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Privacy: un nuovo Regolamento per tutta Europa

Privacy: un nuovo Regolamento per tutta Europa

Approvata dal Parlamento Ue la riforma della legislazione che risaliva al 1995. Entro due anni, norma unica per tutti i 28 Paesi, applicazione anche a imprese extra Ue, obbligo della figura di un Data Protection Officer in azienda ...
Mattia Schieppati
«Oggi il Parlamento europeo ha adottato una riforma storica della legislazione in materia di protezione dei dati della Ue, che promette di portare benefici reali all’intera Unione europea. È stato un lungo viaggio dal febbraio 2012, quando la Commissione europea ha presentato le sue proposte di Regolamento. Abbiamo lavorato duramente con i governi nazionali, i membri del Parlamento europeo, le imprese e le organizzazioni non governative per la progettazione di nuove regole che sostengano il diritto fondamentale alla protezione dei dati garantito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea e porteranno benefici per i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione». Il dado è tratto. Con queste parole il 14 aprile Jan Philipp Albrecht, vice-presidente della commissione del Parlamento europeo per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e Věra Jourová, Commissario europeo per la giustizia, i consumatori e l’uguaglianza di genere, hanno annunciato l'approvazione da parte del Parlamento europeo del nuovo Regolamento Ue in materia di protezione dei dati personali e della direttiva che regola i trattamenti di dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini.
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Il Consiglio Ue prenderà formalmente atto entro giovedì 21 aprile dell’approvazione del nuovo pacchetto di riforma da parte del Parlamento, ed entro 45 giorni circa il testo definitivo sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Il Regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione ma solo tra due anni le sue disposizioni saranno direttamente applicabili in tutta l’Unione europea.

Cosa cambia nell’era del digitale?

Si tratta di un passaggio storico, che finalmente aggiorna a una contemporaneità decisamente mutata la precedente legislazione che risaliva al 1995 (la celebre ma ormai consunta Direttiva 95/46/Ce) e non normava in maniera chiara e compiuta tutto il tema privacy-web e il trattamento dati online. A sottolineare sia le tematiche che andranno maggiormente a incidere sul sistema macroeconomico, sia sul diritto dei singoli alla privacy, sono sempre i due rappresentanti Ue nella loro dichiarazione congiunta, scandendo i motivi per i quali, dicono, «l’economia trarrà anche un grande beneficio da questa riforma». Di seguito le novità principali derivanti dalla riforma:
  • Il nuovo regolamento è un fondamento essenziale per il reale sviluppo di un «mercato unico digitale» a livello continentale. Inoltre, la riforma ridurrà i costi e aumenterà la certezza del diritto per le imprese, con un unico insieme di norme in tutta Europa che sostituiranno 28 divergenti normative nazionali.
  • Ci sarà finalmente parità di condizioni tra imprese Ue ed imprese extra-Ue: queste ultime, infatti, dovranno applicare le stesse regole delle imprese della Ue quando offriranno servizi nell’Unione Europea.
  • Si tratta di un regolamento «basato sulla responsabilità dei titolari dei dati», ha spiegato Giuseppe Brusia, segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali. «Tutti coloro che li utilizzano avranno l'onere di proteggerli, facendo attenzione in primis alle misure da adottare per garantire la loro sicurezza. Ciò apre anche nuove opportunità professionali», sottolinea Brusia: «ogni soggetto, sia esso pubblico o privato, dovrà dotarsi di un Data Protection Officer, una nuova figura che assumerà una rilevanza strategica all'interno delle aziende (secondo un primo calcolo del Sole 24Ore, sono circa 45.000 le aziende italiane che rientrano nell'obbligo di designare un responsabile della protezione dei dati secondo il dettato del nuovo regolamento Ue - Leggi qui. È per esempio una figura obbligatoria per le pubbliche amministrazione centrali e locali, mentre nel privato sarà obbligatorio sicuramente nel settore sanitario e per gli operatori economici che svolgono attività di profilazione su larga scala).
  • Le nuove regole sono anche adatte per l’innovazione, in quanto incoraggiano le tecniche di privacy da usare, quali l’uso di pseudonimi, la crittografia e la protezione dei dati in fase di progettazione (la cosiddetta "protection by design"). Per i cittadini europei, insomma, la protezione "end to end" delle comunicazioni diventerà un diritto, e la crittografia (difesa per esempio a spada tratta da Apple nel recente braccio di ferro con l'FBI), diventerà un obbligo per tutte le aziende.
  • La direttiva stabilisce, per la prima volta, norme comuni per il trattamento dei dati a fini giudiziari e di polizia all’interno di tutti gli Stati membri. Obiettivo è quello di «innalzare le garanzie per la privacy dei cittadini quanto interviene un trattamento dati per motivi giudiziari e di polizia, ma anche facilitare notevolmente lo scambio e l’uso delle informazioni utili per il contrasto a fenomeni come criminalità e terrorismo».
  • Il regolamento permette alle persone di riprendere il controllo dei propri dati personali nell’era digitale. Questo significa, soprattutto, avere informazioni più chiare e più comprensibili su come i nostri dati personali sono trattati. E’ stato introdotto, seppur con delle limitazioni, anche il diritto di sapere quando i nostri dati sono stati violati, e potrebbero essere, quindi, oggetto di trattamenti non autorizzati, dunque non leciti. Sarà più facile per le persone trasferire i propri dati personali tra i fornitori di servizi, ad esempio da un social network a un altro, e tutto questo grazie a un nuovo diritto alla portabilità dei dati. Infine, anche il diritto all’oblio, su cui da poco più di un anno la Commissione Ue sta lavorando (a partire dal contenzioso con Google), avrà regole più certe.

Buttarelli: una risposta dovuta alla realtà dei big data

Giovanni Buttarelli, Garante europeo della privacy
«Il nuovo regolamento ha richiesto anni di lavori, ma ora l'Europa dimostra la sua leadership al resto del mondo: questa è la legge sulla privacy più avanzata in assoluto, su scala mondiale», ha dichiarato il Garante europeo della privacy, l'italiano Giovanni Buttarelli, in una lunga intervista concessa a Repubblica (leggi qui). «Non è perfetta, ma è adattabile alle esigenze del futuro. La quarta rivoluzione industriale è alle porte, i big data sono una realtà. Tutto questo significa che le nostre abitudini saranno tracciate, che gli algoritmi saranno persino in grado di prevedere i nostri comportamenti. Penso alle macchine che si guidano da sole, all'Internet delle cose, alla localizzazione, ai social network: tutto questo "parlerà" di noi. Ma l'Europa con queste nuove regole pensa al futuro e decide che qualsiasi impostazione deve essere a favore degli utenti, "orientata" alla privacy. Chi rinuncia alla riservatezza deve poterlo fare con consapevolezza, essere informato dei diritti a cui rinuncia: deve poter scegliere».
Positivo anche il commento di Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali: «L’approvazione del Regolamento e della Direttiva rappresentano per l’Unione un traguardo importante, atteso da tempo. Ma si pongono anche come una sfida sia per le Autorità Garanti sia per imprese, soggetti pubblici, liberi professionisti chiamati a un ruolo di grande rilievo e responsabilità nel garantire un sempre più elevato grado di tutela delle persone che vivono e operano nell’Unione. Un percorso verso una più ampia protezione dei dati personali, soprattutto nel mondo digitale che si apre già da subito e che vedrà l’Autorità italiana impegnata in un dialogo costante con tutti gli attori in campo e con le altre Autorità Garanti europee».
19 Aprile 2016

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