17 Luglio 2018 / 19:30
Se una banca start-up sposa le start-up

 
Fintech

Se una banca start-up sposa le start-up

di Mattia Schieppati - 6 Marzo 2014
CheBanca! lancia il contest per nuove idee di business nel settore Fin-Tech. Ce ne parla il Dg Roberto Ferrari
Con Roberto Ferrari, direttore generale di Che Banca!, abbiamo approfondito l’iniziativa CheBanca! Grand Prix, lanciata in collaborazione con il Politecnico di Milano e con StartUp Italia e rivolta a start-up con un’idea di business in ambito Fin-Tech (finanziario-tecnologico). Vedi anche l'articolo Tra banche e start-up è colpo di fulmine.

Perché Che Banca! Ha deciso di “sposare” il mondo delle start-up lanciandosi in un contest che prevede un impegno così a lungo termine?

Da un lato, con le start-up la nostra realtà ha una forte consonanza. Siamo nati come start-up a forte connotazione digitale, oltre che bancaria, con una mission tipica da start-up: cambiare il paradigma del retail bancario italiano. Questo contest, e più in generale la nostra attenzione alle idee di business innovative nell’ambito Fin-Tech, è il nostro modo per contribuire all’innovazione dell’ecosistema bancario e finanziario dell'Italia. Un settore in cui viviamo una sorta di complesso di inferiorità rispetto a quanto viene ideato e innescato in Uk, ma mi pare che anche i nostri giovani startupper abbiano in mano delle ottime carte da giocare.

Quali sono le vostre attese rispetto alle start-up che andrete ad esaminare?

Per chi, come noi, guarda all’innovazione non come a un’immaginetta, ma a una leva di business, è naturale aprirsi all’esterno, andare a cercare chi sta lavorando su idee innovative, prodotte magari da teste giovani che possano portare un beneficio al nostro business. È un processo di osmosi necessario, altrimenti ci si fossilizza.

Negli ultimi due-tre anni si sono moltiplicate anche in Italia le start-up. Con quali criteri andrete a selezionare le proposte che vi arriveranno?

Per prima cosa, ci siamo legati in questo percorso a due partner chiave: il Politecnico di Milano, che rappresenta una delle realtà più avanzate in Europa sul fronte del supporto e dell’acceleration di nuove imprese digitali, e StartUp Italia, che ha maturato un ottimo network di relazioni e di conoscenza nel mondo delle start-up italiane. Il loro fiuto sarà quindi fondamentale. Secondo aspetto, bisogna essere realistici, e considerare che il settore bancario e finanziario, e in particolare l’ambito dei sistemi di pagamento, sono ambiti molto complessi nei quali avviare un’impresa. La regolamentazione è molto forte e complessa, gli standard di sicurezza sono altissimi, quindi chi vuole fare start-up trova delle barriere d’ingresso molto alte. Di conseguenza, le giovani realtà imprenditoriali che scelgono questo campo d’impegno non sono così numerose.

Il mondo bancario italiano è sempre stato piuttosto conservativo. Come sta vivendo l’avvento di questa ondata di innovazione portata dalle start-up?

Vero, quello bancario, come sistema, è sempre stato abbastanza cauto. Però è anche vero che l’Italia ha prodotto dei picchi di innovazione sorprendenti. Guardando ad aziende altre rispetto alla nostra, posso citare per esempio il caso della carta prepagata di Poste Italiane, che è ancora oggi la più diffusa al mondo. Oppure Fineco, che ha messo in piedi la piattaforma di trading online più usata d’Europa. La capacità di fare innovazione in Italia c’è, insomma.
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