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Un termometro per le rapine

Un termometro per le rapine

Due ricercatori dell’Istat, elaborando i dati OSSIF, propongono un indicatore provinciale dell’intensità degli attacchi agli sportelli bancari
Matteo Mazziotta, Adriano Pareto (ISTAT)
Negli ultimi anni il dibattito in merito alla misurazione di fenomeni multidimensionali ha suscitato, in seno alla comunità scientifica mondiale e a istituzioni pubbliche e private, un rinnovato interesse, anche grazie al continuo studio e diffusione di metodologie statistiche di analisi e sintesi dei dati. È coscienza comune che numerosi fenomeni sociali ed economici non possano più essere misurati da un solo indicatore e che, invece, essi debbano essere rappresentati su più dimensioni e quindi attraverso l’utilizzo di diversi indicatori descrittivi. Fenomeni quali lo sviluppo, la disuguaglianza sociale, la qualità della vita, la dotazione infrastrutturale o l’intensità di eventi malavitosi come le rapine ai danni delle dipendenze bancarie richiedono, per essere misurati, la “combinazione” di dimensioni diverse, da considerarsi congiuntamente come delle proxy del fenomeno oggetto di studio. Tale combinazione può essere ottenuta applicando metodologie di sintesi note come indici sintetici. Il paradigma di lavoro per la misurazione di tali fenomeni si sviluppa in 4 step:
1. individuazione di un quadro teorico;
2. scelta delle dimensioni rilevanti;
3. selezione degli indicatori;
4. definizione della metodologia di sintesi (standardizzazione e aggregazione).
Risulta particolarmente importante che il gruppo incaricato della definizione e della misurazione di un generico fenomeno lavori collegialmente sin dall’inizio in modo che le quattro fasi elencate siano, da subito, considerate congiuntamente. Infatti, sarebbe sbagliato disgiungere la parte teorica (definizione del fenomeno e individuazione di dimensioni e indicatori) dalla parte statisticometodologica: la selezione degli indicatori non è indipendente dalla scelta della metodologia di sintesi.

Le variabili che entrano in gioco

Da queste basi nasce la collaborazione tra l’ABI, e in particolare l’Ossif - Osservatorio sulla Sicurezza Fisica, e l’Istat. L’obiettivo della collaborazione è la misurazione dell’intensità delle rapine ai danni delle dipendenze bancarie partendo dal presupposto che il singolo indicatore “Rapine per 100 sportelli” non è un valido strumento per misurare l’intensità delle rapine stesse. L’intensità di un tale evento dipende da variabili differenti quali, ad esempio:
• la durata media,
• l’ammontare del bottino,
• le modalità di attacco,
• le conseguenze dannose.
Da queste ultime affermazioni si comprende meglio il carattere multidimensionale del fenomeno e la necessità di ricorrere a metodologie statistiche per ottenere, da una matrice, un unico valore che possa rappresentare le aree geografiche che si vogliono sottoporre a confronto. in definitiva si vuole rispondere alla domanda “È possibile misurare l’intensità delle rapine nelle province italiane?”. Seguendo il paradigma di lavoro sopra citato, il primo e il secondo punto prevedono la definizione di un quadro teorico che possa supportare, dal punto di vista concettuale, il fenomeno e, successivamente, l’individuazione di una batteria di variabili (indicatori elementari) che possano ben rappresentarlo. La fonte dalla quale sono state selezionate le variabili è il data-base di Ossif . Gli indicatori a livello provinciale che, dopo un’attenta analisi della banca dati, sono stati selezionati come valide proxy del fenomeno “intensità” delle rapine sono:
• % di rapine rispetto al totale Italia;
• durata media in minuti;
• ammontare medio del bottino;
• % di rapine a volto coperto;
• % di rapine con accesso da vie secondarie;
• % di rapine con più di 3 rapinatori;
• % di rapine con armi da fuoco;
• % di rapine con ostaggi;
• % di rapine con conseguenze alle persone (morti, feriti, malori);
• % di rapine con danni alle strutture della banca. Ovviamente, per ciascuna di queste variabili, maggiore è il valore osservato e più intensa (o cruenta) è la rapina in banca.

La metodologia di sintesi

Il quarto punto prevede la definizione di una metodologia di standardizzazione degli indicatori elementari e, successivamente, la sintesi di tali valori al fine di ottenere un unico numero per ciascuna provincia. A tal proposito, viene in aiuto una metodologia di sintesi (che abbiamo denominato MPI - Mazziotta- Pareto Index) che, dapprima, trasforma ciascun indicatore elementare in una variabile standardizzata con media 100 e scarto quadratico medio pari a 10 e successivamente sintetizza i valori così ottenuti attraverso una media aritmetica corretta da una funzione di variabilità. L’obiettivo di tale funzione è penalizzare le aree geografiche con una distribuzione sbilanciata degli indicatori. In altre parole, se una provincia italiana ha un indicatore con un valore elevato e un indicatore con un valore basso, allora la provincia stessa riceve una penalizzazione senza che avvenga compensazione (così come avverrebbe sintetizzando gli indicatori esclusivamente con la media aritmetica). Il principio di fondo è che, per ottenere un valore contenuto dell’indice (in questo caso, più basso è il valore e minore è l’intensità delle rapine nell’area geografica) tutte le variabili devono assumere dei valori bassi, nell’ipotesi che le variabili stesse siano di eguale importanza e quindi abbiano lo stesso peso. I risultati ottenuti con tale approccio presentano quindi, in testa, le province la cui intensità delle rapine è molto alta e in coda le province con bassa intensità.

Confronto degli indici

La graduatoria delle province italiane secondo l’indice sintetico è stata confrontata con la graduatoria dell’indicatore elementare “Rapine per 100 sportelli”: le sorprese non mancano. Molte province presentano un elevato numero di rapine, ma di scarsa intensità, mentre altre registrano poche rapine, ma di elevata intensità. Tale risultato dimostra come il fenomeno non possa essere misurato attraverso un solo indicatore, ma che debba essere espressione di un set di indicatori, ognuno dei quali “messaggero” della propria informazione. Il numero di rapine per 100 sportelli, infatti, non fornisce alcuna informazione sull’intensità delle rapine stesse. Certamente, in alcuni casi, esiste una correlazione tra i due approcci, ossia sono presenti province in cui è elevato sia il numero delle rapine che l’intensità e viceversa.

I risultati

Il cartogramma a) della figura rappresenta la distribuzione delle province italiane secondo la frequenza delle rapine: maggiore è l’intensità del colore di un’area geografica è più alto è il numero di rapine consumate. Nel cartogramma b) è illustrata la distribuzione delle province secondo l’intensità delle rapine, calcolata con il nostro metodo (le province in grigio non presentano valori poiché i casi di rapina sono troppo esigui). Dal confronto tra i cartogrammi si evince che i due fenomeni non sempre sono correlati, sia al Nord che al Sud, del Paese. In sostanza, misurare l’intensità del fenomeno criminoso delle rapine ai danni delle dipendenze bancarie, attraverso un indice sintetico, presenta senza dubbio numerosi rischi dovuti all’arbitrarietà del ricercatore nel trattamento dei dati; nonostante questi problemi, i vantaggi di questo approccio sono evidenti: rap presentazione unidimensionale del fenomeno, immediata interpretazione e fruibilità del dato con conseguente semplificazione dell’analisi territoriale. Il metodo proposto tiene conto sia del livello medio del fenomeno in una provincia, che della sua variabilità (attraverso la funzione di penalità), riducendo al minimo la perdita di informazione dovuta al processo di sintesi degli indicatori elementari.
19 Dicembre 2011

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