolarizzazioni, le esposizioni a veicoli fuori bilancio e al rischio di controparte connesso a strumenti derivati;
  • introduzione di due standard globali minimi di liquidità, costituiti dal liquidity coverage ratio focalizzato sul breve periodo e dal net stable funding ratio, indicatore strutturale di più lungo periodo.
Con oltre 950 partecipanti, più di 70 relatori, 11 sessioni tematiche (di cui 2 plenarie), Basilea 3 si conferma l’evento record nel settore bancario, dimostrando l’attenzione che il mondo finanziario, e le aziende di credito in particolare, stanno prestando alla nuova complessa normativa. Nel corso delle due giornate si sono susseguiti interventi, approfondimenti e testimonianze per un totale di oltre 33 ore, a cui devono essere aggiunti gli incontri e le presentazioni avvenute presso gli stand presenti nell’ampia area espositiva. Per mantenere vivo il confronto sull’evoluzione della regolamentazione e fare il punto sulle novità e i prossimi passi, anche quest’anno l’ABI organizza a dicembre (il 6 a Roma, presso la sede di Palazzo Altieri) un secondo momento dedicato a Basilea 3, un appuntamento di alto aggiornamento a cui interverranno i regulators italiani ed europei, le istituzioni coinvolte, gli accademici, oltre naturalmente alle banche e ai maggiori player di mercato.

Tutti gli articoli del Dossier “SOTTO L'OMBRELLO DI BASILEA 3”

Dal convegno organizzato dall’ABI a Roma il punto sull’evoluzione regolamentare prevista da Basilea 3
Le domande di Basilea 3, le risposte delle banche e gli scenari per le imprese. Intervista a Gianfranco Torriero dell’ABI
ABI, Confindustria, Alleanza delle Cooperative e Rete Imprese Italia hanno presentato a Michel Barnier, Commissario UE per il mercato interno, una proposta per non penalizzare i crediti alle Pmi
Spunti, commenti e aspettative emersi tra i relatori e i partecipanti al Convegno Basilea 3
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